SALVINI: VITTORIA PER NOI

Migranti, 7 paesi Ue dicono no alla riforma di Dublino

dal nostro corrispondente Beda Romano


Parlamento Ue 'cambiare Dublino'. No M5S, Lega astenuta

2' di lettura

L'annosa riforma del Principio di Dublino, che dovrebbe regolare l'accoglienza di rifugiati nell'Unione europea, appare sempre in alto mare. L'obiettivo di trovare una intesa tra i Ventotto durante il vertice europeo di fine giugno non sembra raggiungibile, tanto più che oggi in Lussemburgo si sono moltiplicate le critiche di numerosi ministri degli Interni. La questione dell'immigrazione continua a dividere l'Unione così come a segnare la vita politica nazionale di pressoché tutti i paesi.

Parlando alla stampa nel Granducato, il ministro olandese della migrazione Mark Harbers ha spiegato: «Abbiamo ancora molte questioni aperte rispetto alla proposta di riforma del diritto d'asilo (…) ci sono molti Stati membri che hanno punti di cui vogliono discutere». Meno fattuale e più politica è stata la ministra svedese alla migrazione Helene Fritzon: «Con le elezioni delle destre in Europa, c'è un problema per raggiungere un compromesso».

Sette paesi contrari alla riforma. C’è anche l’Italia
Il pacchetto sul tavolo rivede solo parzialmente il cosiddetto Principio di Dublino che prevede la responsabilità del paese di prima accoglienza nella gestione dei profughi. Tra le altre cose, la proposta di riforma stabilisce che, nei casi di flussi particolarmente elevati, vi possa essere un ricollocamento dei rifugiati in tutta l'Unione europea. Il pacchetto riprende a grandi linee l'iniziativa del 2015 che ha creato un meccanismo provvisorio di ricollocamento, criticato da alcuni stati membri.

Secondo un diplomatico in Lussemburgo, nel corso della discussione sette paesi si sono detti contrari all'attuale proposta di riforma: Italia, Spagna, Austria, Romania, Ungheria, Slovenia e Slovacchia. Estonia, Polonia e Gran Bretagna non si sono espressi, mentre gli altri 18 paesi hanno lasciato la porta aperta al negoziato. Non presente in Lussemburgo, il ministro degli Interni italiano Matteo Salvini ha affermato che l'emergere di un fronte opposto alla riforma «è una vittoria per noi, sono molto soddisfatto». A dire il vero, da mesi ormai la riforma del Principio di Dublino è osteggiata da numerosi paesi, soprattutto dell'Est Europa, radicalmente contrari al ricollocamento di rifugiati. Da notare è che nella discussione di oggi in Lussemburgo alcuni paesi che in un primo tempo si erano detti contrari al pacchetto – come Cipro o Malta – hanno preferito tenere la porta aperta alle trattative. Il tema dell'immigrazione è diventato in tutti i paesi d'Europa una delicatissima questione di politica interna.

I dubbi di Roma sulla riforma
Due in particolare gli aspetti che non piacciono all'Italia: il perdurante onere di gestire l'arrivo di immigrati sulle sue coste così come un ricollocamento limitato ai rifugiati (escluso quindi ai migranti economici). La Germania «è aperta ad una discussione costruttiva» sulla proposta della presidenza bulgara per la riforma del Principio di Dublino, «ma com'è attualmente non la accettiamo», ha detto dal canto suo lo stesso segretario di stato tedesco Stephan Mayer.

«Speriamo che la questione venga vista in una ottica diversa quando inizieremo a discutere del prossimo bilancio comunitario 2021-2027 e quindi del modo in cui spendere il denaro in campo migratorio», spiega un negoziatore. A complicare la questione è la presenza al Parlamento europeo di una deputata-relatrice, la svedese Cecilia Wiktröm, assai più liberale di molti governi. Un eventuale futuro accordo tra i Ventotto dovrà essere approvato dalla stessa assemblea parlamentare.

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