MINNITI: FUGA COMBATTENTI ISIS LUNGO ROTTE MIGRATORIE

Migranti, gli analisti: Libia instabile ma non ci sarà a breve una ripresa degli sbarchi

di Andrea Carli

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(Ansa)


3' di lettura

La crescente instabilità della Libia potrebbe determinare un aumento degli sbarchi in Italia nel medio periodo? Per studiosi e analisti la risposta a questa domanda è “no”, allo stato attuale non si corre questo rischio. La tendenza registrata dal Viminale - dal 1° gennaio al 2 maggio sono sbarcati 9.467 migranti, il 75% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso - non dovrebbe registrare brusche inversioni. Il Minniti Compact, ovvero il sistema attuato dal ministro dell’Interno a partire dall’estate del 2017 per frenare i flussi migratori dalla Libia, dovrebbe tenere.

Instabilità politica sempre più accentuata
Ciononostante sono dell’idea che alcuni fattori vadano comunque presi in considerazione. L’Onu ha deciso di sostenere il governo di Fayez Serraj nell’organizzazione di nuove elezioni legislative che, nei piani di Ghassam Salamé, l’inviato delle Nazioni Unite in Libia, si dovrebbero tenere entro quest’anno. Il paese tuttavia non appare pronto. Il rischio di un nuovo confronto armato tra gruppi rivali è reale. E poi c’è lo scenario delineato oggi dal ministro Minniti: la fuga dei combattenti dell’Isis può seguire le rotte percorse dai migranti.

Carletti (La Sapienza): Paese sull’orlo del burrone
Fausto Carletti, docente di Sistemi sociali e politici dell’Africa contemporanea all’università La Sapienza, è di quelli che ritiene che, sebbene la certezza di una ripresa degli sbarchi allo stato attuale non ci sia, la situazione della Libia vada comunque tenuta sotto osservazione. «Il Paese - spiega - si trova in una fase di stallo politico e di grande incertezza. L’attentato di ieri contro la commissione elettorale a Tripoli di ieri, che ha provocato 14 morti e oltre venti feriti, dimostra che c’è una volontà di destabilizzare il processo elettorale, così come delineato nella road map di Salamé. Un piano - aggiunge - che ad oggi sembra di difficile attuazione. Non si riesce ad approvare una Costituzione, né a mettere d’accordo le diverse fazioni. L’attentato contro la commissione di Tripoli è stato rivendicato dall’Isis, che continuerà ad agire per destabilizzare ancora di più la Libia. Il Paese - conclude Carletti - è sull’orlo del burrone, potrebbe scoppiare, con ripercussioni anche in termini di spinta migratoria».

I l controllo sull’economia illegale potrebbe aumentare pressione migratoria
Anche per Silvia Colombo, responsabile del programma di ricerca “Mediterraneo e Medioriente” presso lo Iai, l’Istituto affari internazionali, allo stato attuale non è possibile prevedere quanto l’attuale incertezza influirà sull’andamento degli sbarchi nei prossimi mesi. Più che delle ripercussioni che la crescente instabilità potrebbe avere sui flussi, Colombo valuta la situazione dal punto di vista opposto, ovvero da quello delle conseguenze che una stabilizzazione politica potrebbe avere sulla pressione migratoria. «Se si dovesse rafforzare il controllo del territorio da parte del governo riconosciuto dalle Nazioni Unite - osserva -, con l’eliminazione di quelle sacche di economia illegale e sommersa dalle quali scaturiscono gran parte dei proventi dei vari gruppi che oggi si contendono il potere, allora questo meccanismo potrebbe determinare una crisi economica e, di conseguenza, una maggiore pressione migratoria sull’Italia».

al-Sarraj: molto probabile terroristi sui barconi
Intanto a lanciare l’allarme è proprio il premier libico. «È molto probabile che possano esserci terroristi a bordo dei barconi dei migranti ma i terroristi restano anche in Libia, si mescolano tra gli immigrati e destabilizzano il Paese», ha sottolineato Fayez al-Sarraj, in un’intervista al Tg1. «Il numero dei migranti che vanno verso l’Italia e verso l’Europa è diminuito - ha continuato - ma quelli che restano qui sono aumentati. La situazione nei centri migranti in Libia è catastrofica».

Minniti: fuga combattenti Isis può seguire rotte migranti
Uno scenario condiviso dal ministro Minniti: se fino ad un anno fa era improbabile che «assetti nobili» dell’Isis come i terroristi arrivassero in Europa con i barconi dei migranti, ha sottolineato in un intervento alla presentazione della rivista “Il Club”, ora, con la sconfitta militare del Califfato è «ragionevole pensare» che i foreign fighters in fuga individuale da Iraq e Siria possano usare «la via più facile, quella più aperta e battuta, che è quella dei trafficanti di uomini».

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