bloccata altra nave

“Mare Jonio”, appelli per i migranti: «Fateli sbarcare». L’Ong: pronti a denuncia

Non si sblocca la vicenda della nave Mare Jonio con a bordo ancora 34 persone migranti, da più giorni con una situazione di emergenza idrica


Emergenza igienico-sanitaria sulla Mare Jonio

4' di lettura

Non si sblocca la vicenda della nave Mare Jonio con a bordo ancora 34 persone migranti, da più giorni con una situazione di emergenza idrica. E si susseguono gli appelli affinché venga consentito lo sbarco. Intanto si profila un nuovo caso: il ministro dell'Interno Matteo Salvini, infatti, ha firmato il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque territoriali italiane per la Alan Kurdi, battente bandiera tedesca e unità della ong tedesca Sea Eye, che oggi ha soccorso 13 migranti. Il provvedimento è stato inviato ai ministri Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli.

Sabato mattina l’Ong italiana Mediterranea saving humans ha inviato una mail al Centro di coordinamento marittimoitaliano per chiedere «un porto sicuro di sbarco». In caso contrario, specifica l’Ong, «partirà una denuncia». Mediterranea saving humans ha sottolineato ancora una volta «le condizioni psicofisiche di estrema vulnerabilità delle persone a bordo dovute ai loro tragici vissuti e alle violenze subite in Libia. Condizioni aggravate - sottolinea la ong - dall'esperienza della morte di sei compagni
di viaggio e dall'attuale situazione di incertezza e di sospensione del diritto in cui versano che si configura come “trattamento inumano e degradante”». Nella mail viene ricordata «la pronuncia del gip di Agrigento nella vicenda della nave Open Arms», nella quale è stato ribadito come «il Coordinamento delle operazioni di salvataggio ricada “sullo Stato che per primo ha ricevuto notizia di persone in pericolo
in mare fino a quando il Rcc (Centri di coordinamento marittimo,
ndr) competente per l'area non abbia accettato tale responsabilità”. Nel nostro caso questo Stato è l'Italia». L'obbligo di salvataggio delle vite in mare, sostiene Mediterranea, «costituisce un dovere degli Stati e prevale sulle norme e sugli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell'Immigrazione irregolare. La nostra Costituzione di dice chiaramente che il diritto internazionale prevale sul Decreto Sicurezza che in questo momento ci tiene fuori dalle acque territoriali».

Gli appelli allo sbarco
Mediterranea Saving Humans ribadisce di essere pronta «a denunciare questi comportamenti in tutte le sedi competenti. Adesso fateli sbarcare». Un analogo appello è arrivato anche dal cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento. Ma al coro si sono unite anche altre personalità, come il regista Gabriele Muccino e del segretario del Pd, Nicola Zingaretti.

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Nel pomeriggio di venerdì l'armatore Alessandro Metz, l'europarlamentare e medico di Lampedusa Pietro Bartolo e la portavoce di Mediterranea Alessandra Sciurba sono saliti sulla nave Mare Jonio, che si trova a 13 miglia da Lampedusa, al confine delle acque territoriali italiane, per portare provviste e verificare le condizioni dei naufraghi, dell'equipaggio e della nave.

Il fronte giudiziario
Intanto, però rischiano di raddoppiare i problemi giudiziari per il ministro dell’Interno uscente, Matteo Salvini. Alle ipotesi di accusa del gip di Agrigento per omissione d’atti d’ufficio e sequestro di persona potrebbe aggiungersi quella della Procura del tribunale spagnolo dell'Audiencia Nacional, che sta studiando una denuncia presentata da un avvocato contro il ministro dell'Interno Matteo Salvini per aver negato i porti per 19 giorni alla nave di Open Arms con i migranti a bordo. Nel caso italiano, il gip ha ribadito che «le indicazioni del ministro dell’Interno, in tema di soccorso in mare, non possono prevalere sui Trattati internazionali cui l'Italia aderisce». Quindi, ha scritto il gip Stefano Zammuto nell’ordinanza di dissequestro della Open Arms (rigettando la richiesta del Pm, rersta però il fermo amministrativo), «se il ministero non assegna il Pos (Place of safety) alla nave che ha fatto il soccorso si configura il reato di omissione di atti d'ufficio (328 del Codice penale)». Nel caso della Open arms, è ipotizzabile anche il reato concorrente di «sequestro di persona». Sul fronte spagnolo, invece, sarà presa in esame a breve la denuncia dell’avvocato Fernando Pamos de la Hoz contro Salvini «per aver negato i porti per 19 giorni alla nave di Open Arms con i migranti a bordo».

L’emergenza acqua
«Il personale sanitario di bordo «ha inviato alle autorità competenti una nuova richiesta urgente di entrata in porto della nave, a causa del rischio di emergenza igienico-sanitaria», rende noto la Ong, allarmata per «la mancanza di acqua destinata a uso igienico e alle altre necessità di bordo, mancanza che si protrae da ormai 40 ore e di cui le autorità sono informate già dalle prime ore di ieri mattina».

«Sottolineiamo che questa emergenza - prosegue la nota di Mediterranea - non può evidentemente essere risolta con il semplice invio di bottiglie di acqua. Allarmante inoltre la presenza a bordo di rifiuti derivanti dal salvataggio e dalla permanenza a bordo dei naufraghi, come i vestiti impregnati di benzina e di deiezioni».

«Il rischio di malattie comunitarie - conclude la Ong - è aggravato dalla mancanza d'acqua, con conseguenti possibili danni per la salute di naufraghi ed equipaggio». Nei giorni scorsi le autorità italiane hanno permesso lo sbarco dalla Jonio, in attesa a 13 miglia nautiche dall'isola di Lampedusa, di 64 persone vulnerabili: donne, bambini e malati. I naufraghi erano stati raccolti da un gommone in avaria a 70 miglia a nord di Misurata il 27 agosto.

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