gli scontri tra italia, francia e austria

Migranti, da Aquarius a Bardonecchia al Brennero: tutte le crisi scoppiate tra Paesi amici

di Andrea Carli


Diario dall'Aquarius, sui ponti un tappeto umano

3' di lettura

Lo scontro tra Italia e Francia sulla nave Aquarius, e più in generale nell’ambito della gestione dei migranti, non è una novità. Quello più recente risale al 30 marzo, quando gli agenti delle dogane francesi compiono un blitz nei locali della stazione di Bardonecchia, ultimo comune italiano al confine con la Francia, in Alta Val Susa.

Obiettivo dell’operazione: un accertamento di tipo sanitario su un migrante, all’interno di un locale gestito dalla ong Rainbow4Africa. I magistrati torinesi emettono un ordine di investigazione europeo per risalire all’identità dei francesi (un gruppo di cinque agenti delle Dogane) e farli interrogare. La Francia si difende. A poche ore dal blitz il gabinetto del ministro dei Conti pubblici, Gerald Darmanin, sottolinea che a Bardonecchia non c’è stata alcuna violazione della sovranità italiana. «C’è stata soltanto un stretta applicazione dell’accordo del 1990 che consente di effettuare da una parte e dell’altra delle frontiera dei controlli», si difendono i francesi.

Bardonecchia è una località sciistica in Piemonte, ma è anche la nuova rotta dei migranti che dall’Italia cercano di raggiungere la Francia. Abbandonata la strada del mare, e di Ventimiglia, ogni giorno decine di profughi camminano in fila indiana lungo le strade che si inerpicano sulle vette, tra le case di villeggiatura e i prati che, d’inverno, neve e ghiaccio ricoprono di bianco. Pochi chilometri per raggiungere Nevache e Briancon, e da lì l’Europa e il sogno di una nuova vita.

La rotta classica è ancora oggi quella che passa per Ventimiglia, città dell’imperiese al confine la Francia. Qui Parigi vigila affinché dal confine con l’Italia non passino i migranti. Police nationale, gendarmerie ma anche i corpi speciali in borghese con la pistola bene in vista. Insomma, controlli particolarmente attenti e stringenti. Talmente stringenti che a luglio dell’anno scorso l’allora vice presidente della Camera Luigi Di Maio, oggi vicepremier dell’esecutivo M5s - Lega, invoca l’apertura di un’indagine da parte dell’Unione europea sui respingimenti francesi al confine con l’Italia. «Abbiamo informazioni da più parti che la Francia ci sta rimandando indietro anche minori - attacca Di Maio . Se la notizie fosse confermata sarebbe gravissima, perché costituirebbe una grave violazione dei diritti dell’infanzia. All’Ue chiediamo dunque di parlare meno e di aprire un’indagine sulla natura dei respingimenti della Francia verso l’Italia, verificando se davvero Parigi ci riporta indietro anche minori».

Clima teso, ma non tanto quanto i picchi del giugno 2015, quando decine di immigrati, soprattutto eritrei, protestano a Ventimiglia contro il governo francese che, in violazione del Trattato di Schengen, decidono di chiudere la frontiera. In quell’occasione i gendarmi francesi di Nizza rispediscono indietro, in Italia, oltre 200 persone. Non è la prima volta: già nel 2011 le autorità francesi avevano sbarrato il confine.

Francia, ma non solo. Anche con l’Austria ci sono momenti non facili. E sempre per la gestione dei flussi migratori. A gennaio il ministro dell’Interno Herbert Kickl annuncia lo schieramento al valico del Brennero di 600 agenti per controllare la frontiera. Il piano prevede l’allestimento di container e l’innalzamento di recinzioni per garantire controlli ancor più serrati. Già nel 2016 era stato programmato un check point per il controllo di tutti i mezzi in transito in prossimità della frontiera, il quale prevedeva anche l’uso di mezzi blindati. Il progetto poi non era stato realizzato. Ad agosto 2017, Vienna aveva annunciato il dispiegamento di 70 militari con il compito di coadiuvare la polizia nei controlli, anche sull’immigrazione, in prossimità del confine del Brennero. Una decisione inattesa, considerato che appena un mese prima il cancelliere Kern, a poche ore dalla mobilitazione di blindati e militari in funzione anti immigrati annunciati dal ministro della Difesa, aveva fatto dietrofront, chiarendo che Vienna non avrebbe eseguito alcun controllo ai confini né avrebbe impiegato l’esercito nell’immediato. A ciò si aggiunge il recente tentativo del governo di Sebastian Kurz di offrire il proprio passaporto agli altoatesini germanici e ladini, di fatto sottraendo questo spazio strategico alla sovranita di Roma. Una proposta che ha creato ulteriori distanze tra i due governi.

E la Spagna? Dal 2016 a oggi sono sbarcate 38.992 persone, provenienti soprattutto dal Marocco: circa dieci volte di meno dei 315.091 giunti in Italia nello stesso arco temporale. Madrid ha gestito solo l’1% delle richieste di asilo in Europa. Oggi pr la prima volta Madrid ha deciso di alzare la voce contro Roma. È stato il messaggio di un socialista, Sánchez, all’esecutivo giallo verde.

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