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Migranti, Avramopoulos: «L’Italia non è più sola»

(LaPresse)

3' di lettura

«L’Italia non è più sola». Lo ha detto Dimitris Avramopoulos, commissario europeo per la migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, nel corso di una audizione dinanzi alle Commissioni riunite Affari Costituzionali, Esteri e Politiche dell’Ue di Camera e Senato, parlando delle politiche europee in materia di migrazioni. Ha definito «encomiabile» e «ammirevole» il ruolo dell’Italia nella gestione della crisi migratoria. La Commissione europea, ha detto «ribadisce il suo sostegno nell’affrontare questa crisi». E ha sottolineato che «nessun paese però dovrebbe essere lasciato solo. È una sfida europea che richiede una risposta Ue. C’è voluto un po' di tempo in Europa per capirlo ma con il tempo si è compreso che si tratta di un problema che riguarda tutti».

Fenomeno globalizzato e interconnesso
Avramopoulos ha parlato di un fenomeno, «globalizzato e interconnesso»: ha ricordato che «nel mondo 60milioni di persone sono costrette a spostarsi, molti fuggono da guerra e terrorismo, altri sono nati nei campi profughi. L’Europa è stata coinvolta da questo movimento di esseri umani: solo nel 2016 un milione e duecentomila persone hanno chiesto asilo. In Italia sono arrivate 181.436 persone via mare. Nonostante queste cifre senza precedenti - ha osservato il commissario europeo- gli italiani si sono dimostrati all'altezza della crisi. Tuttavia, sono convinto che nessun paese dovrebbe essere lasciato solo. È necessaria una risposta europea».

L’Italia riceverà 500 milioni l’anno fino al 2020
Ha parlato del sostegno fornito da Bruxelles all’Italia: «da quest'anno al 2020 l’Italia riceverà 500 milioni di euro. Altri 2,5 milioni di euro saranno destinati alla mediazione sociale e per l’assistenza ai minori non accompagnati. Nel 2016 - ha poi spiegato - sono stati già erogati 40 milioni di euro, che portano a 63milioni l’ammontare dei fondi europei per la gestione della crisi dal 2015». Infine, ha ricordato «il sostegno tecnico e logistico fornito dalle agenzie Ue, come i corpi di frontiera e la guardia costiera comune». Tutto però è migliorabile.

Accelerare sulla ricollocazione
Serve inoltre accelerare il meccanismo della ricollocazione, «soprattuto dall’Italia. Ad oggi ne sono stati ricollocati 2.735, 764 solo a dicembre (tra cui non c'e' nessuno minore non accompagnato). Ma l’obiettivo a cui stiamo lavorando- assicura Avramopoulos- è di ricollocarne dall'Italia almeno 1000 al mese, per poi raggiungere quota 1.500 a partire da aprile». L’Italia, ha detto Avramopoulos, «deve rafforzare la politica dei rimpatri dei migranti irregolari, e far in modo che, a coloro a cui viene notificata la procedura di rimpatrio, non sia permesso di eludere tale provvedimento», restando sul territorio italiano. Sulla riforma dell’Accordo di Dublino, Avramopoulos ha assicurato che il lavoro prosegue e auspica che un compromesso sia raggiunto nell'ambito della presidenza maltese, intorno al principio che nessuno stato va lasciato solo».

Bloccare la rotta del Mediterraneo
Sul fronte migranti, ha detto, la crisi non è risolta: «bisogna bloccare la rotta attraverso il Mediterraneo centrale nonché i flussi che partono dall’Africa». Da un lato, ha spiegato, «le reti degli scafisti nel Mediterraneo orientale sono state interrotte, gli arrivi in Grecia sono diminuiti così come attraverso l'Europa centrale». Il commissario ha detto che l’Unione europea «sta lavorando per intavolare la collaborazione coi paesi di partenza e transito proprio a partire dalla proposta italiana», in riferimento al Migration Compact, e già con la Libia sono stati avviati dei colloqui. «Solo così ridurremo le traversate illegali e i morti». Infine, «la capacità europea di integrare i migranti sarà direttamente proporzionale ai vantaggi che apporterà in termini di sostegno demografico e stimolo allo sviluppo industriale dell’Unione».

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