riunione dei ministri dell’Interno Ue

Migranti, braccio di ferro a Tallin. No sui porti, sì sulle regole per le Ong

dall'inviato Beda Romano

Ansa

3' di lettura

DAL NOSTRO INVIATO
TALLINN – I ministri degli Interni dell'Unione hanno dato oggi qui a Tallinn il loro sostegno al piano d'azione comunitario che la Commissione europea ha presentato martedì in modo da aiutare per quanto posssibile l'Italia nella gestione dell'emergenza immigrazione. La proposta di Roma di modificare il mandato delle operazioni in mare per consentire lo sbarco dei migranti in porti diversi da quelli italiani ha suscitato reazioni contrastanti. La questione verrà discussa formalmente la settimana prossima.

«La situazione nel Mediterraneo centrale e la pressione che ne risulta sull'Italia è fonte di grandissima preoccupazione per tutti gli Stati membri», si legge in una dichiarazione pubblicata questo pomeriggio nel corso di una riunione informale dei ministri degli Interni. Vi è l'impegno dei Ventotto a prendere “misure urgente” per meglio affrontare l'emergenza. Ma al di là del benestare al piano d'azione della Commissione, manca il necessario cambio di passo europeo.

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Il piano d'azione comunitario è per molti versi il proseguimento della strategia già in essere. Prevede aiuti finanziari all'Italia, così come una collaborazione accresciuta con i paesi di partenza e di transito (si veda Il Sole/24 Ore di mercoledì). I ministri hanno “accolto positivamente” la strategia comunitaria, e in particolare “l'impegno di collaborare con la Libia e altri paesi terzi”, di “meglio coordinare le operazioni marittime in mare”, accelerare i rimpatri dei migranti senza diritto d'asilo.

I ministri hanno anche dato il benestare all'idea italiana di creare un codice di condotta per le organizzazioni non governative che oggi salvano nel Mediterraneo centrale quattro migranti su 10. Il testo è già in preparazione e verrà messo a punto tra Roma e Bruxelles. Il sospetto è che almeno alcune di queste ONG siano in combutta con le mafie locali che organizzano l'immigrazione clandestina. Secondo le ultime statistiche gli arrivi in Italia sono saliti del 14% annuo dall'inizio del 2017.

Nella riunione di oggi, l'Italia ha posto anche la questione più controversa di una regionalizzazione delle operazioni nel Canale di Sicilia, in modo da sbarcare migranti in porti diversi da quelli da quelli italiani, e alleviare la pressione sul paese. Come ha spiegato il ministro degli Interni Marco Minniti, l'incontro di oggi non era la sede in cui discutere di eventualmente modificare il mandato di Triton, la missione comunitaria gestita dall'agenzia europea Frontex. Se ne discuterà in sede Frontex la settimana prossima.

L'idea di diversificare i porti di arrivo dei migranti ha assunto particolare importanza agli occhi del governo italiano, sotto pressione politica perché riduca il numero di arrivi sul territorio nazionale mentre il paese si avvia a incerte elezioni parlamentari. Alcuni ministri qui a Tallinn hanno raffreddato le aspettative per una scelta comune su questo fronte. La speranza italiana è di riuscire a trovare una intesa con alcuni paesi europei – in primis Francia e Spagna.

All'inizio della riunione ministeriale, il ministro degli Interni tedesco Thomas de Maizière ha spiegato: “Non sosteniamo la cosiddetta regionalizzazione delle operazioni di salvataggio dei governi”. Ha precisato successivamente un diplomatico tedesco: “Molti paesi membri non sono d'accordo con la regionalizzazione perché rischia di tradursi in un fattore di richiamo (pull-factor in inglese, ndr) che vogliamo evitare. Vogliamo maggiore controllo del Mediterraneo. Non maggiori divisioni”.

La ritrosia di molti paesi nel parlare di una diversificazione dei porti di sbarco non riflette solo l'opportunità politica di governi che temono la reazione negativa delle proprie opinioni pubbliche per l'arrivo di nuovi migranti. La discussione giunge mentre si discute da mesi di una riforma del Principio di Dublino, che prevede come il paese responsabile dell'asilo sia il paese di primo sbarco. Rivedere la regola relativa ai porti significa ritoccare il diritto d'asilo in modo surrettizio.

È evidente che i paesi membri possono mettersi più facilmente d'accordo per eventualmente diversificare gli sbarchi a Sud del Canale di Sicilia. Nota un diplomatico: “E' una possibilità ma bisogna negoziare con i paesi del Maghreb. In Tunisia la situazione politica è delicata. In Libia l'autorità politica è fragile”. Da mesi ormai l'Unione ha messo in campo una strategia per ridurre i flussi migratori lavorando con i paesi di partenza e i paesi di arrivo. Il lavoro si sta rivelando di lunga lena.




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