la ratifica il 23 marzo

Migranti: a Bruxelles nuova missione, Irini al posto di Sophia

L’ammiraglio Fabio Agostini ha presentato il piano operativo: guiderà la nuova missione nel Mediterraneo Centrale. I nodi da sciogliere tra gli Stati membri.

di Marco Ludovico

Libia, Di Maio: nuova missione navale Ue per attuare embargo armi

L’ammiraglio Fabio Agostini ha presentato il piano operativo: guiderà la nuova missione nel Mediterraneo Centrale. I nodi da sciogliere tra gli Stati membri.


3' di lettura

La decisione sarà ratificata il 23 marzo alla riunione dei Consigli dei ministri Affari Esteri dell’Unione Europea. Al posto di Eunavformed Sophia nasce la missione navale Irini. Obiettivo: il controllo e il contrasto del traffico di armi destinato alla Libia.

Guida italiana
Finita il 3 marzo la procedura di silenzio assenso, la proposta dell’Italia di nominare il contrammiraglio Fabio Agostini non ha ricevuto obiezioni e, dunque, sarà ratificata a Bruxelles. In continuità, va sottolineato, con la precedente guida di Sophia condotta dall'ammiraglio di squadra Enrico Credendino. Da non dimenticare, in questo quadro, come a Bruxelles al vertice del Comitato militare dell'Unione sieda il generale di corpo d'armata Claudio Graziano, ex capo di Stato maggiore della Difesa. Superate le polemiche del precedente governo sull'efficacia di Sophia, resta da trovare una sintesi politica in Europa ancora non del tutto raggiunta.

Il rischio pull factor
Nelle discussioni finora molti Stati membri hanno sottolineato a più riprese il timore di un effetto pull factor per una nuova missione navale. Il fenomeno di un afflusso di navi di migranti pronte a partire proprio per farsi soccorrere dalle unità militari europee è un rischio da scacciare a tutti i costi, hanno fatto notare diversi Paesi. Così, nella presentazione fatta lunedì al Psc-Comitato politico e di sicurezza del Consiglio Ue, l’ammiraglio Agostini lo ha scritto con chiarezza: in caso di pull factor è previsto il ritiro degli assetti dall'area. L'ufficiale della Marina Militare italiana ha illustrato ipotesi di pianificazione, mandato, area operativa, risorse necessarie e regole di ingaggio della missione Irene.

Per le armi illegali due porti
Agostini inoltre ha indicato due porti – ma non ha detto i luoghi per motivi di riservatezza – dove si può ipotizzare di consegnare le armi sequestrate provenienti dal traffico illegale intercettato dalla missione. Va chiarito tuttavia chi dovrà accollarsi i costi di queste operazioni. La missione Irene, va ricordato, è potuta nascere con un’intesa di massima tra gli Stati membri proprio perché focalizzata su un obiettivo principale e primario: dare attuazione all’embargo di armi deciso dalle Nazioni Unite. Solo in seconda battuta, il controllo del traffico di migranti e di petrolio. Proprio per limitare al massimo i rischi di pull factor.

Il problema degli sbarchi
È molto probabile che nella riunione del 23 marzo si debba affrontare il tema dello sbarco dei migranti soccorsi durante l’attività della missione Irene. La probabilità resta concreta nonostante l’area di operatività si sposti in parte, verso est, da quella centrale tra l'Italia e la Libia. I dettagli della programmazione messa a punto da Agostini sono contenuti nell’Oplan (operation plan), documento classificato, trasmesso ai Paesi membri. Di certo, come testimonia la presentazione, Irene prevede assetti navali, aerei e satellitari. Il 23 marzo, con l’ok dei ministri Ue, sarà approvata e sostituirà subito Sophia.

I nodi da sciogliere
Il generale Graziano e il comitato militare Ue dovranno fornire il parere sull'Oplan dell'operazione Irene al Comitato politico e di sicurezza per l'approvazione finale. Mentre le questioni relative agli sbarchi saranno affrontate dal Coreper (comitato dei rappresentantipermanenti). Lunedì scorso otto Stati membri hanno già detto sì: Francia, Repubblica Ceca, Slovenia, Portogallo, Svezia, Irlanda, Bulgaria e la stessa Italia. La Germania sollecita un approccio più graduale e, con il sostegno di Francia, Austria e Portogallo, ha chiesto di lasciare una porta aperta all’opzione di estendere in futuro la missione allo spazio aereo e ai territori libici se ci fosse l’autorizzazione delle Nazioni Unite. Scenari, questi, tutti in continua evoluzione. Nulla ora è certo né prevedibile.

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