lo sgombero

Migranti, in Calabria ruspe in azione nella baraccopoli di San Ferdinando

di Donata Marrazzo

Lo sgombero della baraccopoli S.Ferdinando (Ansa)

3' di lettura

Prima sono arrivati gli uomini delle forze dell’ordine, almeno 900 tra polizia, carabinieri, guardia di finanza, vigili del fuoco. Poi i mezzi, elicotteri, camion, ruspe e gru pronte a radere al suolo quello che resta della tendopoli di San Ferdinando. Gli scheletri delle baracche, coperture di plastica, pali bruciati, lamiere, stracci. I migranti ancora all’interno, qualche centinaio, si apprestano a lasciare l’accampamento: con alcune carriole trasportano pochi oggetti di uso quotidiano.

Migranti in partenza in pullman e in treno
Non ci si può avvicinare più di tanto: gli attivisti sono più prossimi ai luoghi dello sgombero. C'è Aboubakar Soumahoro dell’Unione sindacale di base. I giornalisti confinati in un'area recintata. Alle 8,30 la situazione è ancora in stallo. Dieci pullman sono parcheggiati nella prima rotonda. Se ne riempiono due: sale chi ha il permesso umanitario. Sono diretti verso centri Sprar o Cas, ma è sconosciuta la destinazione finale. Una coppia di coniugi con permessi diversi rischia di essere divisa.

Loading...
Reggio Calabria, le operazioni di sgombero della baraccopoli S.Ferdinando

Reggio Calabria, le operazioni di sgombero della baraccopoli S.Ferdinando

Photogallery19 foto

Visualizza

Ma è tutto sotto controllo, nessuna particolare resistenza. Le operazioni del resto sono iniziate da giorni. Molti dei braccianti stranieri della tendopoli, in tutto circa 1800, hanno scelto spontaneamente di lasciare il ghetto. Sono in partenza: la vicina stazione di Rosarno è affollata dal fine settimana. Tanti prendono il treno per Napoli. Quelli muniti di permesso umanitario, sussidiario o di lavoro, che nei piani del ministero dell’Interno sarebbero invece da destinare alla tendopoli - di cui è stato eseguito un ampliamento - non si sono fatti ancora registrare. Le nuove tende installate per il momento restano ruote.

Sgombero lampo
È uno sgombero lampo. Invocato da anni, è stato deciso all'indomani della morte di Moussa Ba, giovane senegalese, tre settimane fa vittima di un rogo divampato nella tendopoli. Come Becky Moses, 26 anni, nigeriana, arsa viva a San Ferdinando il 27 gennaio dell'anno scorso. E Surawa Jaithe, 18 anni, gambiano, carbonizzato dalle fiamme il 2 dicembre 2018. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini lo ha detto e lo sta facendo. Le ruspe sono entrate in azione poco prima delle 9. Il ghetto ora è una tabula rasa.

Il Comitato per il riutilizzo delle case vuote della Piana di Gioia Tauro
Nessuno a San Ferdinando voleva quella baraccopoli, simbolo di sfruttamento e degrado. Ma il problema è la soluzione: «Ancora una volta una decisione provvisoria per un problema radicato nel territorio della piana di Gioia Tauro. Qui i migranti sono braccianti agricoli sfruttati, senza più diritti né dignità», spiega Nino Quaranta dell’Associazione rurale italiana, all’interno del coordinamento europeo Via Campesina. È uno dei fondatori del Comitato per il riutilizzo delle case vuote nella Piana di Gioia Tauro, insieme a Mimmo Lucano, padre Alex Zanotelli, l’attivista Enzo Infantino. Un movimento che ha coinvolto anche il sindaco di Polistena Michele Tripodi, quello di Cinquefrondi Michele Conia, le associazioni del territorio (Rete dei comuni solidali, Emergency, Libera, Medici per i diritti umani), molti liberi cittadini e la Regione che ha messo a disposizione fondi di garanzia a tutela degli immobili individuati da una prima mappatura. La mappatura è un contribuito di Alberto Ziparo, docente di Pianificazione urbanistica all'università di Firenze, originario di Reggio Calabria, esperto di progettazione ecologica degli insediamenti, analisi ambientale e politiche del territorio.

«Accoglienza diffusa negli immobili sfitti, c'è la garanzia della Regione»
«Noi diciamo da sempre no alla baraccopoli ma anche no alle tendopoli del ministero – sottolinea Enzo Infantino – Installare nuove tende non risolve il problema. Qui non siamo più in emergenza. L’unica soluzione possibile è l’accoglienza diffusa attraverso l'apertura delle case sfitte. Venerdì ne parleremo con il presidente della Regione Mario Oliverio». Anche ilsindaco di San Ferdinando Andrea Tripodi chiede una seria politica di integrazione.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti