da nord a sud

Migranti, la carica dei sindaci Pd che dicono stop all’accoglienza

di Andrea Gagliardi

3' di lettura

«Sono assolutamente contrario all’ipotesi di ospitare da noi una parte dei migranti sgomberati a Roma in via Curtatone, perché la comunità non l’accetterebbe. E non per un problema di razzismo ma per oggettivi problemi legati all’elevato numero di migranti a Forano. Da due anni e mezzo ospitiamo 40 richiedenti asilo a fronte di 3.168 residenti, oltre l’1 per cento della popolazione e dunque al di sopra della percentuale fissata dal Ministero dell’Interno». Il primo cittadino di Forano (Rieti), Marco Cortella non è un sindaco leghista, bensì del Pd. Dice stop all’accoglienza. E non è un caso isolato.

Le cr0nache sono piene di un’insofferenza montante nei territori. Un’insofferenza bipartisan, intercettata non solo da amministrazioni di centrodestra, ma anche, appunto, di centrosinistra. E se le amministrazioni leghiste al Nord spesso dicono no a qualsiasi forma di accoglienza rifiutando di entrare nei progetti Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) gestiti da enti locali con fondi del Viminale, quelle di centrosinistra chiedono «regole certe» e «tetti da non superare».

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«Tasse a chi ospita migranti», bufera su sindaca di Codigoro
Ha fatto discutere la presa di posizione di Alice Zanardi, sindaco di Codigoro (12mila abitanti), in provincia di Ferarra, che all’inizio di agosto ha disposto verifiche delle condizioni degli alloggi di chi ospita migranti; di allertare la Guardia di Finanza per controlli fiscali e di valutare la diversificazione,
all’insù, della tassazione per chi ospita profughi. Disposizioni, quelle della sindaca - eletta nel 2016 a capo di una lista civica sostenuta dal Pd, con un 42,49% - contenute in una circolare comparsa sulla pagina Facebook del comune emiliano. E motivate così: «Ho assunto questa posizione perché nel giro di un mese da 58 profughi siamo passati a un numero tra i 100 e i 110, superando la quota di 2,5 per 1000 abitanti. Il nostro comune ha fatto la sua parte, adesso basta».

La strada chiusa dal sindaco di Vitulano (Bn)
Proteste si registrano anche al Sud. Lo scorso febbraio Raffale Scarinzi, sindaco Pd di Vitulano, piccolo comune di tremila abitanti in provincia di Benevento, ha detto no a 34 nuovi arrivi di migranti disposti dalla prefettura, emettendo un’ordinanza che imponeva il blocco fisico (con un cumulo di terra) dell’unica strada di accesso ad un agrituristismo destinato all’accoglienza. «Già ospitiamo 30 immigrati all’interno dello Sprar. I comuni come il nostro non possono ospitare altre strutture per immigrati gestite da privati. Non si tratta di essere insensibili, ma di chiedere il rispetto delle regole» si è difeso il sindaco, che ha aggiunto: «I migranti in arrivo sono troppi e la loro presenza preoccupa la mia comunità». Di qui la trattativa con la Prefettura, conclusasi prima con la riduzione del numero degli arrivi e poi con la chiusura della struttura ricettiva privata (i migranti saranno ospitati in un altro comune della provincia).

Lo sciopero fame del sindaco del varesotto
E c’è chi come il sindaco Pd di Besnate (Varese), Giovanni Corbo (Pd), è ricorso a luglio a 4 giorni di sciopero della fame, per protestare contro il «mancato rispetto degli accordi», con l'invio in paese (circa 5.500 abitanti), di un numero di richiedenti asilo superiore rispetto a quanto stabilito in precedenza: 32 invece di 15. Uno sciopero interrotto solo dopo una nota formale della prefettura sul rispetto del tetto previsto di 15 richiedenti asilo ospitati nel Comune.

Consigliera Pd choch su Facebook: extracomunitari morite subito
Fin qui i sindaci. Ma le cronache registrano anche altri casi, con i “social” protagonisti di esternazioni tanto più incredibili in quanto provenienti da esponenti dem. Clamoroso il post su Facebook di Caterina Marini, consigliera di circoscrizione a Prato, nonché componente della segreteria provinciale del Pd, che nel 2013 pubblicò questo commento, dopo un tentativo di furto della bicicletta di sua sorella: «Extracomunitari ladri stronzi dovete morire subito. Era un magrebino. Agile come un gatto. E datemi di razzista non me ne frega.». Un post, subito cancellato, che ne causò l’espulsione dal partito.

E non è passato inosservato un recente commento sui social, al rientro dalle vacanza in Slovenia, di Patrizia Saccone, ex assessore della giunta Federici di centrosinistra, oggi consigliere della maggioranza di centrodestra a La Spezia: «Nessun arabo in giro e nessun immigrato». Immediate le polemiche e le critiche. Come quelle del giovane attivista del Pd Houssem Daloumi, di origine tunisina, che ha parlato di «parole piene di un odio celato».

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