Firmato il protocollo al Viminale

Migranti, Cei: «I corridoi umanitari diventino strumento strutturale»

Drammatico salvataggio nel mare in tempesta di 88 migranti a Isola Capo Rizzuto in una imbarcazione incagliata a 150 metri dalla riva. Salvati da agenti delle volanti della Polizia

di Nicoletta Cottone

Polizia, il drammatico salvataggio dei migranti a Isola Capo Rizzuto

3' di lettura

Promuovere l'apertura di un canale di ingresso legale per cittadini afghani bisognosi di protezione internazionale, attraverso l'attivazione di corridoi umanitari da Paesi vicini, a partire dal Pakistan e dall'Iran. È l’obiettivo del protocollo d’intesa firmato al Viminale per la realizzazione dei corridoi umanitari per l’Afghanistan. Il documento firmato è la sintesi di un lavoro coordinato dal dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione al quale hanno preso parte i rappresentanti del ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale (Maeci), della Conferenza episcopale italiana, della Comunità di Sant'Egidio, della Federazione delle Chiese Evangeliche, della Tavola Valdese, dell’Associazione ricreativa e culturale italiana (Arci), dell'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà (Inmp), dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) e dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr).

Lamorgese: «L’Europa non è sempre presente»

«Bisogna dire - ha sottolineato la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese - che non sempre l’Europa è presente. I problemi non possono ricadere solo su alcuni stati, non posso non dire che per quanto riguarda i processi di immigrazione che stiamo vivendo, è giusto che si salvino le persone, è ingiusto che sia solo l’Italia a occuparsene solo perché è il Paese di primo approdo. É ingiusto anche perché siamo in pandemia e abbiamo difficoltà organizzative. Il principio di solidarietà dovrebbe essere il principio cardine dell’Europa».

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Russo (Cei): «Fornita una alternativa legale a mille persone»

«Proseguiamo nella positiva sperimentazione dei corridoi umanitari che, a partire dal 2017, hanno permesso alla Chiesa che è in Italia di farsi prossima a quanti necessitano di protezione internazionale. Grazie a Caritas Italiana, infatti, la Cei ha già contribuito ad offrire un’alternativa legale a oltre mille persone provenienti dall’Etiopia, dal Niger, dalla Turchia, dalla Giordania». Lo ha detto monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei, dopo la firma, oggi al Viminale, del Protocollo di intesa. «I corridoi umanitari - ja sottolineato monsignor Russo - rappresentano una via sicura per coloro che sono costretti a fuggire dalla propria terra e, allo stesso tempo, dimostrano che soggetti istituzionali, governativi e non, della società civile e religiosa possono cooperare fattivamente per trovare soluzioni concrete al dramma delle migrazioni. Per questo auspichiamo che quello dei corridoi umanitari diventi uno strumento strutturale di gestione delle politiche migratorie».

Impagliazzo (Sant’Egidio): «Una best practice che tanti imitano e dovrebbero imitare»

«La presenza del ministro Lamorgese - ha commentato il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo - sottolinea l’importanza di questo momento e il fatto che l’Italia è un paese dalla vocazione umanitaria. Sui corridoi umanitari - una best practice che tanti imitano e dovrebbero imitare - misuriamo la sinergia tra società civile e istituzioni. Questo protocollo nasce da un sentimento emerso nel popolo italiano ad agosto davanti alle immagini drammatiche provenienti da Kabul. Abbiamo voluto dare una risposta a chi era rimasto in Afghanistan e a chi era riuscito a raggiungere i paesi limitrofi. Dopo aver accolto 100 persone durante le evacuazioni, ci offriamo ora di accoglierne altre 200 con i corridoi umanitari, un sistema che permette, nella via della legalità, accoglienza e integrazione, una pratica innovativa per affrontare il fenomeno dell’immigrazione».

Ingresso legale per 1.200 afghani

L’intesa permetterà l’ingresso legale e in sicurezza di 1.200 cittadini afghani in evidente bisogno di protezione internazionale nell’arco di due anni, con la possibilità di estendere la durata a 36 mesi. Il progetto verrà sviluppato in Pakistan e Iran, e in eventuali altri Paesi di primo asilo o di transito. Le persone che arriveranno in Italia saranno accolte in diverse diocesi dove, con il supporto delle Caritas locali, saranno sostenute in un percorso di integrazione e inclusione.

Il drammatico salvataggio di 88 migranti a Isola Capo Rizzuto

Secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni almeno 1.146 persone sono morte in mare nel tentativo di raggiungere l'Europa nella prima metà del 2021. Le carrette del mare che scompaiono fra i flutti del Mediterraneo sono purtroppo una triste realtà. La scorsa notte, in località Le Cannella, nel comune di Isola di Capo Rizzuto (Crotone), è andata bene agli occupanti di un'imbarcazione a vela che si è arenata a 150 metri dalla spiaggia con 88 migranti a bordo, salvati dalla Polizia. Erano stremati dalla lunga traversata, iniziata dalle coste della Turchia. Drammatico il salvataggio nel mare in tempesta. Le urla di terrore dei migranti hanno spinto i residenti a chiamare il 113. Solo l'intervento degli operatori delle volanti, ha permesso di salvare la vita a tutti. Gli agenti si sono buttati in acqua portando in salvo tutti i migranti. Varie le nazionalità, c’erano iraniani, afgani, siriani, palestinesi, turchi, egiziani, ma anche migranti di Sri Lanka e Yemen. Dopo l’identificazione e lo screening sanitario sono stati accompagnati al locale Regional Hub per la collocazione nei padiglioni di accoglienza.


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