servono risposte strutturali, non emergenziali

Migranti, come funzionano i corridoi umanitari. Fico: «Non costruire muri»

Da sei mesi si sta lavorando a un corridoio umanitario per mettere in salvo 50mila persone trattenute in situazioni disperate nei campi di detenzione libici

di Nicoletta Cottone


Papa: evacuare profughi Libia tramite corridoi umanitari

3' di lettura

«Non è costruendo muri che si gestisce il fenomeno migratorio. Non è così che un grande Paese come l’Italia può pensare di far fronte a un fenomeno epocale. Tutti i muri, infatti, sono destinati a essere superati o abbattuti. Lo dice la nostra storia». Il presidente della Camera Roberto Fico lo ha sottolineato a Montecitorio, al convegno “Corridoi umanitari per un'Europa solidale”. E ha sollecitato che dovrebbero essere sanzionati i paesi che non ricollocano.

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Si lavora su un corridoi umanitario per 50mila
Si sta lavorando da sei mesi affinché «si realizzi un corridoio umanitario per mettere in salvo 50mila persone - ha detto il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera Giuseppe Brescia (M5s) - a partire da quelli che sono campi di concentramento contemporanei libici, dove esseri umani sono trattenuti in condizioni disperate da trafficanti di esseri umani. La Libia non è un porto sicuro». E la viceministra agli Affari esteri Emanuela Claudia Del Re ha sottolineato che c’è la consapevolezza di dover dare «risposte strutturali e non emergenziali, che abbiamo il dovere di proteggere gruppi vulnerabili». Oliviero Forti, responsabile immigrazione della Caritas Italiana, ha ricordato come la sfida sia anche nel ribaltare la percezione negativa del fenomeno migratorio che oggi c’è in Italia.

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Italia stanza di polemiche
Il presidente della Comunità di Sant'Egidio Marco Impagliazzo ha sottolineato che la società italiana è stanca delle polemiche. «È il momento di risposte e di proposte». E ha indicato alcune priorità: un decreto flussi per i lavoratori, l’ampliamento delle ipotesi attualmente in vigore per i ricongiungimenti familiari, l’apertura di un corridoio umanitario europeo dalla Libia. «I corridoi umanitari - ha spiegato Impagliazzo - sono una delle migliori prassi che abbiamo. Una prassi legale che ha dimostrato che l’Italia è un paese che sa accogliere e integrare». Insomma è possibile coniugare umanità e legalità. Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, ha rinnovato l'appello per un corridoio umanitario europeo, con l'Italia capofila. E ha ricordato l'importanza del soccorso in mare, da non contrapporre ai corridoi umanitari: sono comunque modi per «aiutare il prossimo».

Corridoi umanitari nati nel dicembre 2015 in rispsota alle tragedie del mare
I corridoi umanitari sono nati in Italia come risposta alle tragedie del mare del 2015, che hanno fatto segnare un numero enorme di vittime nel Mediterraneo. Vittime di viaggi della speranza senza ritorno. Il progetto ha preso il via il 15 dicembre 2015 grazie alla firma di un Protocollo d'intesa tra la Comunità di Sant'Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Tavola Valdese e il Governo italiano. É stato poi rinnovato il 7 novembre 2017.

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Fondi soprattutto dall’8 per mille
Si tratta di un progetto che non pesa sulle casse dello Stato, ma è promosso dalle associazioni. I fondi arrivano soprattutto dall'otto per mille dell’Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi da donazioni raccolte anche grazie a campagne ad hoc .

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Come avviene la selezione
Sono le stesse associazioni proponenti ad avere contatti diretti nei Paesi interessati dal progetto. Esperti e volontari scrivono la lista dei possibili beneficiari anche grazie alla collaborazione di associazioni, Ong , organismi internazionali, ma anche chiese in loco. Segue una verifica dell’elenco da parte delle associazioni e poi la lista viene inviata al ministero dell’Interno per un ulteriore fase di controllo. A questo punto le liste vengono inviate ai consolati italiani dei Paesi coinvolti che rilasciano dei visti umanitari con validità territoriale limitata all’Italia.

L’accoglienza in Italia
Una volta arrivati in Italia, i profughi sono accolti dai promotori del progetto i quali, in collaborazione con altri partner, li ospitano in strutture disseminate sul territorio nazionale. Il modello è quello dell’«accoglienza diffusa» . C’è anche la possibilità di integrarsi nel tessuto sociale e culturale italiano, a partire dall'apprendimento della lingua italiana e dalla scolarizzazione dei minorenni.

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