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Corte Ue: la Francia deve rispettare la direttiva 'rimpatri'

Per i giudici i migranti irregolari devono poter “beneficiare di un certo termine per lasciare volontariamente il territorio. L’allontanamento forzato avviene solo in ultima istanza”

Il dramma delle migranti, respinte al confine dalla Francia

3' di lettura

La Corte di giustizia dell’Unione europea boccia i respingimenti dei migranti da parte della Francia alle frontiere interne. In una sentenza sul ricorso di diverse associazioni umanitarie francesi, i giudici di Lussemburgo evidenziano che “la Direttiva Ue ’rimpatri’ va sempre applicata, anche nel caso di controlli ai confini interni” ripristinati temporaneamente da uno Stato membro. I migranti irregolari , evidenzia la Corte Ue, devono pertanto poter “beneficiare di un certo termine per lasciare volontariamente il territorio. L’allontanamento forzato avviene solo in ultima istanza”.

Il Consiglio di Stato francese aveva sollecitato la Corte di giustizia Ue a chiarire, qualora uno Stato membro decida di ripristinare temporaneamente i controlli di frontiera alle frontiere interne, se esso possa adottare o meno, “nei confronti del cittadino di un paese terzo che sia scoperto, privo di un titolo di soggiorno valido, ad un valico di frontiera autorizzato situato nel suo territorio e in cui tali controlli vengono effettuati, un provvedimento di respingimento sulla sola base del codice frontiere Schengen, senza dover rispettare le norme e le procedure comuni previste dalla direttiva ’rimpatri’”.

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Il ricorso dell’associazione Adde

La direttiva ’rimpatri’ - sottolinea la nota stampa dalla Corte relativa alla sentenza 21 settembre 2023 nella causa C-143/22 - Avocats pour la défense des droits des étrangers (Adde) e altri - si applica “in linea di principio, a partire dal momento in cui il cittadino di un paese terzo, in seguito al suo ingresso irregolare nel territorio di uno Stato membro, è presente in tale territorio senza soddisfare le condizioni d'ingresso, di soggiorno o di residenza, e vi si trovi dunque in una situazione di soggiorno irregolare. Ciò vale anche qualora, come nell'ipotesi in esame, l'interessato sia stato sorpreso ad un valico di frontiera situato nel territorio dello Stato membro di cui trattasi. Una persona può infatti essere entrata nel territorio di uno Stato membro anche prima di aver attraversato un valico di frontiera”.

“Ne prendiamo atto e monitoreremo” la situazione, “ma sta agli Stati membri assicurare il rispetto delle sentenze della Corte”. Così la portavoce per gli Affari Interni della Commissione, Anitta Hipper, durante il briefing con la stampa a Bruxelles, ha commentato la pubblicazione della sentenza della Corte di Giustizia secondo la quale i respingimenti di migranti irregolari operati dalla Francia dovrebbero essere usati solo come extrema ratio e non sistematicamente.

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Riferimento alla Direttiva del 2008

La Direttiva ’rimpatri” citata dalla sentenza della Corte di giustizia Ue è la Direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008. La Direttiva stabilisce norme e procedure comuni da applicare negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno sia irregolare, conformemente ai diritti fondamentali e al diritto internazionale. Dal considerando 4 di tale direttiva risulta che essa è intesa a stabilire norme chiare, trasparenti ed eque per definire una politica di rimpatrio efficace quale elemento necessario di una politica d'immigrazione correttamente gestita.

Il contesto internazionale

Il pronunciamento della Corte europea è arrivato proprio mentre a New York è in corso l'assemblea generale dell'Onu , dove la premier Giorgia Meloni ha sollevato con forza il problema della gestione congiunta dei flussi migratori. Gli sbarchi in Italia continuano ormai ininterrottamente, nonostante l'accordo siglato di recente con la Tunisia , affinché il governo nordafricano mettesse in atto misure per frenare o interrompere le partenze dalla costa sud del Mediterraneo. Fino ad ora, le misure non stanno avendo il successo sperato. E anche a livello europeo diversi paesi non sembrano troppo disposti a provvedimenti solidali con l'Italia.


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