IL CASO

Migranti, così un articolo del Sole di due anni fa ha fatto boom fra i sovranisti

Oltre 12mila sbarchi in 48 ore, scrive il Sole 24 Ore in un servizio che spopola online da qualche giorno. Tutto vero? Sì, se non fosse per un particolare: l’articolo, tornato in auge il 10 settembre 2019, risale al 28 giugno 2017

di Alb.Ma.


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La nave Ocean Viking, ai tempi del più recente sbarco a Malta il 23 agosto 2019 (Epa)

3' di lettura

Oltre 12mila sbarchi in 48 ore, scrive il Sole 24 Ore in un servizio che spopola online da qualche giorno. Tutto vero? Sì, se non fosse per un particolare:  l’articolo , tornato in auge il 10 settembre 2019, risale al 28 giugno 2017. Oltre due anni e due governi prima del suo improvviso ritorno di fiamma sul web, come si potrebbe dedurre spingendosi oltre le prime righe del servizio: il premier è ancora Paolo Gentiloni e il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, mentre il capo dello Stato Sergio Mattarella parla dalla capitale canadese Ottawa. Dove era volato 27 mesi fa in occasione di una visita ufficiale.

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Cosa è successo? L’articolo è tornato improvvisamente a circolare su Facebook, spinto da una nuova ondata di popolarità su su una serie di gruppi accomunati dalla vicinanza all’ex premier Matteo Salvini e alla destra sovranista. In origine il post è stato rilanciato sottolineando la sua data di pubblicazione, o almeno lasciando intendere che non si sta parlando di attualità. In diversi altri si trascura, volontariamente o meno, il contesto di provenienza dell’articolo e dei dati del Viminale, scatenando una ridda di commenti sulla «invasione» che sarebbe esplosa dopo la fine del governo Lega-Cinque stelle.

Oltre 66mila interazioni per un articolo vecchio di due anni
Il risultato è che il servizio ha registrato un totale di 169.641 visualizzazioni, generando solo su Facebook un picco di 63.508 interazioni, 25.207 «mi piace», 25.542 commenti e 12.759 condivisioni. L’impennata, segnalata anche da un servizio della testata Il Post , non è sfuggita al team del Sole 24 Ore che si occupa di gestire i social media del gruppo. Dalle rilevazioni ottenute con Crowdtangle, un’estensione del browser Chrome, sono emerse le varie pagine «sovraniste» che hanno fatto decollare di punto in bianco il servizio.

A scatenare il tutto sembra essere stato un post del 10 settembre di Andrea Manfrin, un consigliere regionale leghista della Valle d’Aosta. Nella pubblicazione, ora rimossa, Manfrin condivideva l’articolo spiegando che non avrebbe accettato il modello del paese che il Pd «vuol far tornare», alludendo forse a una emergenza migratoria simile a quella che si registrava due anni fa. L’autore appare consapevole del periodo di riferimento, ma la viralità ottenuta dall’articolo (e alcuni commenti rintracciabili) lasciano intendere che diversi utenti non lo siano. Il post ha iniziato a viaggiare poche ore dopo su una lunga serie di pagini animate, a giudicare dal nome, da qualche vicinanza con Salvini o la destra conservatrice: «Matteo Salvini per tutti gli italiani» (325 interazioni), «I politici che NON fanno i nostri interessi» (216 interazioni), «Salvini Premier» (181 interazioni), «Matteo Salvini FanGruppo» (159 interazioni) e altre pagine simili.

Mentre scriviamo questo articolo, il servizio continua a essere condiviso e letto sui social. «Risposta cristiana», una pagina Facebook che alterna passaggi biblici a vignette contro Carola Rackete, ha rilanciato il contenuto il 14 settembre commentando che «non si riesce più a digerire la sfacciataggine politica». Gli stessi utenti iscritti alla pagina stanno facendo notare che la notizia risale a oltre due anni prima, al momento senza convincere i gestori della pagina a rimuovere il contenuto.

Il precedente su «Zingaretti indagato»
In realtà non è la prima volta che un contenuto esplode sui social a mesi dalla pubblicazione, o senza aver alcun legame con la cronaca. Sempre sul Sole 24 Ore si è assistito, negli ultimi scampoli della campagna elettorale per le Europee del 26 maggio 2019, al boom di letture e condisioni su Facebook di un articolo pubblicato il 19 marzo dello stesso anno . Il tema erano delle indagini avviate sul segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti per un presunto caso di finanziamenti illeciti, dopo che il suo nome è emerso dagli interrogatori di due avvocati nel 2018. Il caso non aveva impensierito particolarmente Zingaretti, ma era stato cavalcato dai futuri alleati dei Cinque stelle come una prova della vicinanza del Pd ad «affari oscuri», ottenendo una circolazione sopra la media anche sui social media.

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