verso una «mini sanatoria»

Migranti e lavoro, si valuta l’allargamento del decreto flussi a 50mila regolarizzazioni

di Gerardo Pelosi

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(Fotogramma)


2' di lettura

Una “minisanatoria” per i migranti o, a seconda dei punti di vista, una “via virtuosa” per chi si trova già in Italia. Sarebbe questo l’obiettivo al quale stanno lavorando in questi giorni (non senza qualche dissenso) i tecnici del Viminale, della Farnesina e del ministero del Lavoro per utilizzare il decreto annuale già esistente sui flussi di lavoratori stagionali e temporanei come strumento per offrire opportunità di lavoro a chi già si trova nel nostro Paese anche se in posizione non regolare ma abbia almeno chiesto l’asilo.

L’ultimo decreto per il 2018 ha fissato in 35 mila i migranti che possono entrare nel nostro Paese per lavorare in diversi comparti che vanno dall’agricoltura al turismo. L’obiettivo sarebbe quello di arrivare almeno a 50mila unità utilizzando chi si trova già in Italia.

L’ultima grande sanatoria per i migranti irregolari (oltre 200mila unità) fu quella decisa proprio da un leghista, Roberto Maroni, quando era ministro del Lavoro. In questo modo non vi sarebbe contraddizione con quanto detto ieri dal responsabile del Viminale Matteo Salvini, il quale ha assicurato che farà qualsiasi cosa e qualsiasi accordo che «garantisca all’Italia di avere meno presenze rispetto a quelle odierne».

Ma sui «movimenti secondari» anche Salvini ha ammesso che ci saranno nuovi incontri con Germania e Austria. Non è infatti escluso che almeno una parte dei 60mila migranti sbarcati in Italia e poi diretti in Germania dovranno rientrare nel nostro Paese (probabilmente solo quelli che hanno fatto domanda di asilo in Italia).

Mentre da Baku il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato che «l’accoglienza, la generosità e il confronto tra donne e uomini di culture, etnie e confessioni diverse costituiscono valori irrinunciabili», il premier Giuseppe Conte ha tenuto a precisare: «Sui migranti noi l’umanità l’abbiamo assicurata sempre ma non ci si può porre il problema solo quando i migranti salgono su una nave delle Ong». Nel frattempo si continua a morire nel Mediterraneo meridionale. Un barcone che trasportava circa 150 migranti e rifugiati è naufragato all’alba di ieri nelle acque a circa 26 chilometri dalla costa nordorientale di Cipro. E la Ong Open Arms ha fatto sapere che non considera l’Italia «un porto sicuro» e dunque sta dirigendo verso la Spagna.

Nessuna novità al momento rispetto alla situazione della nave tunisina di una compagnia del gas, la Sarost 5, con 40 migranti a bordo, ancora in attesa dell’autorizzazione ad attraccare al porto di Zarzis, dopo il rifiuto delle autorità di Malta, Francia e Italia. E ieri a Bruxelles, riunione del Cops (comitato politico e di sicurezza), il rappresentante italiano ha posto ai suoi colleghi europei l’adeguamento della missione Eunavfor Med Sophia alle nuove regole di ingaggio di Themis che non prevedono più per le operazioni di salvataggio di portare i migranti soccorsi soltanto nei porti italiani. Gli altri paesi si sono riservati di prendere una decisione.

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