a roma

Migranti e senza casa, 60 famiglie nella tendopoli di Santi Apostoli


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(Ansa)

3' di lettura

Sono nell'atrio della Basilica da due settimane: nella centralissima piazza romana di Santissimi Apostoli una sessantina di famiglie staziona in tendine all'ingresso della Chiesa. Sono le persone sgomberate recentemente da palazzi occupati da Cinecittà. E ora, dopo i fatti di Piazza Indipendenza, la preoccupazione è aumentata. Se fino a qualche giorno fa le persone uscivano nella piazza per una passeggiata o per far giocare i più piccoli, ora sono tutti assiepati dentro i cancelli.

Famiglie italiane e straniere
«Qui è territorio della Chiesa», spiegano, e teoricamente, fanno capire, non può essere sgomberato. «A meno che i frati -dicono gli occupanti alludendo ai francescani conventuali ai quali è affidata la basilica - non fanno come i Padri Monfortani, che hanno chiamato la polizia per farci cacciare via», commentano alludendo allo sgombero del gennaio scorso dei locali occupati a via Prenestina e di proprietà dei religiosi missionari.

A Santi Apostoli ci sono famiglie, italiane e straniere, ma ci sono anche militanti dei movimenti per la casa. E in queste ore i cellulari squillano in continuazione in vista della manifestazione di domani. "Saremo tutti là perché la casa è il diritto principale", dice Daniele, un po' il punto di riferimento della protesta. "Le famiglie e i bambini resteranno qui". Si vuole tutelarli da eventuali disordini, ma forse un po' si vuole tenere il presidio. Le voci di un possibile sgombero anche qua si fanno sempre più insistenti anche perché non è del tutto chiaro se quell'atrio, che anticamente accoglieva i pellegrini, sia territorio 'extraterritoriale' o no.

Mons. Lojudice (Migrantes): disponibili a farci promotori di un dialogo
«Ho paura che tra una settimana, dieci giorni, due giorni, ci ritroveremo a dire le stesse cose per fatti uguali che accadranno di nuovo da qualche altra parte», dice parlando di Piazza Indipendenza ma riferendosi anche alle altre situazioni difficili, il vescovo ausiliare di Roma e responsabile di Migrantes Lazio, monsignor Paolo Lojudice che dà la disponibilità, come Chiesa di Roma, «a farci promotori di un dialogo, di una vera confluenza di forze soprattutto sul piano della progettualità, prima ancora di arrivare all'azione materiale, fisica dello sgombero». Anche perché, precisa, «è un tema che non riguarda solo gli stranieri, è un problema di occupazione e di legalità». «Queste storie vanno accompagnate - afferma -, altrimenti si sposta il problema e non si trova una soluzione. Questo vale per gli immigrati ma anche per gli italiani che vivono in queste condizioni. Accampate a piazza Santissimi Apostoli ci sono anche famiglie italiane». Si attendono proposte dal Campidoglio «ma la soluzione - dicono dalla tendopoli - non possono essere le case-famiglia o la divisione delle mamme dai bambini».

Vita nelle tende
Intanto davanti alla basilica, venerata per le reliquie dei santi Giacomo e Filippo, continua la vita quotidiana. Tra le tendine da campeggio, una incollata all'altra, si lavano e stendono panni, si mangia insalata di riso, si cerca di tenere buoni i bambini. Una signora si è rotta una gamba ed è lì con il gesso, alcune giovani donne sono in stato di gravidanza. Ci si aiuta l'un l'altro come si può. Avete fatto appello al Papa? Una ragazza sorride, non vorrebbe rispondere, ma poi dice: «Altri sfrattati si sono rivolti a lui, qualcuno è anche riuscito ad incontrarlo. Secondo te hanno ottenuto la casa?».

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