la partita europea

Migranti, ecco che cosa chiede l’Italia all’Ue sui ricollocamenti

di Gerardo Pelosi

Migranti sbarcati a Malta, 10 in Italia


3' di lettura

Qualcosa si sta muovendo sul dossier europeo dei migranti ma ci sono ancora troppe difficoltà a Bruxelles e tra i vari Stati membri perché si trasformino in atti concreti il principio di “responsabilità condivisa” concordato dai 28 nel vertice del giugno 2018. L’emergenza dei 49 migranti salvati dalle navi delle Ong Sea Watch e Sea Eye, per venti giorni in balia del mare in attesa di un porto sicuro, hanno riproposto la necessità di trovare al più presto un meccanismo stabile di redistribuzione dei migranti tra tutti i Paesi europei. Ed è quanto hanno chiesto ieri il premier, Giuseppe Conte e il ministro dell'Interno, Matteo Salvini al commissario all'immigrazione, Dimitris Avramopoulos in visita a Roma. Un tale meccanismo, hanno spiegato Conte e Salvini, non può basarsi solo su 5 o 6 Paesi europei ma deve coinvolgere il massimo numero di Paesi e valere per tutti i casi di salvataggio in alto mare.

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Il meccanismo automatico
Una volta salvati i migranti il meccanismo dovrebbe scattare automaticamente sotto il coordinamento della stessa Commissione Ue e, a quel punto, diventerebbe obbligatorio per quei Paesi che si sono resi disponibili ad accogliere una quota di migranti. Resta da chiarire se la relocation possa riguardare solo i richiedenti asilo come vorrebbe la Commissione oppure tutti i migranti come chiede Salvini. Il Governo italiano inoltre contesta che per i salvataggi in alto mare fuori dalle acque territoriali possano scattare gli obblighi del regolamento di Dublino per il Paese di primo approdo che varrebbero solo nel caso di sbarchi autonomi di migranti sulle nostre coste. Ma i tempi per una riforma di Dublino, come ha spiegato Avramopoulos, sono molto incerti anche per le imminenti elezioni europee. Nessun problema invece dovrebbe incontrare il progetto di realizzare un sistema unico di rimpatrio europeo sollecitato da più Stati così come il mutuo riconoscimento e operatività dei decreti di espulsione emenati anche da altri Paesi Ue.

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Il clima dell'incontro di Avramopoulos con Conte e Salvini è stato comunque costruttivo. «Condividiamo le stesse priorità – ha scritto su Twitter il commissario - protezione delle frontiere, cooperazione con Paesi terzi per bloccare la migrazione irregolare e aumentare i rimpatri ma anche instaurare un meccanismo di solidarietà. Lavoriamo insieme per soluzioni europee per gestire meglio la migrazione. L'Europa è al fianco dell'Italia per affrontare assieme questa sfida».

Salvini: «La ricollocazione è una toppa»
«Sono soddisfatto delle parole – ha fatto sapere Salvini - ora aspettiamo i fatti, io gli ho messo in mano un elenco di 670 persone già ricollocabili dall’Italia da oggi pomeriggio. Il 2019, finora, è il primo anno e unico dove ci sono stati più espulsioni che arrivi». Sui ricollocamenti, ha aggiunto il responsabile del Viminale, «noi non imponiamo tassativamente qualcosa a qualcuno, noi ci aspettiamo una consequenzialità tra le parole e i fatti. Poi se al posto di 670 ricollocamenti ce ne saranno 660, ce ne faremo una ragione. Ma è importante dire che la ricollocazione è una toppa, il problema si affronta bloccando qualsiasi tipo di partenza e di sbarco». Per il premier Conte «se si continua a tergiversare senza una via condivisa rischiamo di fare cadere l’edificio europeo». Conte ha annunciato che oggi e domani sarà in Ciad e Niger «per continuare a svolgere qual lavoro che ho già svolto in passato, andando in Algeria, Tunisia, Eritrea, Etiopia, Libia perché riteniamo che il fenomeno della migrazione vada affrontato laddove i flussi originano».

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