Verso un nuovo accordo di Malta

Migranti, fronte unito Draghi-Sanchez in vista del Consiglio Ue del 24 giugno

di Gerardo Pelosi

(AFP)

3' di lettura

Nonostante gli oltre 18mila sbarchi in Italia nei primi mesi del 2021 e i centri di accoglienza ormai vicini al collasso con 77mila migranti, l'Italia non rientra ancora tra i primi cinque Paesi Ue per numero più alto di migranti accolti che farebbe quindi scattare una relocation quasi automatica nel resto d'Europa. Sarà, dunque, tutto in salita il negoziato che il premier italiano Mario Draghi si appresta ad aprire al vertice Ue del 24 e 25 giugno dedicato proprio al tema migranti. Ed è in vista di quell'appuntamento di grande impatto anche per la politica interna (la questione è stata al centro dell'ultimo incontro tra Draghi e Salvini) che il presidente del Consiglio sta tessendo la sua tela per stringere le alleanze necessarie.

Obiettivo: nuovo accordo di Malta con automatismi per la relocation

Oggi a Barcellona Draghi ne ha parlato nel bilaterale con il premier spagnolo Pedro Sanchez e lunedì prossimo affronterà il dossier in un colloquio faccia a faccia con la cancelliera Angela Merkel. L'obiettivo è ridefinire l'accordo di Malta del 2019 ma creando un meccanismo quasi automatico di redistribuzione dei migranti salvati in Italia almeno tra un numero di paesi “volenterosi”, oltre all'Italia, Francia, Germania, Spagna, Malta, Romania. Draghi e il collega spagnolo Sanchez hanno convenuto sulla necessità per l’Unione europea di finalizzare il Patto per la migrazione e asilo, il cui raggiungimento «chiede necessariamente di tenere conto della visione dei Paesi di primo ingresso». In vista del prossimo Consiglio europeo Draghi e Sanchez condividono «l’urgente appello all’Europa per ottenere una risposta comune alla sfida delle migrazioni, bilanciando i principi di umanità, solidarietà e responsabilità condivisa».

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Le elezioni tedesche un freno all’accordo sui migranti

Le imminenti elezioni in Germania rappresentano tuttavia un freno alla finalizzazione del Patto per la migrazione. Non è escluso però che Draghi possa strappare alla Merkel lunedì prossimo un mezzo impegno a non ostacolare più di tanto le strategie di Italia, Francia e Spagna. Dal canto suo il Governo italiano si sta muovendo per la gestione dei migranti provenienti dalla Libia favorendo quella stabilizzazione del Paese che possa portare al ritiro delle truppe straniere (russe, siriane e turche) alla ripresa degli investimenti economici e alla chiusura dei campi di detenzione. L'Italia lavorerà anche per favorire rimpatri assistiti attraverso finanziamenti delle agenzie delle Nazioni Unite e dell'Oim e per stringere accordi europei di riammissione con i paesi da cui originano i flussi migratori.

Visione mediterranea ed europea unisce Roma a Madrid

Se con la Germania c'è l'incognita elezioni con la Spagna di Sanchez l'intesa è totale: «La visione mediterranea e l’europeismo di Spagna e Italia sono due dei nostri punti di forza in Europa, dove contribuiamo tanto più quanto più uniti andiamo», affermano fonti diplomatiche. I due leader italiano e spagnolo hanno anche parlato dell’impegno a una ripresa economica e sociale che «deve essere inclusiva perché la coesione sociale è centrale e questo si riflette nei recovery plan». Entrambi puntano a «transizioni giuste, perché tutti i cittadini possano beneficiare senza eccezioni di una crescita che non deve dimenticare i più vulnerabili e che recuperi gli obiettivi di parità di genere, e di coesione sociale e territoriale».

Italia-Spagna unite nella costruzione di un’Europa più moderna

Italia e Spagna, ricorda Draghi, «non sono solo unite da profondi legami storici, politici e culturali. Sono partner strategici negli ambiziosi progetti che abbiamo davanti in Europa. La transizione ecologica, la digitalizzazione, la trasformazione delle nostre città. Insieme a Francia, Germania, e gli altri Stati membri vogliamo costruire un’Unione europea più moderna, competitiva e solidale. Che superi le tradizionali divisioni tra Nord e Sud, e si mostri unita nel confronto con le altre potenze globali del nostro tempo».

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