IL PROVVEDIMENTO è legge

Migranti, Gentiloni: strumenti più efficaci. Mdp vota no

(ANSA)

2' di lettura

Dopo la fiducia ottenuta ieri, oggi il voto finale della Camera ha portato all’approvazione definitiva e la conversione in legge del decreto “Minniti” sul contrasto dell’imigrazione illegale. I voti a favore sono stati 240, 176 i contrari, 12 gli astenuti. A favore hanno votato Pd, Civici e Innovatori, e Ap-Ncd. Contro si sono schierati Sinistra Italiana, Psi, Lega, Fratelli d'Italia, Forza Italia, M5S e Mdp. Il provvedimento prevede nuovi Centri di permanenza per il rimpatrio, taglio dei tempi d'esame per le domande d'asilo, eliminazione di un grado di giudizio per i ricorsi, possibilità per i richiedenti di svolgere lavori utili, e uno stanziamento di 19 milioni di euro per l'esecuzione delle espulsioni. Tutte misure duramente contestate ieri davanti a Montecitorio da un largo fronte di associazioni (tra cui Arci, Asgi, Acli, Libera, Cnca, Fondazione Migrantes, Medici senza frontiere), sulle quali si è registrato anche il primo strappo dei Democratici e Progressisti rispetto alla linea del governo.

Mdp, diviso al suo interno, decide per il voto contrario
Oggi il gruppo Mdp ha infatti votato infatti contro il decreto, evidenziando una spaccatura interna che rispecchia le due anime del partito: ieri il sì alla fiducia è arrivata dagli ex Pd mentre gli ex Sel in grande parte hanno scelto di non partecipare al voto mentre in due (Donatella Durante e Arcangelo Sannicandro) si sono spinti fino alla votazione contraria. Ieri una animata riunione a Montecitorio si è conclusa con una sorta di compromesso: gli ex Sel hanno optato per non partecipare al voto finale di oggi mentre gli ex Pd hanno scelto di unirsi a chi voterà no al decreto. «Contrariamente a quanto era stato detto, la Camera non ha potuto metter mano al provvedimento», ha sottolineato Alfredo D'Attorre individuando almeno due punti critici che hanno portato Mdp a smarcarsi dalla maggioranza: il fatto che non ci sia un solo grado di giudizio in cui sia garantita al ricorrente la pienezza del contradditorio e la mancanza di una regolarizzazione di chi è da tempo in Italia con il rischio di avere cinquemila migranti in condizione di clandestinità fuori da qualsiasi inquadramento»

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