DATI IPsOS

Migranti, per gli italiani ce ne sono oltre il triplo della realtà

L’Italia è tra i paesi dove si registra la percezione più distorta sulla presenza di migranti: sono il 9% della popolazione, contro il 31% stimato dai cittadini. Risultati simili anche in Ungheria (2% contro il 20%) e Grecia (9% contro il 35%). Lo rivela il sondaggio «CiakMigraction»

Blitz contro il traffico di migranti, arresti in Italia e Grecia

L’Italia è tra i paesi dove si registra la percezione più distorta sulla presenza di migranti: sono il 9% della popolazione, contro il 31% stimato dai cittadini. Risultati simili anche in Ungheria (2% contro il 20%) e Grecia (9% contro il 35%). Lo rivela il sondaggio «CiakMigraction»


3' di lettura

In quattro paesi Ue, inclusa l’Italia, il fenomeno migratorio è sovra-dimensionato rispetto alla realtà: i cittadini «vedono» più stranieri di quanti non ce ne siano nella realtà. Lo rileva il sondaggio «CiakMigraction», condotto da Ipsos per la fondazione WeWorld Onlus.

La distorsione è evidente soprattutto in Ungheria, dove i
cittadini ritengono che i migranti siano il 20% della popolazione, gonfiando un dato reale fermo al 2%. Ma l’andamento è simile anche in Italia (31%, contro un dato reale del 9%), Grecia (35% verso il 9%) e Austria (35% verso il 16%).

Non a caso, la maggioranza di italiani, greci e ungheresi ritiene che l’immigrazione abbia avuto un impatto negativo sul Paese: i greci sono i più critici (64%), seguiti da italiani (57%) e ungheresi (56%), mentre gli austriaci sono più positivi (49%).

«I dati del sondaggio Ipsos ci restituiscono un'Europa convinta che si stia consumando un'emergenza migratoria di dimensioni epiche - ha commentato il presidente di WeWorld Onlus, Marco Chiesara -. I numeri però ci raccontano di un fenomeno molto più contenuto rispetto al percepito dell'opinione pubblica».

L’immigrazione non è in cima alla lista dei problemi
L’immigrazione, però, non compare fra la preoccupazioni dominanti in nessuno dei quattro Paesi sotto esame. Il problema viene indicato in Austria è al terzo posto, in Italia e Grecia al quarto, in Ungheria al settimo. I cittadini si mostrano più timorosi verso crisi economica, occupazionale e le tematiche fiscali (Italia e Grecia), l'aumento dei prezzi per gli austriaci e le carenze del sistema sanitario per gli ungheresi.

Parlando dei requisiti per concedere la cittadinanza, in Austria l'aspetto più importante (per il 70%) è la conoscenza della lingua; in Grecia il 78% degli intervistati ritiene fondamentale lo Ius Sanguinis, la nascita da genitori di origine greca. In Ungheria vanno di pari passi il possesso della documentazione certificante l'essere cittadino di un Paese (81%) e lo Ius Sanguinis. Gli taliani considerano come aspetto più importante (60%) lo Ius soli, i diritti che derivano dall'essere nati sul territorio. L'Italia è inoltre il Paese che attribuisce maggiore importanza al possesso di un lavoro come requisito per essere considerati «veri italiani».

Riguardo alla sicurezza e alla percezione dei migranti come minaccia per l'ordine pubblico nazionale, i cittadini greci mostrano un grado maggiore di tensione. Il 40% di loro sostiene che non sia possibile accogliere altri rifugiati nel Paese e che si debbano chiudere le frontiere. Il 33% degli italiani pensa che la maggior parte dei crimini in Italia sia commessa da immigrati e il 40% ritiene troppo pericoloso accogliere migranti perché rappresentano una grave minaccia terroristica.

Arrivando al tema lavorativo e occupazionale il 70% degli ungheresi pensa che i datori di lavoro dovrebbero privilegiare le assunzioni di persone di nazionalità ungherese, contro il 39% degli austriaci e il 46% degli italiani.

Di contro, il 36% degli austriaci pensa che i migranti incidano positivamente sull'economia, contro il 24% degli italiani, il 19% degli ungheresi e il 15% dei greci .«Non ci sono ragioni per pensare che gli immigrati portino via il lavoro agli italiani, anzi - ha spiegato l'economista Tito Boeri - al contrario creano anche possibilità di impiego. Sono, dal punto di vista economico in generale, una risorsa molto importante per un Paese».

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