l’audizione

Migranti, Guardia Costiera: da 2015 fermati 858 scafisti

(ANSA)

2' di lettura

La politica «faccia quello che deve fare», perché di fronte ad un fenomeno di queste dimensioni «la soluzione in mare non c'è, non esiste». «Noi cerchiamo di curare un sintomo, salvando vite, ma la malattia si cura a terra». Lo ha detto il comandante generale della Guardia Costiera Vincenzo Melone in audizione al Senato sottolineando di «non potersi sostituire alla politica»: «non potete chiedere alla Guardia Costiera di governare il fenomeno».

Guardia Costiera, da 2015 fermati 858 scafisti
Melone ha reso noto che dal 2015 ad oggi la Guardia Costiera ha fermato 858 scafisti. Il 50% di questi fermi, ha aggiunto, è stato eseguito dal gruppo interforze della procura di Siracusa, mentre sono stati 28 gli scafisti arrestati e 30 quelli nei confronti dei quali è stata emessa ordinanza di custodia cautelare grazie all'attività di polizia giudiziaria svolta dalla Guardia Costiera.

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Guardia Costiera, calano chiamate satellitari
Contemporaneamente diminuiscono costantemente le chiamate di soccorso effettuate da parte dei migranti e aumentano gli avvistamenti da parte dei mezzi che si trovano davanti alla Libia. Melone ha però sottolineato in audizione in Commissione che la presenza delle navi delle Ong non costituiscono fattore di attrazione per le partenze. Le chiamate satellitari, ha spiegato, erano «nel 2015 l'80% del totale dei casi di ricerca e soccorso. Nel 2016 si è passati al 45% e in questi primi mesi dell'anno siamo al 36%». Negli ultimi giorni, ha aggiunto, «abbiamo registrato inoltre che usano pochissimo il satellitare ed invece utilizzano molto il cellulare». A fronte di una diminuzione delle chiamate si è registrato un aumento degli avvistami. Nel 2016 sono stati più del 50% degli interventi Sar: di questi “il 45% è stato effettuato da dispositivi militari e il 30% da navi delle Ong». Organizzazioni che, hanno sottolineato gli ufficiali della Guardia Costiera in audizione assieme al comandante generale, non rappresentano un elemento di attrazione per chi fa partire i gommoni carichi di migranti»

Le indagini della Procura di Trapani
Intanto quella di Catania non è l'unica Procura siciliana che indaga sulle connessioni tra Ong, sbarco di migranti e trafficanti di uomini. Ad affiancare il procuratore capo catanese Carmelo Zuccaro nel lavoro di accertamento c'è infatti anche la Procura di Trapani, il cui procuratore capo facente funzioni , Ambrogio Cartosio, ha confermato mercoledì alla commissione Difesa del Senato l'avvio di indagini «sull'ipotesi di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina che coinvolgono non le Ong come tali ma persone fisiche appartenenti alle Ong». Il pm ha spiegato che le indagini hanno sin qui registrato «casi in cui soggetti a bordo delle navi delle ong che sono evidentemente al corrente del luogo e del momento in cui si troveranno imbarcazioni di migranti: evidentemente ne sono al corrente da prima e questo pone un problema relativo alla regolarità di questo intervento». Secondo Cartosio diversi interventi di salvataggio in mare sono stati condotti «anche senza informare la nostra Guardia costiera».

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