i nuovi dati

Migranti, con il decreto sicurezza irregolari a quota 680mila

Secondo uno studio di Openpolis e ActionAid gli irregolari sono in costante crescita. Il loro numero potrà arrivare a circa 680mila entro il 2019 e superare i 750mila a gennaio del 2021 (erano 491mila nel 2017).

di Andrea Gagliardi

L'Ue chiude agli hot spot in Libia: "Il paese non e' sicuro"

3' di lettura

Aumento consistente del numero di irregolari, che hanno toccato quota 680mila e ritorno alla «prassi disastrosa» di concentrare i richiedenti asilo nei grandi centri sono tra gli effetti del primo decreto sicurezza, secondo uno studio di Openpolis e ActionAid, ad un anno dalla sua approvazione.

Il provvedimento ha sostanzialmente abolito la protezione umanitaria ed è quindi aumentato il numero delle richieste di asilo negate (80%, contro il 67% del 2018). Significa, secondo il rapporto, che in tutto il 2019 il totale dei dinieghi si avvicinerà alla cifra di 80mila persone «che rischieranno di essere estromesse dal sistema e destinate, in gran parte, ad aggiungersi alla popolazione degli irregolari».

Loading...

Irregolari in crescita costante
Quest'ultima dal 2013 è in costante crescita, a causa principalmente della sostanziale chiusura dei canali legali di ingresso per motivi lavorativi. In questo scenario Openpolis e ActionAid stimano che il numero degli irregolari potrà arrivare a circa 680mila entro il 2019 e superare i 750mila a gennaio del 2021 (erano 491mila nel 2017).

Il trend dei rimpatri
Secondo la nuova normativa, chi non ha visto accolta la domanda di protezione dovrebbe essere mandato in un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) per essere poi forzatamente riportato nel paese d'origine. Solo che, evidenzia il rapporto, la capienza dei Cpr ad oggi è di 1.085 posti e la media dei rimpatri annuali non supera le 5.600 unità, in leggera
diminuzione nel 2019. Di questo passo, anche nell'ipotesi impossibile di zero arrivi nei prossimi decenni, occorrerà oltre un secolo e oltre 3,5 miliardi di euro (5.800 euro a rimpatrio) per rimpatriarli tutti. Dunque, è la constatazione, «la stragrande maggioranza di questa popolazione è destinata a restare in Italia senza documenti, senza alternative alla strada, senza la possibilità di trovare casa o lavoro se non in nero o illegale».

Le critricità dei Cas
Non solo. I Cas (Centi di accoglienza straordinaria) che avrebbero dovuto essere la risposta straordinaria e temporanea all'emergenza degli sbarchi, sono diventati la soluzione definitiva. Mentre lo Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), che rappresenta il modello virtuoso basato sui centri di piccole dimensioni gestiti dai comuni e che ha dimostrato di sapere produrre l'inclusione sociale e lavorativa degli stranieri, è rimasto largamente minoritario. La proporzione è arrivata ad essere meno del 20% degli Sprar contro oltre l'80% dei Cas. E nei Cas, gestiti dalle prefetture che fanno capo al Ministero dell'Interno, si sono concentrate, com'è noto, la gran parte delle criticità legate alla poca trasparenza, agli scarsi controlli, ai contratti di milioni da euro affidati senza gara e spesso prorogati.

Richiedenti asilo senza servizi di integrazione
Con il decreto sicurezza, lo Sprar viene fortemente ridimensionato e sostituito con il Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati (Siproimi). Scompaiono quindi i “richiedenti asilo” e restano solo i titolari delle forme di protezione internazionale, già riconosciuti come tali. Solo questi ultimi avranno diritto all’integrazione. I richiedenti asilo sono quindi confinati nei “nuovi” Cas che restano affidati alle prefetture e vengono privati dei minimi servizi volti all’inserimento economico e sociale. Vengono garantiti di fatto solo vitto e alloggio.

«Eppure - sottolinea lo studio - l’analisi delle esperienze dimostra come proprio la possibilità di imparare la lingua, di ricevere assistenza psicologica e l’orientamento al lavoro, nelle prime settimane e mesi dopo l’arrivo, sia il fattore decisivo per favorire l'autonomia degli stranieri, il loro inserimento nelle comunità locali e la riduzione delle tensioni sociali».

Altri articoli
In scadenza l'accordo Italia-Libia per la gestione dei flussi

Migranti, la sfida dello sviluppo si vince solo con l'integrazione

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti