ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùil vertice di Malta

Migranti, l’Italia cerca la svolta in Europa. Come funziona il «trattato di Dublino»

Il mini vertice fra Italia, Francia, Germania e Malta, ospitato a La Valletta (Malta) il 23 settembre, potrebbe sbloccare le tensioni diplomatiche sulla gestione dei migranti. Si parla di un accordo per il ricollocamento automatico dei richiedenti asilo, con l’obiettivo di superare il «sistema Dublino»

di Alberto Magnani


Migranti, tutti vogliono cambiare Dublino. Ma che cos'è?

3' di lettura

Il mini vertice fra Italia, Francia, Germania e Malta, ospitato a La Valletta (Malta) il 23 settembre, potrebbe sbloccare le tensioni diplomatiche che dividono i paesi Ue sulla gestione dei migranti. Secondo quanto trapelato, i quattro paesi dovrebbero siglare una prima bozza di accordo per istituire un meccanismo automatico di distribuzione dei richiedenti asilo. Il patto, sottoscritto in maniera «volontaria» dagli stati, consente una distribuzione immediata dei migranti, senza passare per le trafile negoziali che si erano susseguite nei 14 mesi del governo Lega-Cinque stelle. Il cambio di guardia del governo italiano, con la svolta pro-europea della maggioranza giallorossa, ha ammorbidito i rapporti con Bruxelles e facilitato il dialogo con Francia e Germania. L’intesa costituirebbe un primo passo in avanti rispetto all’obiettivo, per ora naufragato, di superare il cosiddetto regolamento di Dublino, l’impianto di regole che disciplina il sistema di accoglienza su scala comunitaria.

Ma come funziona il trattato di Dublino?
Il regolamento di Dublino 604/2013 (pdf), a volte indicato semplicemente come Dublino o «sistema Dublino», è il regolamento europeo che disciplina la richiesta di asilo nei paesi Ue.

Il testo aggiorna un regolamento precedente, il 343 del 2003, a sua volta destinato ad assorbire la cosiddetta convenzione di Dublino: un trattato internazionale siglato nel 1990 nella capitale irlandese, ma entrato in vigore solo nel 1997 e noto per aver definito il primo quadro di regole europee su richiesta e diritto di asilo.

Cosa dice il testo ora in vigore?
L’attuale regolamento stabilisce «i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale da un cittadino di un paese terzo o da un apolide », ovvero le regole che attribuiscono a un certo stato la responsabilità di prendere in carico una domanda di asilo.

Il testo è stato sottoscritto dai tutti i paesi della Ue (all’epoca) a 28 con l’aggiunta di Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svezia. Il suo principio più noto, e controverso, sancisce che il paese competente per la richiesta di asilo sia generalmente quello di primo ingresso. Un concetto che era già stato introdotto dalla Convenzione del 1990 e il regolamento del 2003, con l’obiettivo di evitare che la stessa domanda potesse essere inoltrata in più paesi diversi.

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Le conseguenze pratiche riguardano sia gli stati che i migranti. Da un lato lo stato membro di primo approdo è tenuto a esaminare la richiesta, sobbarcandosi l’intero processo; dall’altro lo stesso migrante non ha diritto a scegliere dove avviare la richiesta di asilo, almeno in linea teorica.

Sempre il «Dublino III» ha potenziato l’utilizzo di Eurodac , un database di impronte digitali istituito nel 2000, imponendo la raccolta di dati su tutti i migranti che fanno richiesta di asilo o che vengono sorpresi a muoversi clandestinamente nel perimetro della Ue. Nel secondo caso lo stato membro può chiedere un confronto con le impronte custodite da Eurodac, per verificare se il migrante aveva inoltrato domanda di asilo in un paese diverso o già tentato di entrare irregolarmente in uno stato Ue.

Quali sono le sue criticità? 
Il regolamento ha attirato critiche sia dai paesi membri della Ue che da organismi internazionali. Nel primo caso gli stati più esposti alle rotte migratorie del Mediterraneo (come Italia, Spagna e Grecia) contestano il principio del paese di primo approdo, perché finisce per sovraccaricare alcuni stati membri del grosso della domande di protezione.

Nel secondo caso organismi come il Consiglio europeo per i rifugiati e gli esiliati, un network di 95 organizzazioni non governative da 40 paesi europei, hanno evidenziato che il sistema di Dublino sarebbe «inefficente» e «iniquo sia per paesi membri che per i migranti», precludendo ai richiedenti asilo il diritto a un esame trasparente della propria domanda di protezione.

Le polemiche si sono inasprite in occasione della crisi migratoria del 2015, quando la crescita imponente di flussi ha evidenziato il carico sulle frontiere dei paesi del Sud Europa e i problemi di coordinamento fra stati Ue nella gestione degli ingressi. Nel 2016 la Commissione europea, l’equivalente del governo Ue, ha avanzato una proposta di riforma (ribattezzata «Dublino IV») per superare il testo del 2013.

La proposta della Commissione manteneva il principio di primo ingresso, poi rimosso dal testo avanzato e approvato nel 2017 dal Parlamento. Nella formulazione dell’Eurocamera, portata avanti anche da parlamentari italiani come Elly Schlein, il principio del primo arrivo veniva rimpiazzato da un sistema automatico di ridistribuzione, basato su quote assegnate in proporzione ai singoli paesi. Il testo si è definitivamente incagliato nella riunione dei ministri dell’Interno che si è tenuta il 5 giugno 2018 a Lussemburgo , con il voto ostile anche dell’Italia guidata in quel periodo dal governo Lega-Cinque stelle.

Riproduzione riservata ©
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    Alberto MagnaniRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, formazione, esteri, innovazione

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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