ricerca e salvataggio

Migranti, con la Sea Watch ferma a Catania Ong azzerate nel Mediterraneo

di Andrea Gagliardi


Ancora problemi per la Sea Watch: deve restare a Catania

3' di lettura

La Sea Watch 3 «è pronta a ripartire nel giro di mezz’ora, «abbiamo fatto una serie di manutenzioni a bordo della nave» in base alle prescrizioni
dalla Guardia Costiera. Da quando è nata «Sea Watch ha superato 22 ispezioni, una ogni 6 mesi», ma da parte dell'Italia c'è un «ostruzionismo» che ha il solo obiettivo di impedire alla nave della Ong tedesca con bandiera olandese di lasciare il porto di Catania e tornare nel Mediterraneo per proseguire nelle operazioni di ricerca e soccorso dei migranti. La denuncia arriva da Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch, in una conferenza stampa alla Camera che ha ricostruito i passaggi che dopo il salvataggio di 47 migranti il 19 gennaio al largo della Libia hanno portato la nave a Catania il 31 gennaio, dopo 12 giorni.

Ferma a Palermo la nave Mare Jonio
Dopo il blocco della spagnola Open Arms, la Sea-Watch 3 era l’unica nave civile di soccorso nel Mediterraneo. Ferma a Palermo per manutenzione dopo un’intensa attività in mare tra ottobre e dicembre anche la nave di soccorso Mare Jonio (battente bandiera italiana) della piattaforma Mediterranea che su twitter scrive: «In questo momento non ci sono navi di soccorso nel Mediterraneo centrale, dove si continua a morire nel silenzio. Aiutaci a tornare in mare, aiutaci a salvare vite». «Speriamo che possa tornare in mare presto, non è vero che nessuno parte più dalla Libia, solo che non si sa» ha detto l’avvocato di Mediterranea Lucia Gennari, che ha aggiunto: «Noi ci muoviamo sia per terra che per mare. Abbiamo incontrato i migranti sbarcati dalla Sea Watch 3 insieme alla deputata Rossella Muroni a Messina».

Sea Watch: tenerci fuori dai porti è stata chiara volontà politica
Davanti a diversi parlamentari di Leu, al radicale Riccardo Magi e al presidente del Pd Matteo Orfini, la portavoce italiana della Ong Giorgia Linardi ha ricostruito gli eventi che hanno portato la Sea Watch3 a Catania, sottolineando come sia stata la stessa procura di Catania a precisare che nelle scelte fatte dal comandante non è stato ravvisato nulla di penalmente rilevante. «Tenerci fuori dai porti - ha aggiunto - è stata una chiara volontà politica». Parole ribadite anche dall’avvocato Alessandro Gamberini. «Allo stato - ha detto - sono state fatte alla Sea Watch 3 delle prescrizioni, alle quali interverremo con dei rimedi. Ma la sensazione è che ci troviamo davanti ad un ostruzionismo fatto appositamente per impedire la ripartenza della nave» dal porto di Catania.

Magi: depositata pdl per commissione inchiesta e operato libici
«Ho depositato una proposta di legge per l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sulle stragi nel Mediterraneo e sull’operato della guardia costiera libica. È necessario che il parlamento torni ad esercitare le proprie prerogative di controllo e indagine» ha annunciato il deputato radicale di +Europa Riccardo Magi, che insieme a Nicola Fratoianni (Leu) e Stefania Prestigiacomo (Forza Italia) salì il 27 gennaio sulla Sea Watchverificare la situazione a bordo della nave . «Ho presentato questa proposta di legge - ha aggiunto Magi - accogliendo l’appello di Luigi Manconi, di Radicali Italiani e delle tante personalità che hanno promosso il manifesto “Non siamo pesci”. È una proposta che offro a tutti i colleghi, di tutti i gruppi parlamentari, come punto di partenza per un lavoro il più possibile trasversale».

Fratoianni e Orfini: sostegno a commissione inchiesta
«Troviamo un testo unico sulla Commissione e presentiamolo insieme - ha aggiunto Fratoianni - Oggi il Mediterraneo è un deserto perché la politica italiana e europea sta lavorando per questo. A chiedere la Commissione anche il presidente del Pd Matteo Orfini, dal quale però arriva una nuova critica alla politica che il suo stesso partito con Minniti ha attuato in Libia: «I dubbi che alcuni di noi avevano espresso sulla strategia con la Libia si stanno rivelando fondatissimi - ha detto - La strategia in Libia è fallimentare perché non garantisce il rispetto dei diritti umani e, dunque, bisogna rimettere radicalmente in discussione ciò che è stato fatto in questi anni». Alla
conferenza stampa era presente anche l’ex senatore Luigi Manconi (presidente dell’associazione “A buon diritto”) che ha chiesto che la commissione d'inchiesta possa effettuare anche una missione in Libia per visitare i centri dove vengono rinchiusi i migranti.

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...