Il Consiglio Ue

Migranti: niente accordo Ue sugli sbarchi, intesa Draghi-Merkel su Turchia e Libia

Il premier conosce perfettamente fino a che punto possono spingersi le richieste italiane agli altri Paesi del Nord Europa. Ha piena consapevolezza delle criticità presenti sul tema nelle opinioni pubbliche tedesca e francese in vista delle rispettive scadenze elettorali

di Gerardo Pelosi

Migranti, Draghi: "Gestione deve essere davvero europea"

3' di lettura

Si giocherà tutto sul lato delle partenze (e non degli arrivi) dei migranti l'accordo che si profila al vertice europeo di Bruxelles che comincia oggi, 24 giugno, con una colazione di lavoro. Di questioni globali dalla pandemia al clima e ai migranti i leader dei 27 parleranno con un ospite d'eccezione, il segretario generale dell’Onu António Guterres.

Si entrerà poi nel merito delle questioni a cominciare dal dossier migranti. Tema sollevato dal premier italiano Mario Draghi già nel precedente vertice di maggio che non dovrebbe segnare però novità sostanziali ad eccezione del fatto che per la prima volta le migrazioni entreranno a far parte integrante della cosiddetta ”dimensione esterna dell’Unione”. «Non aspettiamoci risultati trionfali in Europa, la trattativa è lunga, dobbiamo essere persistenti e presenti» ha detto ieri Draghi in Parlamento illustrando la posizione italiana in vista del vertice europeo. «Una volta che si hanno flussi migratori legali - ha aggiunto il presidente del Consiglio nella sua replica al Senato - bisogna aiutare a integrarli, altrimenti noi facciamo innanzitutto un danno a noi stessi, creiamo nemici del Paese».

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Accordo Draghi-Merkel per disinnescare dossier migranti

Draghi conosce perfettamente fino a che punto possono spingersi le richieste italiane agli altri Paesi del Nord Europa. Ha piena consapevolezza delle criticità presenti sul tema nelle opinioni pubbliche tedesca e francese in vista delle rispettive scadenze elettorali. Ne ha parlato pochi giorni fa anche la cancelliera tedesca, Angela Merkel. E l’intesa raggiunta si è ora tradotta nella bozza di comunicato finale del Consiglio laddove si parla di aiuti sotto vario genere ai Paesi di provenienza dei flussi (come Sahel e Mali) e di transito (Libia) per allentare la pressione sulle frontiere esterne dell'Unione. Draghi sosterrà la richiesta tedesca di prorogare il pacchetto di aiuti finanziari alla Turchia di Erdogan a fronte di un impegno turco a creare zone cuscinetto e centri di assistenza per i migranti provenienti da Lesbo.

Dalla Commissione la proposta di dare altri 5,7 miliardi alla Turchia

La Commissione presenterà infatti la proposta di destinare 5,7 miliardi di euro per il sostegno dei siriani in Turchia, in Libano e in Giordania di cui 3,5 miliardi destinati ai quasi 4 milioni di siriani che si trovano in Turchia. Finanziamento che si somma ai 6 miliardi già riconosciuti ad Ankara per gli anni scorsi. Da parte sua invece la Merkel si farà portavoce delle istanze italiane per favorire quella stabilizzazione in Libia (al centro ieri anche di una nuova riunione del cosiddetto “processo di Berlino”) premessa essenziale per offrire aiuti al Governo transitorio di Tripoli e frenare quindi le partenze verso le coste siciliane.

Finanziamenti Ue per le necessità più urgenti dei rifugiati

Quanto alle forme di aiuto si parla di fondi che proverranno dal bilancio Ue e gli Stati possono decidere di aumentarli con contributi nazionali. In un documento preparatorio in circolazione alla vigilia del vertice si afferma che i finanziamenti Ue dovrebbero servire per «le necessità più urgenti dei rifugiati e delle comunità che li accolgono». Il presidente del Consiglio Ue Charles Michel nella rituale lettera inviata ai capi di Stato e di Governo ha annunciato che «focalizzeremo la discussione sulla dimensione esterna della politica sull'immigrazione con l'obiettivo di rafforzare la nostra cooperazione con i Paesi di origine e di transito. Dovremmo decidere azioni in tempi rapidi». I capi di Stato e di governo dovrebbero anche varare un’agenda per i leader, che elenca i temi prioritari da trattare nei prossimi vertici in calendario di qui a dicembre 2021 o marzo 2022. Si va dal Covid, che resterà fondamentale al digitale alla cybersicurezza, dalla Cina alla Russia alla Turchia ai rapporti con Usa e Regno Unito. E poi clima, strategia industriale e summit dell’Eurozona.

Libia: coinvolgere gli Stati Uniti con l’aiuto delle Nazioni Unite

La necessità di mettere in atto una politica europea efficace per la stabilizzazione della Libia, secondo Draghi nasce anche dalla scarsa attenzione degli Stati Uniti a questo dossier. «L’attore che avrebbe più carte da giocare – ha detto ieri il premier italiano in Parlamento - non vuole essere coinvolto in quella parte del mondo: questo è stato anche oggetto dei colloqui avuti in Cornovaglia (in occasione del vertice del G7, ndr). Quello che però si sta cercando di fare è sollecitare l’azione dell’Unione europea come tale sotto l’auspicio delle Nazioni Unite e a quel punto vedere se gli Stati Uniti possono affiancare o possono comunque essere favorevoli all’azione delle Nazioni Unite in quella parte del mondo, di nuovo nella consapevolezza che ormai quella sfida è diventata troppo grande per essere affrontata dai singoli Paesi».


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