accoglienza con i fondi ue

Migranti oltre gli Sprar: quando l’accoglienza diffusa porta all’autonomia

di Giuseppe Chiellino


Amadou al lavoro da Roberto Cavalli

4' di lettura

Annalisa Verna è un'insegnate di matematica di Milano che ha ospitato per alcuni mesi Mamadou, un giovane senegalese di 21 anni, aiutandolo a compiere i passi decisivi per l'integrazione.

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L'estate scorsa, ad una vicina di casa preoccupata di lasciare incustodito il proprio appartamento per andare in vacanza, “perché sa, con tutti questi immigrati…”, risponde: “Io ho risolto il problema. Lascio la casa a un immigrato, così è al sicuro”. La conversazione termina con la vicina che chiede ad Annalisa se Mamadou, mentre lei sarà fuori città, può dare un'occhiata anche al suo appartamento.

Mamadou e Annalisa

La storia è vera e dimostra che la paura degli immigrati sfuma fino a svanire quando, da massa indistinta e minacciosa, questi diventano persone, con volti, nomi e le proprie storie. Annalisa l'ha raccontata, insieme a qualche altro aneddoto, ieri a Cascina Triulza, a Milano, dove si è svolto l'evento conclusivo del progetto “Fra noi”, finanziato dal Fondo europeo asilo, migrazioni e integrazione (Fami) e dal ministero dell’Interno. Il Consorzio Farsi prossimo, realtà legata alla Caritas Ambrosiana, è capofila del progetto che ha coinvolto oltre 40 enti profit e no profit in dieci regioni italiane, dal Friuli alla Sicilia.

Casa, lavoro e famiglia
Obiettivo del progetto, chiuso formalmente il 31 dicembre scorso e del valore di poco meno di 2 milioni di euro, era la realizzazione di una rete nazionale di “accoglienza diffusa per un'autonomia possibile”, finalizzata alla sperimentazione di interventi per l'integrazione stabile di immigrati con status di rifugiati o che hanno ottenuto la protezione sussidiaria. Il progetto si è articolato su tre assi: le strategie per trovare un'abitazione, l'orientamento e l'accompagnamento per il lavoro e l'accoglienza per favorire l'integrazione.

Mamadou e Annalisa

“Casa, lavoro e famiglia sono i tre bisogni essenziali per avere condizioni di vita dignitose, rappresentano la dimensione strutturale dell'integrazione che è anche la più difficile da realizzare rispetto alla dimensione relazionale e a quella personale” ha spiegato in una tavola rotonda Maurizio Ambrosini, docente di sociologia alla Statale di Milano e membro del comitato scientifico del progetto. Lo aveva preceduto Catherine Wihtol de Wenden, docente di migrazioni internazionali a Science Po a Lille, in Francia, che sottolineato la necessità di guardare alle migrazioni in un'ottica globale e non regionale, perché i flussi da Sud verso Nord sono solo una parte limitata del problema proprio perché incontrano molti più ostacoli, mentre gli spostamenti Sud-Sud sono molto più consistenti proprio perché molti paesi non richiedono visti d'ingresso. Molto critico con il cosiddetto “decreto sicurezza” l'assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino.

Percorsi di autonomia
In poco più di un anno il progetto ha accompagnato verso l'autonomia socio-economica quasi 200 persone, realizzando quasi 280 azioni personalizzate. Spesso cose molto pratiche, come una bici per andare al lavoro, il sostegno di una baby sitter per i figli o l'abbonamento ai mezzi pubblici. In molti casi l'accoglienza in una famiglia italiana per un periodo limitato. Ma anche iniziative più mirate o strutturate, come un tirocinio professionale o l'accompagnamento alla ricerca del lavoro e la valorizzazione del curriculum attraverso LinkedIn. “Quasi sempre azioni in grado di fare la differenza tra l'essere autonomi nel loro nuovo Paese o l'essere ancora dipendenti da aiuti” spiegano al Consorzio Farsi prossimo.

Roberto Cavalli

Ed è ciò che è successo per Amodou, 21 anni, originario del Gambia, a Shamas, 34 anni pakistano, e Dimas, 21enne da El Salvador, che hanno trovato lavoro nel mondo della moda, in tre diversi reparti della Roberto Cavalli: “Talento, un po' di follia e creatività, grande coraggio e disposizione a rimettersi in discussione, voglia di accettare le sfide, empatia e relazione. Queste sono le qualità che cerchiamo in chi vuole lavorare in questa azienda di moda, dove da sempre si respira aria internazionale” ha spiegato Elisabetta Rocchini, direttore del personale di Roberto Cavalli. “E loro le hanno”.

Baker McKenzie

Nel dipartimento information tecnology di Baker McKenzie ha trovato lavoro Abd, 30 anni, fuggito dalla Siria e rifugiato in Italia dal 2016. Grazie alla sua disponibilità, alle sue capacità tecniche e all'attitudine a lavorare in gruppo oggi è assunto a tempo indeterminato nello studio legale internazionale. Determinazione, dinamicità e voglia di cogliere le sfide sono le qualità che hanno permesso ad Alì, dalla Turchia, e a Natasha, dal Pakistan, di entrare alla Mantero Seta come addetto al magazzino tessuti e operatrice controllo qualità

Mantero Seta s.p.a.

In tutto sono state 118 le persone inserite in azienda con un tirocinio, prevalentemente nel settore alberghiero e ristorazione (43%), nel commercio/servizi (21%), nel manifatturiero (12%). Di questi, circa un terzo sono già stati assunti.
Ci sono infine le cosiddette “azioni casa” - cioè le azioni di sostegno per permettere ai beneficiari del progetto di abitare in una casa in autonomia: si è trattato di azioni quali l'aiuto nella ricerca della casa, il sostegno economico per le prime bollette o per le prime mensilità di un affitto – che hanno permesso a 100 tra persone e nuclei familiari di entrare in una casa.

Appunti per un manuale sulla transizione abitativa dei rifugiati

Non solo numeri
Ma tra gli obiettivi centrati dal progetto non ci sono solo i numeri. “Fra Noi” è il primo progetto dedicato all'integrazione con dimensione nazionale e ciò “ha permesso di creare una rete tra enti che si occupano di accoglienza ciascuno sul proprio territorio, scambiando informazioni, modalità di lavoro e soprattutto condividendo buone prassi replicabili sul tema dell'accoglienza in famiglia, degli inserimenti lavorativi e dell'autonomia abitativa”.
«Il concetto di autonomia è strettamente legato a quello di interdipendenza reciproca. Sperimentiamo che ogni persona è tanto più autonoma, quanto più è consapevole di essere connessa con chi ha intorno - ha detto Giovanni Carrara, presidente di Consorzio. - Questo vale per le persone, ma vale anche per le realtà come le nostre: creare un'interconnessione tra le singole esperienze sul territorio, o con soggetti attivi in ambiti diversi, come le aziende, ha consentito di ampliare il ventaglio di opportunità: di integrazione, lavorative, abitative».

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