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Migranti, Ong al contrattacco: basta sospetti, nostre navi non sono taxi nel mare

di Andrea Gagliardi

(LaPresse)

5' di lettura

«Tutte le attività devono in linea generale aiutare a salvare vite umane, per cui i dubbi emergenti non vanno sottovalutati, ma si tratta di evitare generalizzazioni e conclusioni affrettate e proseguire con una rigorosa valutazione degli atti». In un’intervista alla Welt, rispondendo a una domanda sulle recenti ipotesi investigative rilanciate dalla procura di Catania di finanziamenti e rapporti di cooperazione tra trafficanti di esseri umani e alcune organizzazioni non governative, il ministro dell’Interno Marco Minniti ha ribadito quanto già detto durante il question timeil 27 aprile. Lo ha fatto nel giorno in cui un importante riconoscimento nella gestione della crisi migratoria è arrivato all’Italia dal presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker («L’Italia fin dal primo giorno fa tutto ciò che può fare sulla crisi migratoria. L'Italia ha salvato e salva l’onore dell'Europa. Perciò dobbiamo essere più solidali sia con l'Italia sia con la Grecia»).

Caritas: processo mediatico a Ong, ma no proposte
A difesa del lavoro delle Ong si sono schierate oggi personalità del mondo della politica e del volontariato nel corso di una conferenza stampa in Senato sulla “Grande bugia delle navi taxi”. Un’espressione quest’ultima utilizzata più volte dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (M5s) per stigmatizzare l’attività delle navi di alcune organizzazioni non governative, ree di andare a recuperare migranti in mare prima ancora di ricevere richieste di soccorso. «Stiamo assistendo a un processo mediatico contro chi ha creduto di salvare vite umane» ha denunciato il direttore della Caritas italiana, monsignor Francesco Soddu, rilevando che «se poi il retro pensiero è arrivare a rinunciare alle attività di soccorso per evitare che queste persone raggiungano il nostro Paese è bene che lo dicano apertamente. Meglio un dibattito aperto che un’ipocrisia istituzionale. Ad oggi infatti non abbiamo ancora ascoltato proposte alternative»

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Bonino e Manconi in difesa delle Ong
L’ex ministra degli Esteri Emma Bonino ha puntato il dito contro il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, che il 9 maggio sarà ascoltato dalla Commissione parlamentare Antimafia per approfondire anche il ruolo della criminalità organizzata nel traffico di migranti verso il nostro Paese. «Deve essere chiaro - ha detto Bonino - che un magistrato parla per atti non per sospetti, non per ipotesi, illazioni. È due mesi che va in giro ma poi dice che non ha le prove. Mesi e settimane di discredito complessivo che nessuno pagherà». A lei ha fatto eco il senatore Pd Luigi Manconi. «Per due mesi e oltre è stata messa sotto accusa l’idea stessa del soccorso, dell’aiuto in mare, la categoria dell’intervento umanitario» ha denunciato Manconi, per il quale «sospetti malevoli e maleodoranti» si è minata la categoria stessa “della solidarietà umana» e il «diritto del mare».

Ong spagnola: nessuno ci ha portato in tribunale
Da mesi «assistiamo a dichiarazioni e accuse giornaliere» ma nessuno ci ha portato in tribunale. Ho capito che l’obiettivo era minare l’immagine delle Ong perché sparissimo dalla zona». Questa la denuncia di Riccardo Gatti, capo missione della Ong spagnola Proactiva-Open Arms, che ha aggiunto: «Dalla Guardia Costiera ci hanno sempre ringraziato per essere lì, perché loro, da soli, non ce la fanno. Non so se finiranno i contributi, ma so che questa campagna sta facendo molto danno alle persone che vogliono aiutare».

Save Children e Msf: basta accuse e sospetti
«Ben venga la trasparenza, non ci sono zone franche, ma questo non significa alimentare un clima di sospetto su un’attività che con tanto impegno stanno facendo le Ong e la Guardia Costiera» ha dichiarato Raffaella Milano, direttore dei programmi Italia - Europa di Save the Children. «Ieri sera una nostra imbarcazione è tornata con dei morti a bordo. Questa è la risposta a chi ritiene che le nostre navi siano un fattore di attrazione» ha denunciato Loris De Filippi, responsabile in Italia di Medici senza frontiere, che ha aggiunto: «Paghiamo Frontex 250 milioni l'anno, possibile che non ci riesca a mettere in piedi un soccorso in mare europeo? Noi - conclude - torneremmo volentieri a fare quello che facevamo in giro per il mondo».

La difesa di Moas e le altre Ong nel Canale di Sicilia
Tra le Ong più attive nel Mar Mediterraeo c'è la maltese Moas: in tre anni ha soccorso oltre 35mila migranti con navi e droni spingendosi anche (hanno spiegato ieri i responsabili in audizione in Parlamento) in acque libiche, «ma sempre su indicazione del Centro di coordinamento marittimo della Guardia costiera di Roma». Moas ha assicurato inoltre di non ricevere richieste d’intervento dalla Libia, di non avere mai spento i trasponder e di essere «disponibile a fornire la lista dei donatori che ci finanziano». Regina Catrambone, fondatrice del Moas insieme al marito Christopher, intervistata dal programma 'Restate Scomodi', su Radio 1, ha dichiarato poi oggi che sulla nava Phoenix diretta a Catania con 394 persone soccorse su tre natanti c'è anche «il cadavere di un ragazzo con una ferita da arma da fuoco. Testimoni ci hanno detto che è stato ucciso a colpi di pistola perchè non ha voluto dare il suo cappellino da baseball ad un trafficante».

Le nove Ong impegnate nelle attività di salvataggio
A febbraio scorso erano in tutto nove le Ong impegnate nelle attività di salvataggio nel Canale di Sicilia: oltre a Moas e Pro-activa ci sono Medici senza frontiere, Sea-Watch, SOS MEditerranée, Pro-Activa, Sea-Eye, Jugend Rettet, Refugee Boat Foundation e Save the Children. Dispongono di 14 imbarcazioni e due droni per le operazioni di SAR (Search and Rescue) e nel 2016 hanno effettuato il 22% delle operazioni di salvataggio. Le più grandi e importanti come Save the Children e Medici senza Frontiere sono state ufficialmente “scagionate” da Zuccaro perché «hanno dimostrato in maniera inequivocabile che operano per solidarietà» e «non devono dimostrare niente a nessuno».

Il report della Marina
Nella sua audizione in commissione Difesa
, il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, che ha aperto un’indagine sui presunti rapporti tra trafficanti di esseri umani e alcune Ong, aveva parlato di «contatti radio» e «telefonate», spiegando che si trattava di informazioni che non arrivano dagli 007, ma da Frontex e dalla Marina Militare. Non c’è solo un documento riservato di Frontex in cui sono riportate non solo i racconti di migranti che dicono di aver assistito a telefonate tra scafisti e equipaggi di navi impegnate nelle operazioni di soccorso. A far scattare l’indagine del procuratore Zuccaro è, come rivelato oggi dal Sole 24 Ore, una documentazione consegnatagli dalla Marina militare. La nascita dell’inchiesta è legata soprattutto a un fatto specifico. Sul canale radio VHF 16, in fase di pattugliamento, un'unità della Marina militare sente una conversazione sospetta tra uno scafista e un addetto di una nave Ong. I militari si avvicinano all’imbarcazione nel mirino e fanno rilievi fotografici. Il tutto viene poi consegnato dalla Marina a Zuccaro. Ma, come dice lui stesso, «non sono prove utilizzabili». Non ci sono infatti intercettazioni autorizzate da un ufficio giudiziario. Né documentazioni prodotte da un organismo di polizia giudiziaria. Non a caso il procuratore, nella sua audizione in commissione, aveva chiesto alla politica di dare ai magistrati in prima linea gli strumenti per uscire dallo stallo attuale dell’azione investigativa: dagli ufficiali di polizia giudiziaria imbarcati a bordo delle navi, alla possibilità di intercettare le richieste di aiuto che partono da cellulari satellitari.

Inchiesta Trapani su Ong nata da rissa equipaggio
Intanto c’è attesa per l’audizione in Parlamento del procuratore di Trapani, che ha aperto un’inchiesta su una Ong per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. L’indagine sarebbe nata da una rissa scoppiata sulla nave tra membri dell'equipaggio. Lite che sarebbe stata sedata dalla polizia. Alcuni marinai, sentiti dagli investigatori, avrebbero raccontato di affari illeciti
dell'organizzazione. L’inchiesta, coordinata dal pm Andrea Tarondo, avrebbe appurato, tra l’altro che l’organizzazione umanitaria sarebbe intervenuta
a salvataggio dei migranti senza attendere l’SOS.

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