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Migranti, perché la rotta Marocco-Spagna è ora quella più percorsa per arrivare in Europa

di Roberto Bongiorni

Migranti, torna la rotta di Gibilterra: sbarchi triplicati

5' di lettura

«Perché organizzare la Conferenza sul Global Compact per la migrazione qui, a Marrakech? Semplice. Complice la sua posizione geografica, oltre ad essere un Paese di emigrazione, dal Duemila il Marocco si è trasformato anche in Paese di transito, e da alcuni anni pure in Paese di destinazione. Ecco perché dal 2013 il Marocco ha sviluppato una politica migratoria nazionale per anticipare gli sviluppi dei fenomeni migratori». Nasser Bourita, il ministro marocchino degli Esteri, è stato anche il presidente della Conferenza sul Global Compact per la migrazione. Il suo punto di vista è ampiamente condiviso. Il fenomeno della migrazione deve essere gestito con un approccio multilaterale. «Il nostro Governo è stato il primo dell'Africa ad adottare una politica migratoria – precisa il ministro - . Già alla fine del 2009 abbiamo compreso che il fenomeno migratorio è interessato da cambiamenti strutturali». Proprio ai margini della Conferenza Nasser Bourita ha firmato con il presidente della Commissione dell'Unione Africana, Moussa Faki Mahamat, l'Osservatorio africano sulle migrazioni e lo sviluppo (Oamd). Il cui mandato sarà di raccogliere informazioni, favorire lo scambio e promuovere il coordinamento tra i Paesi africani sul tema delle migrazioni. «La creazione dell'Oamd rappresenta il primo passo nell'implementazione del Global Compact», ha spiegato il ministro degli Esteri marocchino.

A Marrakesh firmato il Global Compact sui migranti, Conte assente

Rotta occidentale: triplicati gli arrivi dal Marocco
I numeri del 24esimo Rapporto Ismu sulle migrazioni 2018 sono preoccupanti: dal 1° gennaio all'11 novembre di quest'anno sono arrivati in Spagna 55mila migranti, di cui 49mila via mare e 6mila via terra. Si tratta del triplo rispetto allo stesso periodo del 2017.
E le altre due rotte? Sempre nello stesso periodo del 2018 gli arrivi in Grecia sono stati 29mila, quelli in Italia 22mila. «Guardate cosa è accaduto alle migrazioni verso l’Europa- sottolinea Nasser Bourita - . Nel 2015 la rotta di gran lunga più percorsa era quella orientale, dalla Siria, passando per la Turchia, arrivando in Grecia e poi verso la Germania ed altri Paesi europei. La reazione dell’Unione Europea (con l'accordo da sei miliardi di euro con la Turchia, nel 2016 Ndr) ha spostato nel 2016-2017 la migrazione sulla rotta centrale, dalla Libia all’Italia. Il Governo italiano ha reagito duramente, e gli sbarchi sono crollati del 90 per cento. A questo punto è stata la volta della rotta occidentale, dal Marocco alla Spagna, cresciuta del 150% nel 2017. Cosa significa tutto ciò? Significa che i network criminali hanno sviluppato una capacita di adattamento sorprendente. Agiscono in modo trasversale e multilaterale. Per contrastarli tutti noi dobbiamo usare un approccio multilaterale e collaborativo».

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Le relazioni del Marocco con Spagna e Ue
Sono ormai diversi anni che Spagna e Marocco intrattengono stretti rapporti in merito alle politiche migratorie, e non solo. Come ogni premier spagnolo, a poche settimane dal suo insediamento, anche il neo primo ministro Pedro Sanchez è volato alla volta di Rabat per incontrare le autorità marocchine. «Penso che il modello di cooperazione marocchino-spagnolo sia un esempio, perché affronta la questione nella sua interezza, lungi da soluzioni facili e meccanismi controproducenti», aveva precisato Bourita.
La Spagna, inoltre, tramite programmi di migrazione circolare, continua a dare l’opportunità di lavorare regolarmente in Spagna, ad un certo numero di marocchini circolare (come i 50mila lavoratori stagionali inviati in Spagna per la raccolta delle fragole). Il Marocco, a sua volta, ha spesso accettato il rimpatrio di suoi cittadini adulti entrati in Spagna per vie irregolari.
In assenza di una cooperazione e di accordi con Rabat, Madrid teme che la rotta occidentale possa divenire sempre più l’itinerario scelto dai i migranti clandestini per entrare in Europa. Ecco perché, due mesi fa, il segretario di Stato Spagnolo per le Migrazioni Consuelo Rumí, non ha esitato ad affermare: la Spagna sarà la “voce” del Marocco in Europa.
Queste e altre iniziative hanno spinto alcuni osservatori a suggerire come le relazioni tra Spagna e Marocco possano fungere da modello per lo sviluppo di una strategia europea di immigrazione, fondata anche su un partenariato allargato con gli stati al sud del Marocco. Frutto del sostegno della Spagna al Marocco, in ottobre la Commissione Europea ha approvato un pacchetto di aiuti da 140 milioni di euro a sostegno del controllo delle frontiere con il Marocco e del contenimento delle migrazioni. Una volta stabilite le vie per la migrazione regolare, sarebbe più facile per Bruxelles far partire negoziati concreti per arrivare a rapporti che prevedano anche rimpatri con gli stati africani.

La guerra contro il network della tratta di esseri umani
Funzionari e politici marocchini, incluso il ministro, hanno ripetutamente suggerito che gli interventi dell’Italia in Libia, ma più in generale le azioni europee, avrebbero spinto le reti di contrabbando a spostare le proprie attività verso il Marocco, esercitando una pressione extra sul territorio di uno dei Paesi più poveri che si affaccia sul Mediterraneo.
«Il Marocco - continua il ministro degli Esteri - non considera i migranti come criminali, considera i commercianti di uomini come criminali. Oggi si vendono pacchetti a 4mila dollari e si ha diritto fino a tre tentativi, se i primi due falliscono. Vengono dal Bangladesh e dal Pakistan fino in Marocco. Le gang sono organizzate e strutturate. Questo il Marocco non lo accetterà. Io domando all’Europa, la migrazione vogliamo subirla o gestirla? Volete scaricare il problema sui Paesi di transito?».
Il ministro ha poi aggiunto: «Per noi era importante sviluppare un rapporto di solidarietà nei confronti dei migranti più vulnerabili. In quest'ottica dal 2013 abbiamo regolarizzato 50mila subsahariani(il 90% delle richieste), venuti qui per migrare in Europa. Non potendo passare hanno deciso di restare in Marocco. Li abbiamo integrati. Oggi hanno accesso al mercato del lavoro, alla sanità, all'istruzione».

Non solo luci ma anche ombre
I più critici agli accordi tra Rabat e Madrid hanno accusato il Marocco di usar la tratta di esseri umani come leva contrattuale, allargando o restringendo i controlli a seconda delle contingenze. Accuse respinte al mittente da Rabat.
Se la cooperazione tra Spagna (e quindi anche indirettamente l'Europa) sembra in parte funzionare sui controlli e sulle politiche di contenimento, sul fronte dei diritti umani e sul rispetto della legge internazionale sono state sollevate diverse critiche da parte di numerosi osservatori. Come peraltro è accaduto, e accade tutt'ora, in altri Paesi dell'Europa (tra i quali l'Italia). Quando, lo scorso 22 agosto, 116 migranti marocchini scavalcarono le recinzioni di Ceuta (le Barriere di separazione di Ceuta e Melilla sono due distinte barriere fisiche di separazione tra il Marocco e le città autonome spagnole di Ceuta e Melilla) furono poi rimpatriati in sole 48 ore dalle autorità spagnole. Un tempo – si sono lamentate Ong a difesa dei diritti umani - giudicato del tutto insufficiente per svolgere delle procedure di accertamento e valutazione corrette nei confronti dei migranti.

Altro argomento che ha sollevato numerose critiche è stato il trasferimento, da parte delle autorità marocchine, di centinaia di migranti dal Nord al Sud del Marocco. Alcuni media hanno denunciato sia avvenuto in aree desertiche, in condizioni del tutto precarie. Il Governo Marocchino ha respinto le accuse, ribadendo che tali spostamenti erano finalizzati ad allontanare i migranti dalle frontiera con l'Unione Europea.

Bruxelles è stata poi criticata per non aver espresso un posizione dura quando la marina militare marocchina ha aperto il fuoco contro barconi di migranti (lo scafista spagnolo aveva cercato di fuggire nonostante gli fosse stato intimato di fermarsi). In un caso, a fine settembre, ha perso la vita una studentessa marocchina di 22 anni. In ottobre era stato ferito un ragazzo di 16 anni che si trovava su un barcone di 60 migranti clandestini. Nonostante i grandi passi avanti compiuti dal Marocco, non sono segnali che permettono di indulgere all'ottimismo.

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