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Migranti, il piano Italia-Malta mercoledì sul tavolo del vertice Ue di Helsinki

Corridoi umanitari, aree franche e investimenti nei paesi d’origine

di Gerardo Pelosi


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Enzo Moavero Milanesi (Epa)

3' di lettura

«Nessuno dei Paesi Ue ha detto esplicitamente no alle nuove proposte sui migranti frutto delle recenti intese tra Italia e Malta». Così il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi spiega al Sole24Ore le conclusioni del Consiglio Affari esteri riunitosi oggi a Bruxelles. «C’è un ottimo clima di collaborazione – aggiunge il responsabile della Farnesina – anche con Francia, Germania e Spagna; le posizioni dei Paesi dell’Est di Visegrad e dell’Austria sono note; per loro non si deve discutere di relocation ma occorre trovare il modo di impedire le partenze».

Verso il vertice di mercoledì
Anche se «nessuno ha detto esplicitamente no» è anche vero, secondo Moavero che «nessuno poteva dire di sì perché si tratta di proposte nuove che devono essere studiate nel dettaglio dal punto di vista operativo, cosa che faranno mercoledì ad Helsinki i ministri dell’Interno europei; il nostro compito di ministri degli Esteri era solo di affrontare uno dei problemi cruciali dell’Unione all’inizio della nuova legislatura in vista delle nuove proposte normative che verranno presentate dall'esecutivo comunitario».

Creare alternative a Dublino con “aree franche”
La proposta italiana e maltese parte dalla necessità di creare meccanismi validi una volta per tutte per evitare che ad ogni arrivo di una nave con migranti ricominci l’infinito balletto tra i Paesi di prima accoglienza e gli altri Paesi del Nord per ottenere delle quote di redistribuzione. Per questo si propongono corridoi umanitari per i migranti ai quali venga riconosciuto l’asilo politico richiesto in Paesi limitrofi a quelli di partenza e “aree franche” nella Ue per creare alternative al regolamento di Dublino. Oltre a ciò occorrono investimenti maggiori nei Paesi di origine e il tema, secondo Moavero, deve entrare nei negoziati sul Quadro finanziario europeo 2021-2027. Per reperire le risorse si ipotizza anche all'emissione di appositi titoli europei di debito.

Ministro tedesco Roth: serve meccanismo umanitario
Il ministro degli Affari europei tedesco, Michael Roth, prima del Consiglio Esteri ha detto di temere «soluzioni non di immediata applicazione perché non portano sostanzialmente molto avanti». Roth ha insistito su un
«meccanismo umanitario ad hoc immediato» per la ripartizione dei migranti salvati nel Mediterraneo. La gestione dei migranti «di solito riguarda gli Affari interni. Ma è ogni giorno più chiaro che i problemi migratori devono essere affrontati anche attraverso accordi con i Paesi di origine e transito, e questo richiede inevitabilmente una soluzione diplomatica negoziata. L’Italia e Malta hanno ritenuto fosse necessario portare questa questione al Consiglio affari esteri e penso che sia una buona idea». La proposta avanzata dal ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas per una “alleanza” a livello Ue per un meccanismo vincolante di ripartizione dei profughi «è un passo verso una soluzione per tutta la Ue».

Ministro Esteri Austria: si rischia di tornare indietro
Una voce fuori dal coro più in sintonia con le posizioni dei Paesi di Visegrad è quella del ministro degli Esteri austriaco Alexander Schallenberg. «Posso solo dire – ha osservato il ministro - che quando sento parlare di corridoi umanitari, meccanismi di ricollocamento e una coalizioni di volenterosi, occorre stare attenti che la discussione non torni indietro di tre anni». Secondo Schallenberg «lo scorso anno c’è stata un’inversione sotto la presidenza austriaca, e vogliamo un approccio globale» che preveda anche una dimensione interna. «Un punto della discussione ripreso dagli anni passati non porterà niente di nuovo».

Ministro Esteri Ungheria: o con Salvini o con migranti
Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha spiegato che sul Mediterraneo centrale «ci ritroviamo a combattere la stessa battaglia del 2015, tra quelli che voglio fermare la migrazione e quelli che la vogliono organizzare. Dobbiamo decidere, o si sta dalla parte del ministro dell'Interno italiano o da quella dei trafficanti». Questa posizione a favore della migrazione potrebbe scatenare, secondo il capo della diplomazia ungherese, una nuova ondata, offrendo un pretesto per discutere a favore delle quote di ricollocazione. «Ho chiarito – ha aggiunto Szijjarto - che l’Ungheria non sosterrà alcuna nuova proposta sulle quote. Questi Paesi stanno giocando col fuoco. Anche se scelgono di distribuire tra loro i migranti, così facendo mettono a rischio la cultura e l'identità dell'Europa».

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