LA PROPOSTA

Migranti, il piano di riforma della Ue: ricollocamento o «rimpatrio sponsorizzato»

La Ue presta un «patto» su tre piani: collaborazione con i paesi di provenienza, screening ai confini e pagamento dei rimpatri per i paesi che rifiutano i ricollocamenti

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Von der Leyen (Reuters)

La Ue presta un «patto» su tre piani: collaborazione con i paesi di provenienza, screening ai confini e pagamento dei rimpatri per i paesi che rifiutano i ricollocamenti


2' di lettura

Un nuovo pacchetto di regole sulle migrazioni per superare il sistema Dublino e spingere sulla «condivisione» della solidarietà tra gli stati membri Ue. La Commissione europea ha alzato il sipario il 23 settembre sul suo nuovo «patto» per la gestione degli ingressi, incentrato sui tre pilastri già anticipati dal Sole 24 Ore del 23 settembre: collaborazione con i paesi di partenza, maggiore controllo dei confini e un sistema di solidarietà che introduce un meccanismo di sponsorizzazione dei rimpatri nel caso di rifiuto del ricollocamento.

La Ue «ha bisogno di soluzioni sostenibili» sulla migrazione, ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, introducendo il piano insieme alla commissaria Ylva Johansson e al vicepresidente Margaritis Schinas. L’intenzione è di «alleggerire il peso sui paesi di primo ingresso», ha detto Johansson.

Schinas: più collaborazione e rimpatri sponsorizzati

Il vicepresidente dell’esecutivo, Margaritis Schinas, ha dettagliato i tre «piani» di svolgimento della riforma elaborata dalla Commissione «dopo anni di lavoro». «Abbiamo cancellato il nostro sistema di Dublino che era qualcosa di simbolico», ha detto, «non poteva affrontare la sfida della migrazione globale che l'Europa sta affrontando adesso e continuerà ad affrontare in futuro».

Il primo piano della riforma è quello di una collaborazione costante con i paesi di provenienza: «L’Europa ha bisogno che i partner gestiscano le migrazioni ha detto Schinas - Significa che lavoreremo con tutti i partner esterni. Abbiamo già investito 9 miliardi di euro dal 2015 per milioni di rifugiati. Due obiettivi: uno, aiutare ad aiutare il loro popolo; due, rompere il business dei trafficanti».

In seconda battuta, Schinas ha spiegato che il maggior controllo dei confini passerà per un’opera di «screening: tutti gli arrivi saranno sottoposti a una procedura di controllo». Il riconoscimento, secondo quanto aveva già spiegato la commissaria Johansson, potrà avvenire con due modalità: un iter canonico per la richiesta di asilo o una procedura di frontiera rapida, riservata ai migranti in arrivo da paesi con un basso livello di concessione dell’asilo. Il meccanismo di solidarietà, ha detto Johansson, «scatterà in modo automatico per i migranti che vengono salvati in mare. Ma anche il Paese di sbarco ne dovrà accogliere una parte». Il presupposto è che «non ci saranno più soluzioni ad hoc» per ogni singolo sbarco.

In terza battuta, la Ue vuole introdurre «rigide ma giuste regole sulla solidarietà. Non si discute se dare solidarietà ma come darlo. Tutti i paesi devono poter ottenere la solidarietà sotto specifiche condizioni». Schinas ha spiegato che Bruxelles ha sviluppato un «nuovo concetto» per la solidarietà fra paesi: return sponsorship, i rimpatri sponsorizzati. In altre parole, se un paese rifiuta di prendersi in carico un ricollocamento deve offrirsi di gestire le pratiche di rimpatrio direttamente dal paese Ue sotto pressione. «È una alternativa per assicurare che i migranti che non vengono ricollocati siano rimpatriati» ha detto Schinas.

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