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Migranti, piano Ue per accelerare i rimpatri

dal nostro corrispondente Beda Romano

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ANSA/YARA NARDI


3' di lettura

BRUXELLES - La Commissione europea ha pubblicato oggi un nuovo rapporto sulla situazione dei flussi migratori verso l'Unione. L'esecutivo comunitario ha presentato un piano d'azione per rendere più rapido il rimpatrio dei migranti che non hanno diritto d'asilo (sul tavolo nuovi aiuti per 200 milioni di euro); ha esortato i paesi a effettuare il ricollocamento dei rifugiati arrivati in Italia e Grecia; e ha sottolineato la necessità di raddoppiare gli sforzi nella cooperazione con i paesi di transito.

«Per migliorare la nostra gestione dei flussi migratori - ha detto il vice presidente della Commissione europea Frans Timmermans - dobbiamo continuare ad applicare pienamente la nostra strategia, che prevede il ricollocamente, il reinsediamento e la piena entrata in vigore del nuovo corpo di guardie di frontiera (…) Tutte queste misure contengono i principi di solidarietà e di responsabilità».
Il rapporto comunitario giunge mentre l'avvicinarsi della primavera fa temere nuovi arrivi.

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In primis, la Commissione europea ha presentato un piano di azione per velocizzare il rimpatrio delle persone senza diritto d'asilo. Tra le altre cose, Bruxelles ha deciso di mettere a disposizione dei Ventotto nuovi aiuti per 200 milioni di euro. Il commissario all'Immigrazione Dimitri Avramopoulos ha proposto agli stati di «usare la possibilità di mettere in detenzione i migranti che non hanno diritto alla protezione internazionale» per attuare una politica più efficiente di espulsione e rimpatri.

«I tassi di rimpatrio devono essere migliorati», ha spiegato il commissario durante una conferenza stampa qui a Bruxelles. «Non abbiamo bisogno di nuove leggi. Abbiamo bisogno di un'attuazione migliore delle regole esistenti» ha detto Avramopoulos. «Non vogliamo dire campi di concentramento» ha precisato ancora il commissario. Questi ha riconosciuto che sono state avanzate «alcune idee su campi di detenzione fuori dall'Unione», ma che per ora non vi sono decisioni.

Le raccomandazioni saranno accolte positivamente a Roma. Giungono mentre il ministero degli Interni sta lavorando all'ipotesi di nuovi centri di identificazione e di espulsione (i CEI).

Secondo stime comunitarie, attualmente sul territorio europeo i migranti irregolari da espellere sarebbero un milione. Per meglio controllare le frontiere e per meglio gestire l'immigrazione verso l'Unione, ai rimpatrii sono associate forme di ricollocamento dei rifugiati arrivati in Italia e in Grecia.
Proprio su questo fronte, la Commissione europea ha notato sempre oggi piccoli miglioramenti, ma il livello dei rifugiati ridistribuiti in tutta l'Unione rimane drammaticamente basso: 13.546 sui 160mila previsti in via straordinaria tra il 2015 e il 2017.

Per la prima volta in modo esplicito, Bruxelles ha giudicato il comportamento degli stati membri, paese per paese. Malta e Finlandia stanno rispettando gli impegni, mentre Ungheria, Austria e Polonia, si sono finora rifiutati.

Tra i paesi che rispettano in modo solo limitato gli impegni ci sono la Repubblica Ceca, la Bulgaria, la Crozia, e la Slovacchia. Ancora una volta, il commissario all'Immigrazione ha accennato a possibili procedure di infrazione contro i paesi che violano l'accordo del 2015. L'avvio di una procedura “potrebbe essere un'opzione” ma “non siamo ancora a quel punto”. Bruxelles sta cercando di far sì che i paesi facciano il loro dovere: “Credo che tutti decideranno di farlo”, ha aggiunto l'uomo politico greco.

L'avvertimento è sembrato di pragmatica, tanto il tema è controverso. La Commissione è consapevole che in un contesto segnato da gravi tensioni nazionali l'apertura di procedure di infrazione rischia di aizzare ulteriormente gli animi. Al Consiglio europeo della settimana prossima, i capi di stato e di governo dovrebbero limitarsi a prendere atto del difficile negoziato in corso su una riforma più generale del diritto d'asilo, che dovrebbe rendere più strutturale il concetto di ricollocamento dei rifugiati.

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