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Accordo sui migranti anche per colf e badanti: oggi il decreto Rilancio da 55 mld

Oggi pomeriggio il Consiglio dei ministri dovrebbe varare la manovra anti-crisi. Palazzo Chigi annuncia l’accordo politico sul dl rilancio. In corso l’esame delle ultime norme

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Oggi pomeriggio il Consiglio dei ministri dovrebbe varare la manovra anti-crisi. Palazzo Chigi annuncia l’accordo politico sul dl rilancio. In corso l’esame delle ultime norme


5' di lettura

Arriva nella notte l’accordo sulla regolarizzazione dei migranti che, insieme alla quadratura delle coperture delle misure economiche, apre la strada all’approdo del decreto Rilancio in Consiglio dei ministri. La riunione, dopo essere slittata per giorni, dovrebbe tenersi oggi, mercoledì. «Nessun problema di coperture», assicurano dal ministero dell'Economia: arrivano 10 miliardi per la cig, 4 miliardi per il taglio dell’Irap e 6 miliardi per le pmi, 2 miliardi per l’adeguamento di negozi e attività produttive alle norme anti Covid, 2 miliardi per misure fiscali, 2,5 miliardi per il turismo e la cultura, 5 per sanità e sicurezza. E da Palazzo Chigi dichiarano «raggiunto l'accordo politico». Ora, dopo una riunione fiume dei tecnici in preconsiglio, l’ultimo miglio è atteso in Cdm (convocato per le 14) con il confronto tra i ministri sulla maximanovra da 55 miliardi che mobilita 130 miliardi di liquidità.

Sul dossier della regolarizzazione dei migranti, dopo due giorni di strappi e tensioni, e dopo un invito del premier Giuseppe Conte a rimettersi attorno a un tavolo per trovare la quadra, il capo politico del M5S Vito Crimi ha annunciato, intorno alla mezzanotte, un accordo “soddisfacente” che mette al centro «il lavoro regolare». Poco prima Luigi Di Maio aveva diffuso una nota per dichiarare fiducia a Crimi e al governo e la volontà di portare il decreto in Cdm al più presto. È stato l’attteso segnale di distensione. I ministri si sono rimessi al lavoro sul testo. E dal Pd Peppe Provenzano ha confermato all’unisono con Crimi l’intesa che, specifica, riguarderà braccianti, colf e badanti, anche italiani: «Non è una questione di bandierine ma di diritti», aggiunge. L’impianto, sottolineano fonti Dem, resta sostanzialmente invariato, con i due binari definiti dal Viminale per l’emersione del lavoro in nero e i permessi di soggiorno temporaneo ai lavoratori stranieri.

Sono però arrivate, a quanto è emerso, le rassicurazioni attese dal M5s grazie ad alcune modifiche, a partire da una precisazione ulteriore delle norme per escludere dalla sanatoria i datori di lavoro condannati per caporalato o reati come lo sfruttamento della prostituzione e l’immigrazione clandestina.

Sul fronte economico, dopo i problemi emersi al tavolo tecnico in particolare sulle coperture della cassa integrazione, il ministero dell’Economia ha assicurato che non ci sono problemi sulle risorse. Tra le varie misure arrivano, oltre a quelle già dette sopra, anche 4 miliardi e mezzo per il bonus autonomi, 12 miliardi di liquidità agli enti locali per il pagamento tempestivo dei propri debiti nei confronti dei fornitori, azzeramento dell'Iva per i dispositivi di protezione individuali, 500 milioni per colf e badanti.

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Il lavoro sulle coperture
Il ministro della Salute Roberto Speranza, alla trasmissione di Martedì su su La7, aveva annunciato che le risorse destinate alla sanità comprendono circa 1,5 miliardi per l’ospedalità pubblica e altrettanti per l'assistenza sul territorio, l’assunzione di 9.600 infermieri e l’aumento del 115% dei posti in terapia intensiva.

Per lo stanziamento del lungo elenco di misure il limite insuperabile è quello dello scostamento dagli obiettivi di deficit per il 3,3% del Pil approvato dal Parlamento a fine aprile, che si aggiunge ai 20 miliardi (1,1% del Pil) approvato a inizio marzo e utilizzato per intero con il decreto Cura Italia. Ma, vista la difficile composizione, tra i tecnici c’è chi non esclude il ricorso a “clausole di salvaguardia” per andare oltre i 55 miliardi in deficit. Con ad esempio il rimando ai fondi che arriveranno dal meccanismo europeo Sure per coprire gli ammortizzatori sociali.

Il nodo regolarizzazione migranti
La genesi dell’accordo raggiunto a tarda ora è stata travagliata. Ancora nella mattina di martedì, quando la riunione del preconsiglio presieduta dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro con i tecnici di tutti i ministeri per vagliare il testo del decreto Rilancio era già in corso, il Movimento 5 Stelle aveva ribadito la propria contrarietà alla regolarizzazione dei migranti, misura sulla quale insistevano invece il Partito democratico, Leu e Italia viva di Matteo Renzi con il ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova arrivata a minacciare le dimissioni se la sanatoria non fosse nel testo definitivo del provvedimento.

«Non ritengo possibile - aveva scritto in un post il capo politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi che aveva dovuto rinnegare l’accordo raggiunto per tenere a bada il malcontento che cresceva tra i pentastellati - - un colpo di spugna da parte dello Stato rispetto a reati odiosi come lo sfruttamento di esseri umani. Una sanatoria di questo tipo avrebbe effetti “morali” devastanti sul Paese. Inoltre si tratterebbe di una vera offesa nei confronti di quelle imprese oneste che hanno scelto di intraprendere un percorso di legalità, che si sono fidate di uno Stato che ha dichiarato lotta senza quartiere al lavoro nero e al caporalato. Non possiamo voltar loro le spalle proprio adesso e dire “abbiamo scherzato”».

Una linea dura che era stata alimentata direttamente da Luigi Di Maio sulla quale ha pesato il timore tra i Cinque Stelle di essere scavalcati a destra sui temi della legalità. Matteo Salvini aveva infatti già annunciato battaglia: «Invece di assicurare un lavoro ai milioni di italiani disoccupati e ai tanti immigrati regolari e perbene presenti in Italia - dice il capo della Lega -, il governo pensa a una maxi sanatoria per migliaia di clandestini.

Il compromesso raggiunto all’interno della maggioranza prevede che il datore di lavoro possa far emergere le situazioni non regolari con la garanzia dell’immunità penale. Una possibilità di sanatoria con il pagamento forfettario all’Inps di un contributo di 400 euro dalla quale vengono esclusi i datori di lavoro condannati (anche in via non definitiva) negli ultimi cinque anni per reati quali caporalato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, reclutamento di persone da destinare alla prostituzione.

Bonus turismo, le perplessità di Iv sul meccanismo di rimborso
Nel decreto è stato inserito anche un bonus da spendere per le vacanze sul territorio nazionale: si tratta di un credito d’imposta per il 2020, in favore dei nuclei familiari con un reddito Isee fino a 50mila euro per il pagamento dei servizi offerti in ambito nazionale dalle imprese turistico-ricettive. Per Italia Viva si tratta di un meccanismo che andrebbe semplificato: il credito di imposta andrebbe trasformato in contributi dirette alle aziende turistiche.

Le osservazioni del M5S sul pacchetto banche
Un altro nodo che ha tenuto impegnata la maggioranza fino all’accordo politico raggiunto in nottata riguarda le misure per le piccole banche. Il Movimento 5 Stelle è contrario al pacchetto di garanzie e misure fiscali di incentivo per gli acquirenti di istituti di credito con tetto di attività fino 5 miliardi che dovessero finire in liquidazione coatta amministrativa dopo l'entrata in vigore della manovra. Per i Cinque Stelle la misura si configurerebbe come un salvataggio.

Irap, la trattativa sullo stop alla rata di giugno
La gestazione di una manovra da 55 miliardi (in termini di indebitamento) e 155 miliardi (saldo da finanziare) è stata lunga pure per le rifiniture sugli interventi, a partire da quello molto richiesto dalle imprese sull’Irap. Per lo stop alla rata di giugno (saldo-acconto previsto per il 16 del prossimo mese), il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri aveva fatto riferimento inizialmente a un «abbuono» per le imprese che hanno subito un danno economico, vale a dire aziende (con fatturato tra 5 e 250 milioni di fatturato) che avessero registrato un calo di almeno un terzo delle entrate rispetto allo stesso mese del 2019. La misura è stata rivista dopo le richieste delle imprese (era stato per primo il presidente designato di Confindustria Carlo Bonomi a sollecitare l’intervento) e su pressioni di Italia viva: lo stop varrà per tutte le imprese fino a 250 milioni di euro per volume d’affari.

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