la gestione dei flussi

Migranti, più incentivi europei per i rimpatri volontari

di Andrea Gagliardi

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(ANSA)


3' di lettura

L’Italia vuole giocare un ruolo forte nella partita europea su migranti, traffico di esseri umani e contrasto al terrorismo. E nel 2017 l’Africa è stata centrale nella politica estera del nostro Paese. Non a caso il primo impegno istituzionale del 2018 di Angelino Alfano è una missione in Niger (Paese nel quale il Cdm ha dato il via libera a una missione militare per ridurre i migranti diretti verso il Vecchio Continente), Senegal e Guinea. Si punta a governare i flussi migratori, agendo direttamente in Africa. Ma anche ad aiutare tutti coloro che vogliono tornare nella loro terra d’origine volontariamente.

I rimpatri volontari sono non a caso uno dei canali d’intervento, sostenuto sul piano tecnico e finanziario dall’Ue. L’Europa ha già messo a disposizione 200 milioni di euro, ma la somma potrebbe salire. La sfida è convincere i Paesi di origine, spesso refrattari, a collaborare.

Sul fronte dei rimpatri, complessivamente, in base ai dati del Viminale, quest’anno sono stati rimandati nei Paesi d’origine 6.340 stranieri irregolari dall'Italia, erano 5.300 lo scorso anno, con una variazione percentuale positiva del 19,6%. Per i rimpatri servono accordi bilaterali con i Paesi di provenienza e l’Italia li ha con Paesi come Egitto, Tunisia, Marocco e Nigeria.

Gli incentivi al rimpatrio volontario in Italia
La procedura di rimpatrio volontario assistito verso i Paesi d’origine avviene in Italia invece sotto l’egida dell’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazione. Alla Tunisia e alla Libia, si sono aggiunti anche l'Algeria, il Niger, il Mali e il Ciad, che sono Paesi chiave per il controllo della rotta del mediterraneo centrale. In particolare l’Oim ha attivato lo scorso anno un programma (finanziato dal Viminale) di rimpatrio rivolto a 2500 cittadini di paesi terzi in Italia, regolari e irregolari, richiedenti asilo (diniegati, appellanti, in attesa di provvedimento), in difficoltà e vulnerabili.

Viene garantita, tra l’altro la fornitura dei biglietti aerei e l’assistenza nel rilascio dei documenti di viaggio, nonché l’erogazione di un'indennità di prima sistemazione pari a 400 euro in contanti da corrispondere a tutti i beneficiari prima della partenza (intesa per ciascun componente del nucleo familiare). A ciò va aggiunto un contributo alla reintegrazione in beni e servizi erogato nei paesi di origine tramite gli uffici Oim in loco e da assegnare a tutti i beneficiari nella misura di 1600 euro per singoli e capi famiglia, 800 euro per i parenti maggiorenni a carico e 480 per i minorenni a carico (solo se in partenza con il capo famiglia).

La Germania offre fino a 3mila euro per i rimpatri
Quella dei rimpatri volontari è una strategia su cui puntano molti Stati europei. Il governo tedesco ha un programma di incentivi economici (40 milioni nel 2017) per il rimpatrio volontario di migranti che hanno visto respinta la richiesta di asilo. Il progetto prevede che ai singoli migranti vengano offerti fino a 1.000 euro se decidono volontariamente di far ritorno nei loro paesi di origine, mentre ai nuclei familiari ne vengono offerti fino a 3mila. «Se una persona decide entro febbraio di accettare il rimpatrio volontario, potrà avere un'assistenza per ricominciare, ma anche per pagarsi un alloggio durante il primo anno di residenza nel paese d'origine», ha spiegato il ministro dell’Interno Thomas de Maiziere.

La strategia di Francia e Norvegia
L’intenzione di aumentare i rimpatri volontari assistiti non è nuova. Nel 2016 ad esempio, Francia e Norvegia hanno incrementato i fondi destinati ai richiedenti asilo che decidevano di tornare indietro. A novembre del 2016, il governo francese ha offerto 2.500 euro ai migranti che “volontariamente” decidevano di tornare nei loro paesi entro la fine dell'anno. Stessa strategia è stata adottata dalla Norvegia ad aprile 2016, quando il governo norvegese annunciò l'intenzione di offrire la somma di 10mila corone (1.200 dollari statunitensi) ai migranti decisi a lasciare il paese. Si trattò di un incentivo temporaneo (sei settimane) che venne elargito solo ai primi 500 migranti che avessero presentato la domanda, in aggiunta alle 20mila corone che già vengono assegnate a chi lascia il paese.

In Israele 3.500 dollari per andarsene oppure la galera
Un finanziamento da 3.500 dollari (circa 2.910 euro) per abbandonare il Paese, rimpatriando o chiedendo asilo altrove, o la prigione. Questa è l’alternativa invece che si trovano di fronte le migliaia di immigrati africani, in larga parte sudanesi ed eritrei, che hanno scelto di riparare in Israele, uno Stato che, come sottolinea la Bbc, da quando ha firmato sessant'anni fa la Convenzione Onu sui Rifugiati ha accolto meno dell’1% delle richieste di asilo.

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