ANALISI

Migranti, presidenza austriaca al rallentatore su riforma Dublino e piattaforme sbarchi

di Gerardo Pelosi


default onloading pic
L’incontro tra il premier Conte e il cancelliere austriaco Kurz è stato l’occasione non per approfondire ma solo per sfiorare un tema molto sensibile, quello della proposta di Vienna, presidenza di turno della Ue, di concedere anche il passaporto austriaco ai cittadini dell’Alto Adige di lingua tedesca o ladina (foto Epa)

3' di lettura

Perfino nella sua lettera rituale inviata ai 28 capi di Stato e di Governo degli Stati membri in vista del Consiglio europeo informale di domani e giovedì a Salisburgo il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk non ha nascosto una nota di pessimismo: «nell’estate- scrive Tusk - le tensioni tra gli Stati membri sono riemerse sul dossier migranti. Cercare di porre fine alla crisi migratoria è un compito comune. Se alcuni vogliono risolvere la crisi, mentre altri vogliono usarla, rimarrà irrisolvibile». Tusk si augura solo che a Salisburgo «saremo in grado dimettere fine al risentimento reciproco e tornare ad un approccio costruttivo».

Oggi a Roma per incontrare il premier Giuseppe Conte, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha ricordato che al vertice europeo di giugno «si è parlato di rafforzare i confini esterni, di collaborare con i Paesi africani, di rovinare il modello di business dei trafficanti e al vertice informale a Salisburgo «si vuole andare in questa direzione, anche se non si prenderanno decisioni». Kurz spera che si possa migliorare Frontex e rafforzarne il mandato. Tutto qui.

Del resto, finora la presidenza austriaca non ha certo brillato per grande visione e capacità propositiva sul tema migranti. Il cancelliere, presidente di turno del Consiglio dell’Ue, informerà domani e giovedì i suoi colleghi sulle discussioni avute per la riforma del regolamento di Dublino, ma non sono attesi passi avanti significativi sul dossier. Così come non ci si aspettano novità di rilievo sul tema delle piattaforme di sbarco in Paesi terzi o della sponda Sud del Mediterraneo anche se era stata proprio l’Austria qualche mese fa ad avanzare l’idea di creare queste piattaforme in Paesi vicini come ad esempio l’Albania che è Paese candidato all’ingresso nella Ue.

Unica strada: accordi con i paesi di origine e più investimenti
Sulle piattaforme di sbarco tuttavia a Bruxelles i tecnici sono al lavoro ma l’ultima parola spetterà ai capi di Stato e di Governo. Più in particolare si ravvisa la necessità di avere contatti più intensi e costruttivi con i partner africani. La soluzione della questione migranti passa infatti sempre di più da un approccio nuovo con i Paesi da cui originano i flussi anche in termini di investimenti e collaborazione per gli accordi di rimpatrio. Ne è convinto il ministro degli Esteri Enzo Moavero secondo il quale sui migranti «siamo molto divisi, anche aspramente. Ma si tratta di una questione reale, politica e concreta, con un’incidenza sui flussi elettorali». Per Moavero, «la migrazione non si esaurisce nel contrasto all’immigrazione illegale» ma comprende anche i Paesi di origine e di transito e «l’impegno finanziario della Ue, se vuole essere serio, deve rilanciarsi, non contrarsi». E anche secondo il premier Conte «l’Ue deve fare maggiori investimenti nella finestra nel Nord Africa, perché sono incomparabilmente più contenuti rispetto a quelli per la Turchia. Ci sono tanti Paesi con cui rafforzare la cooperazione, di transito e di origine, per cercare di offrire una maggior tutela dei diritti dei migranti».

I fantasmi della “Grosse Option” nel colloquio Conte-Kurz
L’incontro tra il premier Conte e il cancelliere austriaco Kurz è stato l’occasione non per approfondire ma solo per sfiorare un tema molto sensibile, quello della proposta di Vienna di concedere anche il passaporto austriaco ai cittadini dell’Alto Adige di lingua tedesca o ladina. Una proposta che ha spinto il ministro degli Esteri, Moavero a cancellare ieri una visita bilaterale a Vienna oltre a suscitare numerose reazioni politiche da parte di parlamentari di Fratelli d’Italia. I vecchi fantasmi della “Grosse Option” del ’39 che potevano trasferirsi nel territorio del Terzo Reich sono rimasti sulla soglia di Palazzo Chigi ma presenti in tutta la loro drammaticità. Come se il dolore di due guerre, la stagione delle bombe degli irredentisti e l’oneroso (per l’Italia) “pacchetto Alto Adige” che ha trasformato quella regione in una delle più ricche e prospere d’Europa fossero solo lontani ricordi da rimuovere o cancellare.

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti