IL CONSIGLIO AFFARI INTERNI

Migranti, le quattro incognite al vertice di Malta

Le intese andranno verificate nella piena collegialità dell’Unione al Consiglio Affari interni a Lussemburgo l’8 ottobre con tutti i ministri degli Stati membri

di Marco Ludovico


default onloading pic
Vertice a La Valletta tra cinque ministri dell’Interno, Italia inclusa, per trovare una soluzione condivisa sulla gestione degli sbarchi nel Mediterraneo centrale (Ap)

2' di lettura

Un test difficile, l’esito tutto da confermare. Il vertice di oggi a La Valletta tra cinque ministri dell’Interno - Malta, Italia, Francia, Germania e Finlandia, presidente di turno Ue, più il commissario uscente Avramopoulos – non può prendere decisioni definitive. Le intese, vedremo quali, andranno poi verificate nella piena collegialità dell’Unione al Consiglio Affari interni a Lussemburgo l’8 ottobre con tutti i ministri degli Stati membri.

GUARDA IL VIDEO - Oim: nei primi 9 mesi dell'anno oltre 63 mila migranti arrivati in Ue

Ma sono i punti di partenza a rendere complicata la discussione. Almeno quattro incognite, una più strategica dell’altra. «Speriamo che i lavori vadano bene - ha detto il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, al suo arrivo al Forte Sant’Angelo a La Valletta - abbiamo buone prospettive».

Redistribuzione automatica
È il punto essenziale: concordare un automatismo di procedura quando arrivano le navi delle Ong e occorre ripartire i migranti soccorsi. Francia e Germania hanno ventilato una disponibilità ciascuna a prendersi un quarto del totale. L’automatismo dovrebbe coinvolgere i cosiddetti “Paesi volenterosi”. Oltre quelli riuniti, più la Spagna però assente a Malta – non è un buon segnale – sono in ballo Portogallo, Lussemburgo, Irlanda, Grecia, Croazia. Sul fronte opposto, irriducibili, i paesi di Visegrad: Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia.

La rotazione dei porti
Fissare un’alternanza tra gli stati nella destinazione dell’approdo sembra al momento una prospettiva lanciata sì nella discussione dei giorni scorsi, ma improbabile. Il principio cozza con l’intensità degli arrivi – nel 2019 Spagna e Grecia (arrivata a circa 30mila) hanno accolto finora molti più migranti rispetto all’Italia – e una presa di distanza diffusa che non consente ottimismo. Sono state ipotizzate anche sanzioni per i Paesi non aderenti alla coalizione dei “volenterosi”. Una scelta tutta politica, da costruire in concreto, di certo non immediata.

Accolti tutti, accolti solo i rifugiati
È la questione posta sul tavolo dalla Francia: l’Eliseo dà la sua disponibilità a prendersi un quarto dei soccorsi ma non i migranti economici. Ci sono bozze in circolazione dove non si contempla questa distinzione. Un fatto è certo: la maggior parte dei flussi in arrivo in Italia oggi proviene dalla Tunisia e la nazionalità in testa negli sbarchi è proprio di tunisini. Tutti, o quasi tutti, migranti economici.

Rimpatri con l’Unione europea
Nel dossier in discussione si ipotizza anche un impegno molto più massiccio dell’Unione europea per i rimpatri. Spunta persino la proposta di centri Ue in Africa per raccogliere i migranti soccorsi e incentivarli a rientrare nei Paesi d’origine. Argomenti tutti già affrontati negli anni scorsi ma con scarso successo. La missione Sophia, prorogata per sei mesi, al momento è strutturata su un utilizzo di mezzi aeronautici. Si parla di dotarla, di nuovo, di navi militari. Una prospettiva, tuttavia, che potrebbe incentivare il numero degli sbarchi.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...