la politica del viminale

Migranti, raddoppiano in due anni le richieste d’asilo

di Marco Ludovico


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(LaPresse)

3' di lettura

Un doppio pacchetto normativo: immigrazione e sicurezza urbana. Un duplice criterio di politica sugli ingressi: sicurezza e integrazione. E due profili istituzionali nella scommessa del ministro Marco Minniti sulla prevenzione del territorio: sindaci e prefetti. Oggi il ministro dell’Interno, alla Camera nell’audizione programmatica in commissione Affari costituzionali, rende ufficiali le linee guida sulla sicurezza del governo guidato da Paolo Gentiloni. Dopo le prime polemiche sui Cie, il 5 gennaio in una conferenza stampa a palazzo Chigi sulla radicalizzazione islamica Gentiloni ha espresso il suo «pieno apprezzamento» a Minniti. E quest’ultimo ha sottolineato come il suo pacchetto «debba essere condiviso nella sede naturale: il Parlamento». Oggi, dunque, si comincia. Si intravede un decrete legge sull’immigrazione e un disegno di legge - o decreto - sulla sicurezza urbana. Sui migranti, Minniti illustrerà uno scenario dove parlano i numeri già accertati dal Viminale. L’anno scorso 181.436 sbarchi, quest’anno già 2.397; 175.657 persone in accoglienza (dati al 17 gennaio dell’Interno), il triplo dei 66.066 del 2014. Negli ultimi tre anni 1.529 salme recuperate nel canale di Sicilia. Un dramma senza sosta: l’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) e l’Unhcr hanno già dato l’allarme sui morti in mare quest’anno, almeno pari a 200 persone. In Italia poi sono raddoppiati i minori sbarcati: 12.360 due anni fa, 25.846 nel 2016.

Duplicate in un biennio le istanze d’asilo: 63.456 nel 2014, 83.970 nel 2015 e 123.600 l’anno scorso. I fascicoli in pendenza di giudizio sono una montagna pari a 105.744. Così Minniti illustrerà l’ipotesi di ridurre a uno i gradi di giudizio in caso di ricorso contro l’esito negativo delle commissioni. E per accelerare le procedure, vista anche l’età media molto alta dei componenti, le commissioni potrebbero essere rinforzate con giovani laureati. Il ministro ribadirà oggi un impegno già annunciato a palazzo Chigi il 5 gennaio: i nuovi Cie «non saranno quelli visti finora». L’idea è di aprirli in ogni regione escluse Valle d’Aosta e Molise, vicini agli aeroporti, capienza 80-100 persone al massimo. Con un garante in ogni regione e una commissione di controllo in ogni centro.

I dati sugli irregolari, del resto, sono eloquenti quanto gli altri. Gli stranieri rintracciati nel 2016 in posizione irregolare sono stati 41.473: 18.664 allontanati - respinti alla frontiera, riammessi negli stati di origine, rimpatriati - e 22.809 non rimpatriati. Gli irregolari in totale erano 30.906 nel 2014 e 34.107 nel 2015.

Migranti: Oim,200 morti da inizio 2017 in Mediterraneo

L’azione di Minniti si dispiega attraversi i due dipartimenti indirizzati su sicurezza e accoglienza: quello di Ps, guidato da Franco Gabrielli, e le Libertà civili dirette da Mario Morcone. Diventa necessario ridurre al più presto i centri più grandi, come quello di Cona (Venezia) teatro di proteste recenti, che annovera circa 1500 migranti accolti. Il Viminale in proposto ha avviato un programma di controllo sulla gestione dell’accoglienza; verifiche più stringenti sono state sollecitate di recente dal ministro con una circolare. La sfida più lunga, più ampia e più difficile è un’altra: distribuire i nuovi migranti e redistribuire quelli già presenti in proporzione alla popolazione.

Ma, soprattutto, con almeno «mille Comuni in più», come ha auspicato Minniti con tutti i prefetti d’Italia riuniti lunedì a Roma, rispetto agli attuali 2600 centri urbani impegnati nell’ospitalità dei rifigiati. È il piano Anci (Associazione nazionale Comuni d’Italia) calibrato su un arrivo potenziale di 200mila stranieri nel 2016. Domani il ministro dell’Interno sarà alla Conferenza Stato Regioni dove parlerà di Cie e di piano Anci. È partita, intanto l’assegnazione degli incentivi - 100 milioni - per i comuni che hanno fatto accoglienza nel 2016, 500 euro per ogni richiedente asilo ospitato.

Il pacchetto sicurezza urbana allo studio di Minniti punta a più poteri di ordinanza per i sindaci. Per individuare zone a rischio, come le stazioni ferroviarie, dove i primi cittadini potranno vietare l’accattonaggio per garantire minori situazioni di degrado e di rischio per la pubblica sicurezza.

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