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Migranti, riunione ministri dell’Interno Ue: apertura a stilare regole per Ong

Piantedosi: «All’Italia non sono state fatte richieste». Rapporti con la Francia «normalissimi e buonissimi». Ma il ministro degli Interni francese sottolinea: l’Italia non rispetta il diritto marittimo

Migranti, Francia: "No ricollocamenti se Italia chiude porti"

6' di lettura

Durante il consiglio straordinario sui migranti in corso a Bruxelles i partecipanti - a quanto si apprende da fonti del Governo italiano - hanno concordato sulla «necessità di stabilire, in una cornice concertata a livello Ue, delle regole certe per i soggetti, anche privati, che operano nel Mediterraneo». Quanto al metodo, sarebbe emerso «l’unanime auspicio» che si possa procedere sui vari punti emersi «con velocità e concretezza». Le medesime fonti sottolineano che la discussione tra i partner Ue «si sta sviluppando in maniera proficua. Si registra una sostanziale comunanza di vedute tra i partecipanti. In particolare, si converge sull’esigenza di dare risposte e realizzare azioni concrete».
«I presenti in generale hanno espresso soddisfazione per il piano presentato dalla Commissione - spiega la fonte -. Sono orientati a realizzare interventi finanziati direttamente dalla Ue che possano impedire le partenze e rafforzare i meccanismi di rimpatrio. Il punto richiamato da tutti è quello della dimensione esterna, con l’impegno di potenziare il dialogo con i paesi terzi di origine e transito dei flussi, una prospettiva che abbracci tanto gli aspetti migratori quanto i progetti per lo sviluppo».

La convocazione di un consiglio straordinario e la bozza di Piano d’Azione proposta dalla Commissione Europea - hanno spiegato in precedenza fonti qualificate - rappresentano «un segnale di grande attenzione per le esigenze dell’Italia. La situazione impone però di agire con tempestività».

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Piantedosi: nessuna richiesta all’Italia, piano Ue in linea con la nostra posizione

«All’Italia non sono state fatte richieste», ha detto il ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi dopo il consiglio straordinario. Piantedosi ha anche definito «Normalissimi e buonissimi» i rapporti con la Francia. «Non ce n’era necessità» di un confronto con il ministro francese, ha aggiunto. «Chiaramente ho stretto la mano e salutato con molta cordialità tutti i partecipanti, per me era anche la prima occasione, e ho registrato da parte loro cordialità e condivisione di approccio da parte di tutti».

«C’è molta soddisfazione. C’è stata la presentazione del piano proposto dalla commissione Ue, ci sono state discussioni convergenti. Il Piano ripercorre quello che l’Italia aveva sempre detto, cioè un’azione forte dell’Europa sia per migliorare il sostegno ai paesi di origine e transito dei flussi migratori sia per sviluppare contenimento delle partenze e migliorare i rimpatri. Si è affrontato anche il discorso di condividere al più presto un coordinamento maggiore dei meccanismi Sar (ricerca e soccorso, ndr) che avvengono nel Mediterraneo ma non solo», ha sottolineato Piantedosi. «Si è fatta una discussione globale e sono molto soddisfatto di questo. E poi ci rivedremo l’8 dicembre», ha aggiunto.

Darmanin (Francia): «Italia non rispetta diritto marittimo»

Continuano però ad arrivare critiche alla posizione italiana da parte della Francia: Parigi non accoglierà richiedenti asilo sbarcati in Italia fino a quando Roma non rispetterà «il diritto marittimo» e si rifiuterà di far sbarcare le navi cariche di migranti soccorsi nel Mediterraneo. A dichiararlo è stato il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, intervenuto al termine del vertice straordinario dei ministri dell’Interno a Bruxelles.

«Se l’Italia non accoglie le imbarcazioni, non accetta il diritto marittimo e il principio del porto più sicuro, non vi è alcun motivo perché il paese che garantisce le rilocalizzazioni sia lo stesso che accoglie le imbarcazioni o accoglie direttamente i migranti dall’Africa o dall’Asia», aveva dichiarato lo stesso Darmanin arrivando a Bruxelles. Parlando del meccanismo di accoglienza dei richiedenti asilo, 3.500 dei quali sarebbero dovuti andare in Francia, Darmanin ha assicurato che «il nostro auspicio è chiaramente quello di riattivarlo, perché è il solo che permetta di suddividere le difficoltà in tutta Europa, e forzare i paesi di primo arrivo, come l’Italia, ad attivare le barriere di cui abbiamo bisogno e la registrazione di tutti gli stranieri che arrivano nello spazio europeo. Attualmente non è il caso», ha aggiunto.

Rakusan (Repubbica ceca): prepararsi all’arrivo di nuovi rifugiati ucraini

Dopo la chiusura dei lavori di venerdì, il ministro dell’interno ceco Vit Rakusan, alla presidenza di turno Ue, ha accennato al tema della guerra in Ucraina, sottolineando che «L’aggressione russa è ancora in corso» e la Russia continua ad attaccare i civili in Ucraina. «Con l’inverno alle porte è necessario prepararsi a un nuovo afflusso di rifugiati nell’Ue».

Johansson (Ue), ricollocamenti funzionano, vanno velocizzati

«Non è vero» che il meccanismo di solidarietà con i ricollocamenti volontari non stia funzionando. «Sta funzionando. Facciamo il trasferimento su base più o meno giornaliera o almeno settimanale. Quello che dobbiamo fare è migliorare la velocità perché abbiamo visto alcuni colli di bottiglia nei sistemi su questo. Quindi dobbiamo affrontarli in modo da poter avere una ricollocazione sempre più rapida, ma il meccanismo di ricollocazione funziona», ha detto la commissaria Ue agli Affari Interni, Ylva Johansson, al suo arrivo al Consiglio.
«Ad esempio, ci vuole troppo tempo per l’identificazione - spiega -. Ma anche per quei paesi che stanno ricevendo la ricollocazione delle persone ricollocate. Anche questo diventa troppo macchinoso e talvolta richiede troppo tempo e questo è un aspetto che dobbiamo affrontare congiuntamente».

Presidenza ceca Ue: creare hotspot in Africa può essere una soluzione

Quella di aprire dei centri di identificazione e analisi delle domande di asilo nei paesi terzi e in Africa «è una delle possibili soluzioni che offriremo. Quindi apriremo questo argomento. Non è stato ancora discusso ma è una delle possibili soluzioni». Lo ha detto il ministro ceco degli Affari interni, Vik Rakusan, al suo arrivo al Consiglio straordinario.
«Quello che vogliamo anche aprire ma a dicembre nell’assemblea ordinaria è il tema dell’armonizzazione dei visti, ad esempio, tra i paesi dei Balcani occidentali e i paesi dell’Ue - aggiunge -. Quindi apriremo a molte possibili soluzioni e oggi dovrebbe essere la base di possibili opinioni di tutti i paesi per il dibattito, che avremo a dicembre (l’8) e che sarà l’ultimo incontro sotto la presidenza ceca. Alla fine vogliamo presentare particolari risultati concreti e avremo risultati concreti».

Schinas: «Da tutti i ministri sostegno a piano Commissione Ue»

«Tutti i ministri» dell’Interno riuniti a Bruxelles per il consiglio straordinario sui migranti hanno sostenuto il piano della Commissione europea con una ventina di misure, tra cui la riattivazione della piattaforma di ricollocazione volontaria, ponendo le basi per compiere progressi nella riunione di dicembre del Consiglio. Lo ha assicurato il vice presidente della Commissione europea responsabile per le migrazioni, Margaritis Schinas, sottolineando che questo tema «non deve essere una questione che intossica la politica, dobbiamo portare la normalità nel dibattito e continuare a dimostrare che l’Europa è parte della soluzione».

Schinas ha anche sottolineato come l’Unione europea debba «proteggere le frontiere esterne. E dobbiamo rimandare indietro coloro che non hanno diritto all’asilo e stare sotto l’ombrello legale dell’Unione europea. Non vedo questi principi come contraddittori. Alcuni hanno cercato di proiettare questi obiettivi come contraddittori. Non credo che questo sia il caso». «L’Europa rimarrà sempre una destinazione d’asilo per coloro che fuggono da guerre e persecuzioni - sottolinea il commissario -. Questo è ciò che ci definisce europei, questo è lo stile di vita europeo. Questo è ciò che rappresentiamo. Ma allo stesso tempo per avere una politica migratoria europea dobbiamo combattere i trafficanti».

Sul codice di condotta delle Ong «penso che la questione non sia fuori dal tavolo. Dobbiamo lavorare con le Ong, ma lo dobbiamo fare in un modo ordinato, che rispetti anche i nostri Stati membri, che consenta operazioni di ricerca e soccorso in modo strutturato. Se questo richiederà un quadro più strutturato, come un codice di condotta, sì, lo sosterremo», ha detto ancora Schinas. «Non si può e non si deve lavorare crisi per crisi, nave per nave, incidente per incidente. Abbiamo bisogno di un quadro unico basato sul diritto dell’Ue», ha aggiunto più in generale.

Spagna si oppone a hotspot in Paesi terzi

Il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska, nel corso del Consiglio straordinario Ue Affari interni, ha espresso il rifiuto della Spagna di promuovere hotspot in Paesi terzi. «Una proposta che potrebbe portare a una rinuncia ai nostri obblighi di diritto internazionale e umanitario», ha sottolineato, affermando che «in mare, gli Stati devono salvare le persone a rischio». «Non c’è alternativa, né umanitaria né legale. Il diritto internazionale del mare deve essere rispettato e noi non ci sottrarremo alle nostre responsabilità», ha aggiunto.

Belgio, servono controlli e rimpatri più veloci

«Chi arriva alle frontiere esterne deve essere controllato immediatamente e sembra che il 60% di loro non abbia bisogno di protezione internazionale. Quindi sono molte le persone che possono e devono essere rimandate indietro più rapidamente». Così la segretaria di Stato per la Migrazione e l’Asilo del Blegio, Nicole De Moor, al suo arrivo al Consiglio straordinario Ue Affari interni.
«Coloro che hanno bisogno di protezione internazionale dovrebbero essere divisi in modo più equo tra gli Stati membri europei perché oggi non abbiamo una distribuzione uniforme dei richiedenti asilo tra gli Stati membri europei», aggiunge la ministra, che sottolinea: «Bisogna fermare le nostre politiche di reazione per cui agiamo solo quando arriva una barca da qualche parte, abbiamo bisogno di una riforma solida e strutturale che ci aiuti in futuro».

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