DOPO L’incontro prefetto-sindaca su sgomberi

Migranti, a Roma movimenti di nuovo in piazza. Spedizione punitiva: ferito un eritreo

di A. Gagliardi e A. Tripodi

(Ansa)

7' di lettura

Migranti e movimenti di nuovo in piazza oggi a Roma dopo il corteo di sabato “Stop sgomberi” che ha attraversato le strade del centro della città. La manifestazione, preavvisata, parte in mattinata in piazza dell’Esquilino e sono attese circa mille persone. Il sit-in è stato organizzato per protestare contro le decisioni emerse ieri durante il vertice in Prefettura sull'emergenza abitativa nella Capitale. E intanto ha trascorso la quinta notte nei giardini vicino ai Fori Imperiali, alle spalle della Prefettura di Roma, il gruppo di migranti ex occupanti del palazzo di via Curtatone sgomberato il 19 agosto. Il presidio era stato autorizzato fino a lunedì, ma i migranti hanno deciso di restare.

La sindaca Raggi: priorità a chi aspetta la casa da decenni
«La posizione del Comune è molto chiara. Noi sul tema dell’emergenza abitativa dobbiamo dare priorità a chi sta aspettando una casa da decenni e alle persone fragili, ossia agli anziani, i disabili e le mamme con bambini. Questa soluzione è stata proposta ripetutamente, e continuerà ad essere ancora proposta dal Comune di Roma alle persone che sono attualmente in strada. Purtroppo hanno rifiutato più volte e noi continueremo perché questa è la direzione da prendere. Tutte le istituzioni sono concordi nel dire che non bisogna scatenare una guerra tra poveri». Lo ha detto mercoledì la sindaca di Roma Virginia Raggi arrivando in Campidoglio dopo la riunione in prefettura sull’emergenza abitativa.

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Il tavolo è stato convocato anche per trovare una soluzione alloggiativa per i profughi sgomberati dal palazzo di via Curtatone, a poco passi dalla stazione Termini. Alla riunione a Palazzo Valentini hanno partecipato la sindaca e l’assessore regionale alle politiche abitative Fabio Refrigeri, oltre a una delegazione di movimenti per il diritto all’abitare.

Nella notte di martedì 29 agosto intanto in un centro di accoglienza della periferia di Roma un uomo eritreo è stato ferito durante una lite con i residenti. La procura di Roma indaga per tentato omicidio.

Movimenti: soluzione inaccettabile, solo 'fragilità'
L’incontro in prefettura si è concluso con un nulla di fatto. Il Comune ha rinnovato l’offerta di accoglienza nel circuito di Roma Capiatale riservato alle sole persone in condizioni di fragilità (donne con bambini, anziani e disabili). Offerta non accettata. «In concreto c’è quello che c’era prima, questa è una proposta inaccettabile. Rimangono tutti per strada, non c’è una soluzione di nessun tipo. Restano per strada gli eritrei come quelli che stanno in graduatoria per la casa popolare». Lo ha detto uno dei portavoce della delegazione dei Movimenti per il diritto all’abitare, uscendo dalla Prefettura al termine del tavolo sull’emergenza abitativa. «La soluzione proposta - ha aggiunto - è quella del circuito dell’accoglienza del Comune di Roma che è riservato esclusivamente a quelle che vengono definite fragilità, cioè donne incinta separate dai mariti, gli anziani disabili separati... Non c'è nient’altro. Il Comune continua ad offrire delle soluzioni per quelle che vengono definite fragilità». L’ipotesi racket avanzata dalla procura? «Il racket sta altrove, qui ci sono migliaia di persone organizzate dal basso, respingiamo le accuse nelle maniera più categorica».

Prefettura Roma: Comune e Regione pronti collaborare
Sull’emergenza abitativa «il Comune di Roma Capitale e la Regione hanno espresso la massima disponibilità a riprendere da subito un percorso comune volto a mettere in campo tutti gli strumenti a disposizione, al fine di dare risposte efficaci, nel solco della legalità, alla grave situazione esistente» si legge in un comunicato della prefettura di Roma sull’incontro di mercoledì presieduto dal prefetto Paola Basilone. Per individuare soluzioni di medio termine, i rappresentanti regionali hanno ribadito l’opportunità offerta alla Capitale dalla delibera regionale (n. 303/17) che, stipulata la convezione tra Comune di Roma e Regione Lazio, potrà mette subito a disposizione dell’Amministrazione capitolina la somma di 40 milioni di euro, per avviare un programma di contrasto all'emergenza abitativa stilato dal Comune.

Intanto la situazione dei rifugiati sgomberati prima dal palazzo di via Curtatone e poi da piazza Indipendenza, resta complicata. Vivono per strada, sparpagliati tra i portici della basilica dei Santi Apostoli (mescolati agli sfrattati italiani sgomberati dalla zona di Cinecittà), i giardini dei Fori Imperiali e l’accampamento all’aperto dell'ex Baobab tra il Verano e la Stazione Tiburtina.

Digos ancora in edificio di via Curtatone
Proseguono gli accertamenti della Digos all’interno dell’edificio di via Curtatone, a Roma, al centro dello sgombero di occupanti, tra i quali numerosi migranti, di una decina di giorni fa. Gli investigatori sono alla ricerca di elementi utili per fare luce sul presunto racket dei posti letto e anche dell’utilizzo di timbri con sigilli dello Stato italiano. Nei giorni scorsi sono stati sequestrati computer e documenti, tra cui ricevute di pernottamento. Sul posto anche la polizia scientifica per documentare lo stato dei luoghi. L’attività della Digos dovrebbe terminare domani. A seguire ci sarà una relazione al procuratore aggiunto Francesco Caporale, che sulla vicenda di via Curtatone procede per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e per contraffazione del sigillo dello Stato.

Scontri a Roma, eritreo ferito
La procura di Roma ha intanto aperto un fascicolo anche sul ferimento di un cittadino eritreo durante una lite scoppiata nel centro di accoglienza di via del Frantoio, nel quartiere Tiburtino Terzo a Roma, gestito dalla Croce rossa. Il pm Alberto Galanti procede per tentato omicidio ed è in attesa di un’informativa della polizia sui fatti sfociati nell’accoltellamento del migrante. Secondo una prima ricostruzione, nelkla notte di martedì il centro di accoglienza sarebbe stato assediato dai residenti dopo che un uomo eritreo avrebbe tirato dei sassi contro un ragazzino in strada. Poco dopo una mamma è andata al centro a cercare il responsabile e, ostacolata nell’uscita da una cinquantina di migranti, ha chiesto aiuto a circa 50 residenti che hanno assediato i cancelli. L’eritreo, che, fa sapere la Croce Rossa, era stato espulso dal centro a causa del suo carattere problematico, è stato accoltellato alla schiena dopo una rissa.

Abitante: io sequestrata, pensavo morire
Ma circola anche un’altra versione parzialmente smentita dalla Croce rossa. «Mi hanno sequestrata per un’ora insieme a mio nipote di 12 anni, trascinata all’interno del centro per due volte e colpita. Ho avuto paura, pensavo di morire» ha raccontato Pamela, la donna che la scorsa notte è andata nel centro di accoglienza poi assediato. Madre di tre figli, Pamela racconta che tutto è nato ieri sera intorno alle 22.30. «I miei figli che erano davanti casa sono arrivati piangendo. Mi hanno raccontato che un migrante ubriaco gli aveva tirato dei sassi - ha ricordato - con mio nipote di 12 anni sono andata davanti al centro. Era lì fuori e quando ci hanno visti ci hanno trascinati all'interno per due volte. Saremo stati chiusi dentro per circa un’ora». Mostrando lividi e ferite Pamela continua: «Erano tanti. Mi hanno colpita più volte. Poteva andarmi peggio. Il timore più grande è che potessero fare del male a mio nipote. Ora ho paura per i miei figli e i miei nipoti. Quel centro deve chiudere».

Secondo la Croce rossa però nessuno sarebbe entrato all’interno del centro, dal momento che i disordini sono avvenuti all'esterno. La donna sarebbe stata trattenuta dai migranti, in attesa delle forze dell'ordine e dell’ambulanza, allertati dai volontari che lavorano nella struttura. E un altro residente ha aggiunto di essere stato «accerchiato da 40 persone mentre cercavo di liberare quella donna. Erano armati di bastoni e bottiglie. Ho rischiato di prendermi qualche coltellata». L'uomo ha quindi spiegato: «Mi hanno aggredito con tubi, con bastoni e anche un coltello noi eravamo in quattro contro 200 e a mani nude».

Centro Croce rossa presidiato da forze dell’ordine
Il centro di accoglienza è presidiato dalle forze dell’ordine. Un blindato della polizia è posizionato davanti al cancello d’ingresso che apre sul vialetto interno. Pochi i migranti che entrano e escono dalla struttura mentre continua il via vai di residenti lungo la strada. «Non è questione di razzismo - dice Roberto Santoro, residente e consigliere del Municipio IV di Fratelli d’Italia - Questo centro confina con una scuola materna. A dividerlo dal giardino della scuola solo una rete rotta con un telo».

Il presidio della Croce Rossa (Cri) al Tiburtino III, a Roma, è stato aperto nell'ottobre del 2015 dopo la chiusura della tendopoli alla stazione Tiburtina,
secondo quanto riferito da fonti dell'organizzazione. È una struttura del Comune di Roma gestita dalla Cri della Capitale, il 30 giugno ha ottenuto un'ulteriore proroga a operare fino alla fine dell'anno. Il centro ospita al momento circa 80 persone, ma nei mesi scorsi non ha accolto solo migranti, bensì anche senzatetto durante l'emergenza freddo. L'eritreo ferito la notte scorsa era stato trasferito a luglio nel Centro di accoglienza straordinaria (Cas) di via Staderini, dove si trovano i migranti di alcune nazionalità - tra cui gli eritrei - che hanno accesso alla 'relocation', il passaggio in altri Paesi europei, viene spiegato dalla Cri.

Il centro di accoglienza di via del Frantoio, a Roma, presidiato dalle forze dell'ordine (Ansa)

Quartiere diviso
Il quartiere Tiburtino Terzo è spaccato sulla presenza del centro di accoglienza, che è ora presidiato dalle forze dell'ordine. «Ieri sera è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso - racconta Angelo Gelsomini, un abitante - Non ne possiamo più. Qui la sera dalle 21.30 non si può più uscire. Ubriachi girano in gruppo per dare fastidio alle ragazze, ci sono furti continui». In molti ripetono «non siamo razzisti, ma non ne possiamo più». Ma non tutti la pensano così e non sono mancati i battibecchi tra residenti. «Sono qui da 10 anni e non hanno mai dato fastidio né a me né a mia madre» ha detto un ragazzo arrivando davanti al centro. «Io non difendo loro per principio - ha replicato ad altri residenti che lo criticavano - difendo anche la gente del quartiere che non ha lavoro, difendo chi è povero».

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