DOPO IL VETO DI SALVINI

Migranti, autorizzato sbarco di 10 persone dalla Sea Watch 3


Nuovo scontro Sea-Watch-Salvini, Ong: non sbarcheremo a Tripoli

2' di lettura

Dieci dei 53 migranti a bordo della nave della Ong Sea Watch, ferma al limite delle acque territoriali italiane, sbarcheranno a breve a Lampedusa. L’autorizzazione è scattata per sette di loro perché necessitano di cure mediche, con l’aggiunta di tre accompagnatori. I migranti verranno trasferiti a Lampedusa con una motovedetta della Guardia Costiera. In precedenza Matteo Salvini aveva annunciato la firma di un divieto di ingresso per la nave in acque italiane: «Ho appena firmato il divieto di ingresso, transito e sosta alla nave Sea Watch 3 nelle acque italiane, come previsto dal Nuovo Decreto Sicurezza. Ora il documento sarà alla firma dei colleghi ai Trasporti e alla Difesa

Secondo quanto riferisce l’Ong in un tweet, la Guardia di Finanza ha fatto visita nella notte, per 2 volte, alla Sea Watch 3 per notificare il Decreto Sicurezza bis alla comandante dell’imbarcazione. «Non si comprende - si legge - la necessità di farlo nel cuore della notte. Restiamo al largo di Lampedusa - conclude il post - e reiteriamo la richiesta di sbarco”. Secondo quanto si apprende i finanzieri avrebbero solo consegnato il decreto all'equipaggio senza però contestare reati.

La nave ha rifiutato il «porto sicuro» che sarebbe stato offerto da Tripoli, per la prima volta a disposizione da quando la Libia ha istituito la propria zona Sar. Salvini aveva già dichiarato che non ci sarebbero state aperture, invitando la Ong al dietrofront verso la costa nordafricana. Nel frattempo resta in sospeso anche la condizione del rimorchiatore Maridive 601, fermo da 15 giorni con 75 migranti a bordo a largo della Tunisia. Il governatore locale è disponibile allo sbarco alla condizione che i migranti accettino u rimaptrio immediato.

Sea Watch: non li riporteremo in Libia
Da Sea Watch respingono l’invito a fare rotta sulla Libia. «In un paese in guerra non esiste un porto sicuro», fanno sapere dalla Ong, riferendosi alle condizioni inumane inflitte ai migranti che vengono recuperati dalla Guardia costiera libica. «Se riportassimo i naufraghi in Libia - si legge in un tweet della Ong - commetteremmo un respingimento collettivo: crimine per cui l'Italia è già stata condannata». Nel frattempo, il centro nazionale di coordinamento ha annunciato un controllo sanitario a bordo. «Ci stiamo avvicinando alla posizione dell'incontro, in acque internazionali davanti a Lampedusa - si legge sempre su Twitter - Tutti loro (i migranti, ndr) hanno bisogno di protezione, tutti hanno bisogno di avere la terra sotto i piedi». Anche la Ue è intervenuta sulla controversia, esortando a «rispettare il diritto internazionale»: «Tutte le navi con bandiera europea sono obbligate a rispettare il diritto internazionale e il diritto Sar in mare, che comporta la necessità di portare delle persone in un posto o porto sicuro. E la Commissione ha sempre detto che queste condizioni non si ritrovano in Libia». Salvini sostiene che «ci siano tutti i mezzi e gli strumenti legislativi necessari» per impedire l’ingresso della Sea Watch in Italia, alludendo al cosiddetto decreto sicurezza bis.

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