i dati del viminale

Migranti, sbarchi ancora in aumento (+29%). Ricollocamenti a rilento

di Andrea Gagliardi

(ANSA)

3' di lettura

Cresce il flusso di migranti sbarcati sulle coste italiane. Secondo gli ultimi dati forniti dal Viminale (datati 31 marzo), dall’inizio dell’anno sono stati in 24.280 ad approdare nel nostro Paese, con una crescita del 29,3% rispetto allo stesso periodo del 2016 (quando erano stati 18.777). Se si confronta il flusso del primo trimestre di quest’anno con quello del primo trimestre 2015, la crescita è stata addirittura del 138,6% (10.165 arrivi). Tra gli ultimi salvataggi in mare, quello di sabato 1° aprile, giornata in cui 480 persone sono state recuperate in quattro diverse operazioni coordinate dalla Guardia Costiera. Arriverà invece martedì 4 aprile nel porto di Trapani nave “Prudence” di Medici senza frontiere con a bordo 295 persone salvate in operazioni di soccorso nel Canale di Sicilia.

I numeri dell’accoglienza
Complessivamente sono 176.523 i migranti ospitati nelle strutture di accoglienza sparse sul territorio italiano. Di questi, la maggior parte (137.855) è accolta in strutture temporanee; 23.876 sono i migranti ospitati nel circuito del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) gestito dai Comuni (che vede la partecipazione volontaria degli enti locali alla rete dei progetti di accoglienza). Altri 13.385 si trovano nei centri di prima accoglienza. E i rimanenti 1.416 negli hotspot (i centri attrezzati per identificare i migranti).

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Distribuzione geografica e nazionalità
Quanto alla distribuzione geografica dei migranti, è la Lombardia ad ospitarne la quota maggiore (13%), seguita dalla Campania (9%) e da Lazio, Piemonte, Veneto e Sicilia (tutte all’8%). Tra le nazionalità dichiarate al momento dello sbarco, al primo posto la Guinea (3.100 migranti). Subito dopo Nigeria (3.014), Bangladesh (2.739), Costa d’Avorio (2.453) Gambia (2.187).

Ricollocamenti a rilento
Procede invece a rilento il programma di ricollocamento dei richiedenti asilo sbarcati in Italia in altri Paesi europei che vi hanno aderito. Rispetto ai 40mila previsti, sono ancora 4.438, la maggior parte dei quali accolti dalla Germania (1.247 adulti e 54 bambini). Recentemente il governo austriaco ha annunciato il ritiro dal piano di ricollocamenti deciso dalla Ue. Vienna giustifica la decisione di chiusura verso l’Italia con il fatto di aver accolto negli ultimi due anni in proporzione «molto più domande d'asilo dell’Italia».

Oltre 2mila i minori non accompagnati
Da segnalare i 2.293 minori stranieri non accompagnati arrivati finora (dati Viminale aggiornati al 22 marzo). L'anno scorso si registrò un vero boom, con 25.846 arrivi, una cifra doppia rispetto ai 12.360 del 2015. Va ricordato che dopo tre anni di stallo è stata approvata a fine marzo la legge che rafforza la protezione dei minori stranieri non accompagnati. I bambini e i ragazzi non ancora maggiorenni che arrivano in Italia senza una famiglia non potranno essere respinti ma avranno gli stessi diritti dei loro coetanei Ue. Cambiano le procedure di identificazione e le regole per l’accertamento dell’età, viene promosso l’affido familiare ed è prevista la figura del tutore.

Tre nuove famiglie ospiti in Vaticano
Sul fronte accoglienza, in campo è sceso anche il Vaticano. Negli ultimi mesi le prime famiglie accolte ed ospitate nei tre appartamenti del Vaticano, dopo essere state aiutate a trovare i mezzi per essere indipendenti, hanno lasciato gli appartamenti ad altri tre nuclei familiari: due famiglie di religione cristiana ed una di religione musulmana, per un totale di tredici persone. Due delle famiglie ospitate, che in Siria hanno subito rapimenti e altre discriminazioni a causa della religione cristiana, sono arrivate nel mese di marzo in Italia: il primo nucleo è composto da una mamma con due figli adolescenti, una nonna, una zia e un'altra donna siriana che vive con loro; la seconda famiglia è una giovane coppia, alla quale è nata due settimane fa la prima figlia. La terza famiglia ospitata è la prima ad essere arrivata in Italia nel febbraio 2016.

Msf: impossibile controllare accordi con Libia
Le Ong intanto denunciano di non essere in grado di monitorare gli accordi internazionali con la Libia (luogo di partenza della maggior parte dei barconi recuperati nel Mediterraneo centrale), «perché non c'è nessuna presenza nel territorio» in grado di «combattere gli abusi» nei centri di detenzione dei migranti. Lo ha detto il direttore generale di Medici senza frontiere, Arjan Hehenkamp in una conferenza stampa a Roma, in merito alla presenza a Tripoli di attori internazionali come l’Onu. L’unica ambasciata europea «è quella italiana, ma non è sufficiente». Serve, ha affermato, una «evacuazione umanitaria». Ma «l’Europa ora sta chiudendo sistematicamente ogni modo umano di arrivare, non ci sono rotte», tranne quella libica che «forza le persone a queste condizioni». Ma «è responsabilità della politica creare un modo sicuro di giungere in Europa».


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