I numeri aggiornati dei flussi

Migranti, sbarchi quasi triplicati rispetto al 2020

Da inizio anno 13.700 arrivi (nello stesso periodo dello scorso anno erano stati 4.724). Draghi-Macron: coordinamento per un ruolo più incisivo dell’Ue

di Marco Ludovico

Migranti, Lamorgese in Tunisia: passi avanti sui rimpatri

3' di lettura

Mina vagante per la politica, l’impennata continua degli sbarchi incombe tuttora. Il dato aggiornato al 24 maggio è di 13.766 migranti sbarcati dall’inizio dell’anno. Nello stesso periodo 2020 erano stati 4.724 con un incremento a oggi quasi del 200%. I timori si fondano su una prospettiva ravvicinata: buone condizioni meteo, squadre di trafficanti a spadroneggiare nei territori davanti le coste tunisine e libiche. Il dato nuovo è una certa ripresa dei controlli delle rispettive guardie costiere. Ma da Bruxelles è arrivato un nulla di fatto sulla trattativa tra gli stati Ue. Il rischio di nuove tragedie è imminente.

Le cifre aggiornate

Le statistiche del ministero dell’Interno ripartiscono gli approdi in 12.630 in Sicilia, 314 in Sardegna, 273 in Calabria, 517 in Puglia e 32 in Campania. Nel Mediterraneo l’Italia è in testa a distanza di molte lunghezze dalle altre nazioni coinvolte nei flussi. La Spagna, oggi coinvolta nell’emergenza a Ceuta, ha visto finora l’arrivo di 9.689 immigrati secondo i dati Unhcr. Sulle spiagge della Grecia sono sbarcati in 2.889 mentre a Cipro sono giunti in 682 dall’inizio del 2021. La stima complessiva dei morti in mare dell’Alto commissario Onu per i rifugiati è di 702 persone.

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Partenze e nazionalità: la mappa

Gli «eventi migratori» legati agli sbarchi sulle nostre coste sono stati 126 in Tunisia, 104 in Libia, 32 dall’Algeria e 17 dalla Turchia. Dalle coste libiche arriva la gran parte degli sbarcati (9.395), segue la Tunisia (3.041), la Turchia (836) e l’Algeria (314). Tra le nazionalità dichiarate all’arrivo sulle coste italiane, fino a poco tempo fa in testa erano i tunisini (1.789), adesso però superati dai bengalesi (2.284), al terzo posti gli ivoriani (1.329). Molti anche gli egiziani (837): l’anno scorso erano soltanto 93. Notevole l’articolazione dei 283 mezzi navali impiegati per gli sbarchi: 70 barconi, 77 unità da diporto, 72 gommoni, 22 pescherecci e 17 barche a vela (oltre a 22 altri mezzi non classificati).

I dilemmi della trattativa a Bruxelles

Il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, e quello della Repubblica francese, Emmanuel Macron, hanno avuto il 25 maggio un colloquio ai margini del Consiglio europeo. È stata affrontata «in particolare la gestione dei flussi migratori e le prospettive di stabilizzazione in Libia e nel centro-Africa, all’insegna di una rafforzata cooperazione tra Italia e Francia». «Abbiamo bisogno di solidarietà obbligatoria, devo dire che quasi tutti gli stati membri sono d’accordo su questa prospettiva»ha detto la commissaria europea per gli Affari interni, Ylva Johansson. Il punto è come articolare questa solidarietà. Il 20 maggio scorso Johansson è stata insieme al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, in visita a Tunisi.

Cei: arrivi in sicurezza

Dopo la diffusione delle foto dei bambini morti sulle spiagge libiche, Gualtiero Bassetti, presidente della Cei (Conferenza episcopale italiana), lancia un appello e un monito: «Attraverso i nostri uffici nazionali abbiamo garantito l’arrivo in Italia e l’accoglienza in sicurezza di oltre mille profughi dal Medio Oriente e dall’Africa. È possibile un’alternativa - sottolinea il presidente dei vescovi - agli ingressi irregolari e alle morti in mare, su cui un giorno sarà severo e inappellabile il giudizio di Dio».

In proposito Unhcr e Oim avevano già ribadito «il loro appello alla comunità internazionale affinché vengano prese misure urgenti per porre fine alla perdita di vite umane in mare - si legge in un comunicato congiunto - con la riattivazione delle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, uno stop al ritorno in porti non sicuri e la creazione di un meccanismo di sbarco che sia sicuro e prevedibile».

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