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Migranti, sbarchi dalla Tunisia: +400%. Lamorgese: «Risposta unitaria dall’Ue»

Il ministro dell’Interno interviene ai Med Dialogues 2020: «Le conseguenze socioeconomiche della pandemia aumentano il flusso dei immigrati illegali»

di Marco Ludovico

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La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese (foto Ansa)

Il ministro dell’Interno interviene ai Med Dialogues 2020: «Le conseguenze socioeconomiche della pandemia aumentano il flusso dei immigrati illegali»


3' di lettura

I flussi di migranti irregolari in Europa continueranno nei prossimi anni. Tra le ragioni, la crisi economica dilagante post Covid-19 e più devastante nei paesi dell’Africa. Ma l’Unione europea deve saper reagire unita: Luciana Lamorgese traccia lo scenario ai Med Dialogues 2020 promossi dal ministero Affari Esteri, guidato da Luigi Di Maio, e l'Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale). In un dibattito presenti, tra gli altri, il commissario Ue Affari Interni Ylva Johansson, il direttore generale Oim-organizzazione internazionale per le migrazioni, António Vitorino, e il ministro dell'Interno libico Fathi Salam Bashagha.

Post pandemia e flussi in aumento

Lamorgese fa notare come «la pandemia e soprattutto le sue conseguenze socio-economiche abbiano aumentato l'attrazione dell'Europa per gli immigrati illegali». Il caso più evidente arriva dalle coste tunisine: «Nel 2020 abbiamo già registrato 13.931 immigrati illegali provenienti dalla Tunisia a fronte dei 3.560 dell’analogo periodo del 2019».Un incremento del 391%. «Alimentato - ricorda il ministro - proprio dalla crisi economica che ha investito la Tunisia dopo l’esplosione dell’emergenza sanitaria». I tunisini sono di gran lunga i più numerosi finora negli sbarchi. Al secondo posto i bengalesi (4.132 fino a ieri) sono meno di un terzo.

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Tattiche e strategie dei tunisini

Il monitoraggio continuo della direzione centrale Polizia delle frontiere e immigrazione, la Guardia di Finanza, la Guardia Costiera e i servizi di informazione e sicurezza, osserva in particolare natanti in legno, di circa 10 metri, in partenza da Sfax, Biserta, Monastir, Zarzis e le isole Kerkennah. Raggiungono Lampedusa o Pantelleria e le coste occidentali della Sicilia, soprattutto agrigentine e trapanesi. All’arrivo, sodali dei trafficanti danno generi di conforto agli sbarcati e nascondono le imbarcazioni, usate anche per il trasporto di hashish e sigarette di contrabbando. Spesso i tunisini intercettati dalle forze di polizia hanno documenti falsi. Non pochi di loro abbandonano i centri di accoglienza, anche quelli in quarantena. Il problema più critico sono i ripetuti sbarchi occulti, non intercettati dalla pubblica sicurezza. Senza, dunque, identificazione e valutazione del profilo di rischio dei migranti.

Scenario più esposto ai trafficanti

Mentre alla Camera infuria lo scontro politico sull’approvazione del Ddl sicurezza - il Governo oggi, 27 novembre, pone la fiducia, la Lega di Matteo Salvini annuncia battaglia senza tregua - il ministro Lamorgese ha sottolineato ai Med Dialogues come «il mondo post-Covid non sarà molto diverso in termini di livello di pressione migratoria da quello di un anno fa». Diventerà semmai «più complesso e più fragile a causa delle conseguenze della pandemia». Così «più esposto all'azione criminale dei trafficanti». L’Italia, per questo, con il ministro dell’Interno ha promosso una conferenza ministeriale sul contrasto delle reti di trafficanti, coinvolti i Paesi del Nord Africa, la Commissione Ue, la presidenza tedesca e gli altri Stati europei più interessati all'area mediterranea.

La risposta incerta e divisa dell’Unione

Un punto fermo, tutto da consolidare, è il controllo delle frontiere e la collaborazione nei rimpatri da parte dei Paesi d’origine. Ma se all’interno dell’Unione europea si trovasse una mediazione e sintesi unitaria per le prospettive del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, le politiche nazionali sarebbero più efficaci. Sottolinea il ministro Lamorgese: «Com’era già successo in passato, emerge la difficoltà dell’Unione europea e degli Stati membri di rendere concreti i principi di solidarietà e di condivisione delle responsabilità che dovrebbero costituire il fondamento stesso dell’Europa». Al contrario, le proposte sono sbilanciate, vincolano le responsabilità delle nazioni d’ingresso e restano incerte sulla volontarietà e solidarietà degli altri. I trafficanti, intanto, continuano i loro affari criminali.

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