il soccorso nel mediterraneo

Migranti, Sea Watch bloccata a Catania da due settimane. Torna in mare la Sea Eye

di Andrea Gagliardi


Ancora problemi per la Sea Watch: deve restare a Catania

3' di lettura

È ferma al molo di Catania da 16 giorni. E tutto lascia pensare che la situazione non si sbloccherà a breve. Sono state le autorità olandesi, in seguito all’ispezione condotta a bordo della nave l’11 e il 12 febbraio, a chiedere alle autorità italiane che l’imbarcazione dell’Ong tedesca Sea Watch (battente bandiera olandese) non lasci il porto di Catania, dove si trova dal 31 gennaio. Ossia da quando sono sbarcati i 47 migranti messi in salvo il 19 gennaio al largo della Libia.

Lo stop della Guardia Costiera
La richiesta è arrivata alla Guardia Costiera italiana «in attesa che le autorità olandesi concludano gli ulteriori accertamenti sulla conformità della nave alle normative vigenti, con riferimento all'idoneità al trasporto di un elevato numero di persone per lunghi periodi di tempo». La Sea Watch 3 è stata ispezionata una prima volta il 31 gennaio scorso, il giorno dell’arrivo a Catania, dagli uomini specializzati in sicurezza della navigazione della Guardia costiera, che hanno eseguito una verifica tecnica sulle condizioni della nave. L’ispezione ha portato alla luce una serie di «non conformità relative sia alla sicurezza della navigazione sia al rispetto della normativa in materia di tutela dell'ambiente marino».

L’accanimento denunciato dalla Ong
Ma l’Ong non nasconde preoccupazione e incredulità per quello che ritiene un accanimento nei suoi confronti. «È stata una scelta consapevole dei governi europei quella di tenere in ostaggio per settimane le persone a bordo della Sea-Watch 3. I bracci di ferro politici ci costringono a ospitare a bordo le persone soccorse per diversi giorni, e poi gli stessi Paesi ci accusano di non essere attrezzati per farlo» ha affermato, su Twitter, il presidente della Ong, Johannes Bayer, commentando il controllo in corso sulla nave a Catania da parte di autorità olandesi. «Se facciamo un confronto con gli assetti di soccorso del Governo Olandese - ha aggiunto Bayer - è evidente che nessuna delle loro navi sarebbe adatta a ospitare a bordo, per un tempo prolungato, le persone salvate».

Sea Watch: eseguite le manutenzioni richieste
«Lo stesso vale per qualsiasi altro mezzo, anche preposto al soccorso - ha detto la portavoce italiana Giorgia Linardi - le persone a bordo della Diciotti, erano accomodate in condizioni precarie sul ponte della nave, nonostante si trovassero sulla nave ammiraglia della Guardia Costiera Italiana, progettata per il soccorso in mare e con l’utilizzo di fondi europei». «Abbiamo fatto una serie di manutenzioni a bordo della nave in base alle prescrizioni dalla Guardia Costiera» ha aggiunto Linardi. L’ispezione che le autorità olandesi hanno svolto a bordo della Sea-Watch a Catania, ha osservato l'Ong, è «il secondo accanito tentativo dello Stato di bandiera in meno di un anno: l’esito del precedente, del luglio 2018, ha rilevato che la nave risponde a tutti requisiti imposti dalla sua classe di registrazione».

Torna in mare la Sea Eye
Intanto è tornata ieri notte in mare la nave della Ong tedesca Sea eye (ribattezzata Alan Kurdi, dal nome del bimbo di 3 anni morto nel 2015 durante la traversata nell’Egeo), che ha lasciato nella notte il porto di Palma de Maiorca in Spagna alla volta del Mediterraneo, dopo una sosta tecnica. È l’unica nave umanitaria tornata a perlustrare le acque della zona Sar (Search & Rescue) libica, rimaste totalmente sguarnite dopo lo stop della Sea Watch. Mentre è ancora ferma a Palermo per manutenzione la nave di soccorso Mare Jonio (battente bandiera italiana) della piattaforma di Ong Mediterranea, anche se l’imbarcazione si sta preparando a tornare in nave a fine mese. La Open Arms è invece bloccata nel porto di Barcellona dalla Guardia costiera che non ne consente la ripartenza per motivi tecnici.

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