richiedenti asilo

Migranti, troppe gestioni senza gara: le criticità dei centri di accoglienza straordinaria

di Andrea Gagliardi

Immigrazione in Italia: quali le politiche pubbliche di accoglienza e integrazione?


3' di lettura

Gli oneri sostenuti dal Viminale solo sul fronte sull’accoglienza dei migranti ammontano a oltre 2,5 miliardi. I centri di accoglienza straordinaria (Cas), gestiti dalle prefetture, avrebbero dovuto rappresentare l’eccezione. Ma superano invece di gran lunga il numero dei centri Sprar (il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati gestito dagli enti locali detentore di un’assistenza più qualificata) che al contrario avrebbero dovuto rappresentare la regola. In base ai dati del Def 2018 a inizio aprile 2018 nei Cas erano concentrati 138.504 richiedenti asilo su un totale di 174mila, ossia circa l’80%.

I servizi essenziali offerti
Sono valutate tutte le offerte di posti letto, anche quelle che provengono da cooperative, albergatori o soggetti privati. E dato che questa accoglienza deve costare non più di 35 euro al giorno per persona (nel Def 2018 si parla di un costo medio di 32,5 euro al giorno) si tratta di strutture che in genere offrono servizi essenziali: pulizia, vitto, beni di prima necessità (lenzuola, vestiti ecc.); mediazione linguistica e culturale, una tessera di ricarica telefonica all'arrivo. Ai migranti spetta solo un pocket money di 2,50 euro al giorno. Ma nella relazione finale sul sistema di accoglienza dei richiedenti asilo, datata dicembre 2017 e redatta dalla commissione parlamentare di inchiesta della precedente legislatura, emerge una situazione di monopolio, poca trasparenza e troppi affidamenti senza gara. E anche dal territorio arrivano spesso segnalazioni di strutture inadeguate e di controlli insufficienti sulla qualità dei servizi erogati.

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Le irregolarità rilevate
Il Generale di divisione della Guardia di Finanza, Stefano Screpanti - citato nel documento della commissione parlamentare - in un’audizione svoltasi il 29 novembre 2017, ha parlato di «plurime casistiche di omessa effettuazione delle procedure di gara, pur in presenza dello specifico obbligo normativo, procedendo di contro all’affidamento diretto dei servizi di gestione e accoglienza dei migranti, anche a beneficio di soggetti sprovvisti dei requisiti necessari. Si tratta con tutta evidenza di forme di illegalità contigue fra il settore pubblico e privato, in quanto non realizzabili senza il necessario coinvolgimento dei pubblici funzionari responsabili dei procedimenti».

L’audizione di Cantone
Nel corso delle attività di inchiesta, la Commissione parlamentare ha audìto due volte il Presidente dell’Anac Raffaele Cantone, che ha evidenziato tra l’altro come un ulteriore elemento distorsivo della concorrenza derivi anche dal «ricorso a proroghe delle convenzioni in atto o ad affidamenti diretti per far fronte alle necessità di accoglienza in situazioni di estrema urgenza o emergenza».

Calabria al top per affidamenti diretti
Una pratica, quella dell’affidamento diretto, molto diffusa in Calabria, dove quasi la metà degli affidamenti alle società per la gestione dei Cas sono
diretti (il 49,34%, ovvero 75 casi su 152). Notevole anche il caso del Molise, con il 43,6% di affidamenti diretti. In tutta Italia sono 9.358 le procedure di affidamento, di queste 1.430 (il 15%) sono in forma diretta: una modalità troppo spesso giustificata per fronteggiare le emergenze. Gli squilibri ci sono anche nell'affidamento dei Cas in generale, che avvengono da parte delle varie Prefetture su indicazione del Ministero e sono concentrati in cinque regioni: Lombardia, Veneto, Toscana, Piemonte ed Emilia Romagna da sole raggiungono il 63% dei Cas.

La scarsa qualità dei servizi erogati
Tali centri, di piccole o grandi dimensioni che siano, condizionati proprio dal loro carattere di temporaneità e dalla logica emergenziale che ne ha visto la nascita , «sono quelli che presentano le maggiori problematiche in termini di qualità dei servizi erogati - scrive ancora la commissione - specie di quelli alla persona volti alla informativa legale, alla mediazione culturale ed all'integrazione socio- lavorativa, di idoneità delle strutture e della loro ubicazione e di professionalità e specializzazione degli operatori impiegati».

Il deficit di monitoraggio
«Ciò determina, inoltre - continua la commissione - frequenti situazioni di disparità di trattamento dei migranti per cui, a parità di status giuridico, essi possono essere accolti in condizioni molto diverse, peraltro, con costi a carico dello Stato invariati a prescindere dal livello dei servizi offerti (circa 35 euro al giorno, ndr). I Cas – a differenza delle rete Sprar – sfuggono per definizione a strumenti di programmazione, controllo e monitoraggio, con effetti anche sul piano dell’impatto sociale nel territorio».

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