accetta ultimatum ma contrattacca

Migranti: da Trump a Seehofer, Merkel sotto attacco. Ma non cede

di Angela Manganaro

Horst Seehofer e Angela Merkel

3' di lettura

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha accettato un ultimatum, 15 giorni di tempo per trovare un accordo con gli altri leader Ue sul respingimento dei migranti. Merkel ha meno di due settimane per lavorare fino al vertice europeo del 28 e 29 giugno, nelle prossime ore incontra il premier italiano Giuseppe Conte e il presidente francese Emmanuel Macron. Si presenta ai leader europei più debole ma non arresa alle logiche anti-migranti sempre più pressanti da Roma a Parigi a Washington.

Merkel cede all’ultimatum del suo ministro degli Interni Horst Seehofer che promette ai colleghi di partito riuniti oggi a Berlino di respingere i migranti alle frontiere il giorno dopo il vertice, nel caso in cui non si trovasse un accordo. Il primo luglio, promette Seehofer ai colleghi bavaresi, cambierà tutto. Non proprio, risponde la cancelliera. Merkel dimostra di aver già incassato il blitz in casa dell’alleato-nemico Seehofer perché non cede sulla linea di governo: no, dice, a respingimenti automatici alle frontiere tedesche da luglio.

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La crisi con il suo ministro dell’Interno non sembra superata nonostante la schiarita della mattinata, anzi c’è chi scrive che la cancelliera è alla resa dei conti, si gioca la sua sopravvivenza politica. Merkel guida un governo con la bavarese Csu ma anche con i socialdemocratici di Andrea Nahles che tramite la loro leader fanno sapere che non appoggeranno «automaticamente» un piano che limita l’ingresso dei migranti in Germania. Merkel si ritrova quindi in mezzo ai due partiti alleati che la pensano in modo opposto.

Seehofer ha comunque ceduto qualcosa rispetto allo strappo della settimana scorsa, ha promesso di introdurre le nuove regole in modo graduale e soprattutto ha lasciato cadere l’idea, avversata da Merkel, di respingere i migranti che hanno già fatto richiesta di asilo in uno dei Paesi Ue.

Poche dopo aver risposto a tono al suo ministro, Merkel è attaccata dal presidente americano Donald Trump che non ha mai mancato di manifestarle antipatia. Un attacco clamoroso: il presidente americano, assediato dalle polemiche in casa sui migranti respinti e minori divisi dai genitori, attacca uno dei principali alleati europei sulla stessa questione.

In una serie di tweet Trump dice che gli Stati Uniti devono evitare i problemi sull’immigrazione che affronta l’Europa e critica le politiche sull’asilo della Germania dove il tasso di criminalità sarebbe in aumento (dato falso secondo i media internazionali fra cui il New York Times che hanno commentato le dichiarazioni dalla Casa Bianca).

Non si immagina però un crollo di Merkel, è abituata alle crisi d’estate e ben allenata sui migranti e con Trump. La signora d’Europa per un decennio, la donna più potente al mondo secondo le annuali classifiche americane, ricorda di certo il 2015. Un’estate non meno folle di questa che inizia con lo psicodramma di Aquarius, nave con 629 migranti a bordo sbalzata in cinque porti nel Mediterraneo prima di approdare a Valencia.

Tre anni fa, non ci fu molto tempo per gioire dell’accordo sul nucleare siglato a luglio da Obama, Iran e i leader europei fra cui la stessa Merkel che ora tenta di salvare il salvabile dalla spinta demolitrice di Trump. L’estate 2015 fu l’estate del referendum in Grecia, scatto d’orgoglio di un paese che comunque non evitò l’austerità richiesta dall’Europa. E fu l’estate della grande crisi migratoria in cui Merkel rivelò il suo profondo europeismo.

In quei mesi e contro il suo interesse Merkel fece diventare la crisi migratoria un problema dell’Unione europea non del primo Stato che accoglieva il migrante.

A tre anni da quei summit e dichiarazioni e titoli da emergenza - «alla Ue 400mila richieste di asilo in sei mesi» - Merkel tenne il punto forse anche consapevole che in futuro avrebbe pagato quella scelta. Così è stato.

Alle politiche del settembre scorso Merkel ha perso voti a favore di partiti anti-migranti, xenofobi ed euroscettici (ma resta comunque il politico più popolare nel suo paese come twitta qui in alto un giornalista tedesco). Dopo un lungo travaglio e grosse difficoltà, ha comunque formato il governo del suo quarto mandato che ora traballa proprio sui migranti. Ora è la sua stessa leadership a essere in discussione che bisogna difendere su due fronti, uno europeo e uno interno sempre più inscindibili.

Merkel sa che c’è ben più dell’accordo sui migranti (da rispedire al primo Paese in cui si sono registrati, come chiedono i falchi). «Chiunque conosca l’Europa sa che non è un compito semplice» trovare un accordo, dice Merkel ai giornalisti e dopo l’incontro con colleghi della CDU suo partito ma, ha aggiunto, «il progetto europeo è a rischio e noi abbiamo una responsabilità particolare». Come dicesse agli alleati: prima di far saltare la Ue, pensateci bene.

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