La crisi

Migranti, Ue: via libera a nuove sanzioni alla Bielorussia

L’alto rappresentante per la politica estera Borrell: situazione inaccettabile. Lukashenko pronto a «rimandare i migranti a casa»

Articolo aggiornato il 15 novembre alle 18:27

Crisi migranti: il passo falso di Lukashenko

4' di lettura

Il Consiglio Ue, riunito a Bruxelles, ha ampliato il regime sanzionatorio nei confronti della Bielorussia, per rispondere all’’attacco del presidente Aleksandr Lukashenko alle frontiere con Polonia, Lettonia e Lituania, condotto «strumentalizzando esseri umani a fini politici».

E anche gli Stati Uniti si preparano a varare nuove sanzioni contro la Bielorussia, come affermato dal portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price.

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Il quadro delle sanzioni della Ue è stato modificato con una decisione e un regolamento del Consiglio, che allargano i criteri che regolano l’inclusione nella lista delle persone fisiche e giuridiche sanzionate.

Finora la lista comprende 166 individui e 15 società o enti, colpiti o perché coinvolti nelle repressioni seguite alle elezioni dell’estate 2020, oppure perché ritenuti responsabili del dirottamento del volo Ryanair Atene-Vilnius del 23 maggio 2021, sul quale viaggiava un giornalista inviso al regime Lo scenario di nuove misure punitive era stato anticipato dall’Alto rappresentante per la politica estera della Ue Josep Borrell.

«Ieri ho avuto una serie di telefonate con i ministri polacco, lituano e bielorusso, e anche con il segretario generale delle Nazioni Unite per preparare l’incontro - aveva detto Borrell prima dell’incontro - Al ministro bielorusso ho detto che la situazione è inaccettabile e che va risolta fermando il flusso e i voli» di migranti.

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Borrell: adottato quinto pacchetto sanzioni

Borrell, in seguito, ha sottolineato il fatto che «Lukashenko agisce con forte sostegno della Russia» e ha ufficializzato le nuove sanzioni. «Abbiamo concordato di adottare un nuovo pacchetto di sanzioni, il quinto, che verrà deciso nei prossimi giorni, che riguarda un nuovo gruppo di persone. Ampliando le sanzioni potremmo colpire coloro che sono responsabili dell’attraversamento illegale di migranti». Sulla Bielorussia «continuiamo ad affrontare un’aggressione ibrida contro le frontiere dell’Ue» ha detto Borrell, che ha proseguito dicendo: «Studiamo tutte le opzioni possibili per bloccare il regime dall’attaccare l’Ue e la sua popolazione».

L’Alto rappresentante per la politica estera della Ue ha però anche sottolinea che «le frontiere dell’Unione non sono aperte in modo illimitato» e che «chi non può essere considerato un rifugiato dovrà essere rimpatriato».

Merkel a Lukashenko, necessari aiuti umanitari a migranti

Anche la cancelleria di Berlino ha reso noto il colloquio telefonico fra Angela Merkel e Alexander Lukashenko: nella telefonata sono stati affrontati «la difficile situazione alla frontiera fra Bielorussia e Unione europea e la necessità di aiuti umanitari per i rifugiati e i migranti che si trovano sul posto», si legge in una nota del portavoce Steffen Seibert. Merkel e Lukashenko si sono accordati sulla volontà «di portare avanti lo scambio su questi temi», conclude il comunicato.

Lukashenko: pronti a rimandare i migranti in patria

Le tensioni fra Bruxelles e il governo di Minsk sono esplose dopo che la Bielorussia è stata accusata di trasportare confine con la Polonia centinaia di migranti in arrivo dal Medio Oriente, esortandoli ad oltrepassare i confini con la Ue. L’iniziativa, smentita dal governo bielorusso, viene considerata una rivalsa del presidente Alexander Lukashenko contro le «ingerenze» di Bruxelles sulla sua politica interna, nel mirino dei vertici Ue per le sue derive autoritarie. La Polonia, guidata dal premier nazionalista Mateus Morawiecky, ha chiesto alla Ue di finanziare la costruzione di un muro che «difenda» le sue frontiere dall’afflusso di migranti esteri. I leader comunitari si sono divisi sull’ipotesi, ritrovando una convergenza sulle sanzioni al leader bielorusso.

Lukashenko continua a sostenere che il suo esecutivo «non vuole conflitti al confine» e che le autorità bielorusse stanno facendo il possibile per impedire l’accumulo di rifugiati al confine. Il paese, ha aggiunto, è pronto a rimandare i migranti in patria, «ma loro non vogliono tornare». In precedenza Lukashenko aveva minacciato di bloccare l’afflusso di gas naturale dalla Russi all’Europa, bloccando il gasdotto che scorre nei suoi confini.

Bosnia, prospettiva Ue se resta unita

L’Alto rappresentante per la politica estera della Ue ha poi parlato delle altre aree di crisi, dalla Bosnia all’Ucraina fino al Mali. Proprio in riferimento alla repubblica balcanica che sta vivendo una possibile nuova grave crisi, con le spinte separatiste da parte della componente serba di Bosnia, Josep Borrell ha sottolineato come rimanga «la prospettiva Ue ma deve rimanere unita». Spostando invece lo sguardo sulla situazione in Ucraina, il rappresentante dell’Unione ha definito «preoccupante» il fatto che «le truppe russe stiano lasciando materiale ammassato alle frontiere».

Adesione di Macedonia del Nord e Albania

L’Alto rappresentante per la politica estera Ue ha anche detto di voler vedere avviata la conferenza intergovernativa per l’adesione all’Ue di Macedonia del Nord e Albania entro al fine della presidenza slovena del Consiglio Ue, ossia entro il 31 dicembre.
«Anche se non ne abbiamo parlato oggi vogliamo vedere la prima conferenza intergovernativa sia con la Macedonia del Nord e l’Albania il prima possibile, forse ancora prima della fine di questa presidenza, non farlo avrà un impatto negativo sulla visibilità dell’Ue nell’intera regione», ha affermato Borrell.

Mali, verso sanzioni contro gruppo Wagner

L’Ue ha deciso di adottare «un quadro dedicato per misure restrittive» relative alla situazione nel Mali. Il lavoro verrà «finalizzato presto e ci consentirà di adottare sanzioni contro chi ostacola la transizione. Abbiamo anche toccato il possibile coinvolgimento del Wagner Group: c’è consenso per procedere ed adottare misure restrittive contro questo gruppo» ha detto l’Alto rappresentante in conferenza stampa a Bruxelles a proposito della delicata situazione nel paese africano. A questo riguardo, prosegue Borrell, «una proposta specifica verrà valutata nei gruppi di lavoro e considerata per l’adozione in vista del prossimo Consiglio». Il Gruppo Wagner è una rete di organizzazioni russe che operano nella difesa, fornendo contractors, o mercenari: è legato a Yevgeny Prigozhin, un oligarca noto come ’il cuoco di Putin’. Indiscrezioni su un contratto tra il governo maliano e il Wagner Group circolano dallo scorso settembre.

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