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Mike Bloomberg: «Solo io posso battere Donald Trump»

Primo dibattito televisivo per il miliardario editore candidato con i democratici preso di mira dal fuoco amico dei suoi rivali

di Riccardo Barlaam

Sanders avanti in Nevada, il suo rivale ora e' Bloomberg

Primo dibattito televisivo per il miliardario editore candidato con i democratici preso di mira dal fuoco amico dei suoi rivali


4' di lettura

NEW YORK - «Con il senatore Sanders non c’è alcuna chance di riprendere la Casa Bianca. Solo io posso battere Donald Trump e ho l’esperienza per fare il presidente, io sono stato sindaco di New York, la città con più diversità. Io imprenditore, manager, filantropo». Michael Bloomberg nella sua prima apparizione televisiva, al nono dibattito tra i sei principali candidati democratici per la nomination alle presidenziali non le manda a dire. Com’era prevedibile il miliardario editore è stato investito dal «fuoco amico» degli altri candidati. Nel bene e nel male, è stato il vero protagonista del confronto in diretta Tv che nella serata di mercoledì 19 febbraio ha tenuto incollati davanti al video milioni di americani.

Il 19% di gradimento
Bloomberg è apparso tra i principali candidati anche se il suo nome nei caucus in Nevada del 22 febbraio e alle primarie in South Carolina il 29 febbraio non ci sarà: le regole del partito democratico prevedono che un candidato possa partecipare ai dibattiti televisivi se ha raggiunto in almeno 4 sondaggi nazionali un gradimento che supera la doppia cifra percentuale. Gli ultimi sondaggi dicono che Bloomberg ha il 19% di gradimento, al secondo posto dopo Bernie Sanders che è salito al 33%, davanti agli altri quattro. L’ex sindaco di New York per dodici anni ha deciso di giocarsi il tutto per tutto spendendo finora 400 milioni di dollari (suoi) in pubblicità massive, in attesa del primo «Super martedì», il 3 marzo, quando in palio ci saranno 15 stati e il 40% dei delegati per la convention nazionale dove si nominerà lo sfidante di Trump per le elezioni del 3 novembre.

Scintille con Sanders
Tutti gli altri candidati hanno preso di mira Mike Bloomberg. Uno scontro fiero, con attacchi diretti senza troppi giri di parole. Ci sono state scintille con Sanders, il senatore del Vermont primo nei sondaggi, il candidato che piace ai giovani per le sue politiche radicali che Bloomberg ha definito «il socialista con tre case di proprietà».

Agenda «solo per miliardari»
Sanders ha ricordato le sue politiche discriminatorie quando era sindaco di New York contro le minoranze «che non aumenteranno certo l’afflusso degli elettori il 3 novembre» e ha detto che la sua agenda è solo per miliardari. «Noi stiamo dando voce alla gente che è stanca di essere governata da miliardari, come mister Bloomberg, gente che cerca di espandere le proprie ricchezze, mentre mezzo milione di persone in America dorme per strada stanotte. Forse è il momento – ha concluso – che la classe lavoratrice di questo paese abbia un po’ più di potere a Washington».

«Spendo i miei soldi per mandare via Trump»
Bloomberg ha ribattuto colpo su colpo: «Io sono un filantropo che non ha ereditato il suo patrimonio, ma che ha saputo creare ricchezza. Sto spendendo i miei soldi per cercare di liberarci di Donald Trump: il peggiore presidente che mai abbiamo avuto». Elizabeth Warren, l’altra candidata della sinistra del partito, ha rincarato la dose rinfacciando all’ex sindaco di New York alcune frasi sessiste, le politiche discriminatorie contro le donne nella sua società: «L’obiettivo dei democratici non può essere quello di sostituire un miliardario arrogante con un altro».

Il nodo delle tasse
Si è discettato a lungo se l’accumulo di grandi ricchezze sia anti americano o meno, e se la ricchezza dovrebbe essere tassata in modo più equo. Amy Klobuchar, commentando un tweet di Sanders secondo cui «i miliardari non dovrebbero esistere», ha difeso il capitalismo ma si è detta a favore di una maggiore tassazione sui grandi patrimoni. Sanders ha ricordato che i miliardari pagano meno tasse della middle class: «Gli Stati Uniti hanno una distribuzione immorale della ricchezza». E ancora un altro fendente verso Bloomberg: «Ha più soldi che i 125 milioni di americani più poveri».

Gli anni dello «Stop and Frisk»
Uno scontro a tutto campo con un solo candidato nel mirino, diventato ingombrante prima ancora di finire nelle schede elettorali. Joe Biden ha attaccato Bloomberg sindaco: «Non ha gestito bene la città di New York». Ha ricordato le sue misure in materia di sicurezza, le cosiddette politiche di «stop and frisk» (ferma e perquisisci) «che hanno perseguitato circa 5 milioni di giovani afroamericani e Latinos. Il presidente Obama mi voleva inviare come mediatore per stoppare queste politiche discriminatorie che non condivideva e che sono state una violazione dei diritti civili di milioni di persone».

Socialista vs. miliardario
Pete Buttigieg, l’ex sindaco di South Bend, la città dell’Indiana che ha fatto rinascere nei suoi due mandati, sembra aver perso il «momentum», dopo l’exploit al primo voto nell’Iowa: gli ultimi sondaggi lo posizionano all’8 per cento. Forse per questo motivo anche il giovane Buttigieg, di solito molto corretto nelle precedenti arene televisive con i suoi concorrenti, non ha risparmiato le frecciate a Bloomberg, candidato moderato ingombrante che rischia di togliere consensi a lui, a Klobuchar e a Biden: i centristi dem. «La maggior parte degli americani non sa se deve scegliere tra un socialista che crede che i soldi siano la causa di tutti mali e un miliardario che crede che i soldi gli possono fare ottenere ogni potere. Lasciate che vada avanti qualcuno che vive nella middle class in una città industriale del Midwest. Lasciate che vada avanti qualcuno che è davvero un democratico. Non vorremmo dover scegliere tra un candidato che vuole bruciare il partito e un altro candidato che vuole comprarsi il partito. Possiamo fare di meglio».

Per approfondire:
Da Bloomberg a Trump, chi sta spendendo più soldi nella corsa alla Casa Bianca
Dati economici Usa, rivoluzione a sorpresa: sgambetto di Trump a Bloomberg?

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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