sfilate e fiere

Milan fashion week: il coronavirus frena anche altre nazionalità

Calo confermato al Micam, mentre oggi si aprono le fiere dell’abbigliamento: TheOne, White e Super. Gli showroom si attrezzano per far vedere le collezioni ai buyer bloccati in Cina

di Marta Casadei


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Micam in Wonderland

2' di lettura

Mentre la settimana della moda entra nel vivo, gli operatori tengono gli occhi puntati sul coronavirus e sul suo impatto. Che, al di là delle defezioni dei compratori cinesi – con cui la Camera della Moda ha creato un ponte virtuale, trasmettendo gli show in streaming sulle piattaforme Tencent –, sta coinvolgendo visitatori da tutto il mondo.

A Micam calano gli asiatici, ma anche inglesi e tedeschi
A confermarlo è, tra gli altri, il bilancio dell’89esima edizione di Micam, la fiera internazionale delle calzature, che si è chiusa ieri con una flessione delle presenze del 5 per cento. Un calo già preventivato: «Abbiamo registrato un decremento dei buyer asiatici e un rallentamento dei visitatori inglesi dovuto alle difficoltà nei trasporti, generate per i primi dall’emergenza sanitaria e per i secondi dai fenomeni meteorologici», ha commentato Siro Badon, presidente di Assocalzaturifici e di Micam. A Rho Fiera sono arrivati anche meno compratori tedeschi:«Stanno vivendo una non facile congiuntura economica», precisa Badon.

Un banco di prova per le fiere in partenza
Se ieri si sono chiuse Micam e Mipel, oggi è una giornata importante per le fiere del segmento abbigliamento e accessori: si aprono, infatti, TheOne Milano, dedicata al pret-à-porter femminile, Super e White Milano. Per ora tra gli organizzatori regna un cauto ottimismo: «La nostra unica defezione è stata quella dello stilista cinese Damo Wang, di cui avremmo dovuto ospitare la sfilata, in collaborazione con Camera Moda – spiega Massimiliano Bizzi, fondatore di White, salone della moda contemporary con oltre 500 espositori –. Buyer che hanno annullato le visite? Per ora nessuno,ma da noi non si viene su appuntamento».

Gli showroom stressati dalle defezioni inventano nuove formule
Chi organizza la campagna vendite rispettando un calendario fitto e minuzioso, invece, sono gli showroom dove i compratori scelgono le collezioni e le ordinano. Milano è una delle capitali della moda a maggior concentrazione di showroom internazionali che, di fronte agli effetti dell’epidemia di coronavirus, si stanno attrezzando per raggiungere la Cina virtualmente : «La situazione è critica – spiega Riccardo Grassi, titolare dell’omonimo showroom multimarca con sede a MIlano e Parigi – : noi, per esempio, realizziamo il 40% del fatturato con i mercati asiatici. Per mostrare le collezioni ai buyer cinesi ci siamo attrezzati:  mandiamo le foto dei capi e poi organizziamo delle videochat per mostrare i capi indossati. Abbiamo dedicato una stanza ad hoc a questo showroom che è reale e virtuale insieme».

Defezioni anche da Usa e Taiwan
Riccardo Grassi conferma che non sono solo i cinesi a rinunciare alla presenza alla fashion week milanese: «La paura di viaggiare c’è. Gli americani hanno ridotto i team all’osso: mandano solo le persone indispensabili e sono in calo anche i buyer taiwanesi. In proporzione a Milano abbiamo avuto un decremento di buyer maggiore che finora possiamo riscontrare sugli appunta menti presi a Parigi, nonostante la capitale francese, molto più grande rispetto a Milano, incuta più timore nei viaggiatori ».

Il problema, però, non riguarda solo gli ordini ancora da scrivere: «Al momento c’è molta merce ordinata in precedenza ferma alle dogane. Quindi anche i negozi che non hanno chiuso sono vuoti».

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