il graffio del lunedì

Milan, la grande illusione prima della rimonta del Lecce

I tifosi rossoneri per un tempo ci hanno creduto: che Santo Stefano Pioli, nel giorno del suo 54esimo compleanno, avesse fatto il miracolo di riaccendere la luce al Milan. E invece, dopo un primo tempo scintillante, nella ripresa il Diavolo torna ad essere il povero diavolo di sempre

di Dario Ceccarelli


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2' di lettura

La Grande Illusione. I tifosi rossoneri per un tempo ci hanno creduto. Al famoso Effetto Scossa. E che Santo Stefano Pioli, nel giorno del suo 54esimo compleanno, avesse fatto il miracolo: di riaccendere la luce al Milan. E invece, dopo un primo tempo scintillante, con un Calhanoglu scatenato che segna un gol che neanche Ronaldo, nella ripresa il Diavolo torna ad essere il povero diavolo di sempre facendosi rimontare nel finale dal Lecce. Peccato.

Peccato perchè qualche cosa di nuovo si è visto: più gioco, più coraggio, più tiri in porta, più voglia di lasciarsi alle spalle un periodo da incubo, non solo tecnico ma anche societario e finanziario.

Una grande squadra lo si vede anche da questi dettagli. Da come gestisce una partita, da come mette a frutto la sua superiorità. Dalla sua sicurezza. Se si sprecano cinque palle gol, prima o poi si paga il dazio. Esattamente il contrario di quello che fa la Juventus che, contro il Bologna, vince perché ha un cannoniere che segna (Ronaldo), un regista che suggerisce il gioco (Pjanic) e un portiere come Buffon che all'ultimo minuto toglie da sotto la traversa un pallone quasi impossibile.

Tre episodi che fanno una vittoria. La quinta di fila. Sarri è sicuramente un grande allenatore, un genio della tattica, ma senza quei giganti, hai voglia a inventare moduli e automatismi. Ecco perchè invece la scala a Pioli del Milan è una scala ancora tutta in salita. Non sarà facile risalire anche perché, diciamola tutta, la sfiga sta sempre vicina ai più deboli. Se il Milan avesse chiuso nel primo tempo la partita col Lecce, adesso saremmo qui a riempire di elogi la nuova gestione di Pioli. Ma il bello del calcio sta anche nella sua scarsa scientificità. Non è una scienza esatta. Nei 200 metri il più veloce vince. In una partita di calcio, un dettaglio, un arbitro con la luna storta, può rimescolare tutto.

A proposito di imprevedibilità, bisogna inevitabilmente spostarsi sul fronte interista. Antonio Conte, dopo il 4-3 col Sassuolo, è ancora sotto choc. Febbricitante e senza voce, nonostante l'abbia comunque sfangata, si domanda ancora come sia stato possibile farsi rimontare due gol negli ultimi venti minuti andando completamente nel pallone. Una pazzia da vecchia Inter. Una di quelle pazzie che nel bene e nel male tanto hanno accompagnato la storia nerazzurra. Eppure, nonostante le doppiette di Lukaku e Lautaro, riecco rispuntare i vecchi fantasmi di un tempo che fu. Non ditelo a Conte, potrebbe impazzire anche lui.

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