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Milan, Inter, Juventus: il campionato ritrova le «solite note»

I rossoneri sempre più lanciati, gli uomini di Conte non guardano in faccia nessuno, quelli di Pirlo imparano a vincere: è finita l’incertezza

di Dario Ceccarelli

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(ANSA)

4' di lettura

Forse è solo una fugace impressione, ma qualcosa lassù in vetta si sta schiarendo. O comunque semplificando. Non è detto che anche questo sia merito di Super Mario Draghi (riuscito nell’impresa eccezionale di mettere d’accordo Salvini con Zingaretti, e viceversa ) però anche nel campionato ci sono degli importanti sviluppi che riportano finalmente un po’ di ordine dopo tanti mesi di logorante incertezza. Non se ne poteva più, diciamo la verità, di un torneo dove tutti, perfino il Sassuolo o il Benevento, potevano alzare la voce e mettersi a dettare l’agenda del calcio. E senza nessun rispetto per le competenze di quelle grandi società, come Milan, Inter e Juventus, che sono arrivate in cima dopo tanti anni di faticoso lavoro.

Finalmente si capisce chi comanda

Ma adesso basta con l’anarchia un po’ folle «del tutti possono fare tutto». Anche nel campionato, dopo 21 giornate di pazzia, finalmente si capisce chi comanda. Se prima erano almeno sette-otto le squadre che affollavano l’alta classifica, mandando in tilt le previsioni degli osservatori, adesso la rosa dei candidati allo scudetto si è sfoltita riportando chiarezza e trasparenza dove prima c’era solo uno sciagurato movimentismo. Guardiamo la classifica, dove i numeri parlano chiaro: Milan 49, Inter 47, Juventus 42. Questo è il trio più accreditato nella fuga per lo scudetto. Un trio storico, se vogliamo dire, ma decisamente più strutturato per raggiungere l’obbiettivo tricolore e non sfigurare in Europa dove ci osservano con attenzione.

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Il Milan di Ibra sempre più lanciato

Cominciamo dal Milan, decisamente in testa, e decisamente sempre più lanciato con Ibrahimovic, di doppietta in doppietta, sempre più trascinatore. Per il tenero Crotone (4-0) non c’è scampo: una domenica bestiale. Per il Diavolo invece è un altro giorno in Paradiso. E non solo perchè sta beato sopra tutti. Ma perchè parliamo di una squadra che, un anno fa, all’inizio della pandemia, sembrava destinata ai peggiori bassifondi. Adesso è tutto cambiato. Dalle giacca con le toppe è passata allo smoking. Eppure il Milan viene ancora snobbato, come fosse sempre sul punto di tornare alla mensa dei poveri.
Col Crotone, grazie anche alla doppietta show di Ibra ( che raggiunge 501esimo gol con squadre di club) e quella di Rebic, va via in scioltezza. Certo, il confronto è impari. Però gli scudetti si vincono proprio accumulando punti in queste partite. Che sono facili fino a quando non si complicano. Comunque, mentre continua la sua marcia, il Milan sta recuperando i pezzi migliori della sua argenteria (vedi Calhanoglu).

L’Inter non guarda in faccia nessuno

E l’Inter? La squadra di Conte , seconda a due punti dal Milan, va avanti senza guardar in faccia nessuno. Se ha dei buchi, nell’attesa che Suning trovi altri soci e paghi gli stipendi, li ha solo nel bilancio. Per il resto procede con la sicurezza dei forti. Anche a Firenze tutto le riesce facile con un Barella super e un Hakimi che spariglia. E, quando non segna Lukaku, segna qualcun altro. Insomma, Conte può perfino rilassarsi. Ma solo per un giorno. Perchè martedì c’è di nuovo la Juve in Coppa Italia. E se l’Inter non ribalta il 2-1 di Milano, addio anche a questo trofeo.

La Juve torna a fare la Juve

Infine la Juventus che del trio scudetto è la più blasonata ma anche la più contestata per via del faticoso avvio di Andrea Pirlo, naestro calciatore ma studente allenatore. Qui i progressi, come si è visto nel 2-0 con la Roma, sono evidenti a tutti. Ormai la Juventus è tornata a fare la Juventus: cioè a vincere facilmente con le più deboli. E ultimamente anche con le più forti ricorrendo però al contropiede, cosa abbastanza stupefacente dopo due anni di ribaltoni (Allegri e Sarri) per trovare un gioco meno tattico e più spettacolare. Vero: Ronaldo con i suoi gol (16 in campionato) la toglie spesso dai guai, ma questo è un demerito? Il baricentro è troppo basso e perfino Chiesa deve preoccuparsi più di difendere che di offendere? Pazienza, risponde Pirlo, con un vago guizzo nello sguardo. «Mi chiedete se con la Roma sia stata una vittoria alla Sarri, o alla Allegri? Non lo so. Quello che conta è il risultato», conclude sardonico il tecnico bianconero.

Roma scalzata dal terzo posto

Vuoi dargli torto? No, che non si può. Anche se sembra di risentire Max Allegri quando, a chi lo criticava per il gioco non brillante, rispondeva che lo spettacolo lo si fa al circo. Ma sono vecchie battute che hanno fatto il loro tempo. Nel frattempo la Juve è arrivata al decimo successo su 11 gare nel 2021. E la Roma è stata scalzata dal terzo posto con saluti e baci ai palati fini. Resta un dubbio: che magari le cose in Europa vadano diversamente. E che forse, in questi due anni, alla Juve si è fatto tanto rumore per nulla.

Lazio, bella ma non spicca mai il volo

E dietro? Dietro, al quarto posto, c'è tutta la Capitale. La Lazio, superando il Cagliari col timbro del solito Immobile, continua la risalita dopo i troppi sciali dell’autunno. Ora la ruota gira a suo favore. Alla sesta vittoria consecutiva, può ritagliarsi un posto per l’Europa e forse anche qualche cosa in più. La Lazio è una bella squadra, con un ottimo organico, ma le manca quel pizzico di determinazione necessaria per spiccare il volo. Comunque, nulla è perduto. E magari si è davvero svegliata. Della Roma, sforacchiata dalla Juve, abbiamo detto. Con le grandi proprio non ce la fa. Ci prova, occupa la metà campo avversaria, ma poi non chiude. Come un pugile senza il pugno del ko. Adesso è quarta. Fonseca e Dzeco hanno siglato una tregua. Ma è molto fragile. Proprio come la Roma.

Il lento declino del Napoli di Gattuso

Chiudiamo col Napoli. Ormai per Gattuso butta male. Anche la sfiga, che ci vede benissimo, gli sta addosso come un’ombra sinistra. Le chiacchiere si sprecano. Prima Rino faceva miracoli, adesso è già pronto per l’inevitabile crocefissione che viene prevista dopo le partite con l’Atalanta e la Juventus. Col Genoa, infilzato da una doppietta dell’ex Pandev, il Napoli perde dopo averle tentate tutte. Tiri, pali, traverse: quando entra è troppo tardi. Ora siamo ai titoli di coda anche se la squadra di Gattuso (a un passo dalla zona Champions) non è poi messa così male. Di rilievo invece la rincorsa del Genoa. In otto giornate, da quando è in panchina, Ballardini ha conquistato 17 punti subendo solo cinque reti. Strano che De Laurentiis, coi suoi modi spicci, non l’abbia fatto rapire per sostituirlo con il povero Rino.


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