ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl Graffio del Lunedì

Milan-Juventus: che barba, che noia! Lo 0-0 piace solo all’Inter

Il match di San Siro si chiude a reti inviolate, a beneficio della capolista e anche un po’ del Napoli. Per i nerazzuzzi arriva il momento decisivo

di Dario Ceccarelli

Serie A: l'Inter vince col Venezia, oggi Milan-Juventus

5' di lettura

«Tutto il resto è noia», cantava Franco Califano riferendosi alle fragili illusioni di una improbabile storia d’amore. In questo grigio Milan-Juventus, così brutto da non sembrar vero, non c’è neppure l’ombra di un’illusione. Il sogno infatti svanisce subito. È tutto sbiadito, senza cuore e senza passione. Un equilibrio della paura. Come le schermaglie per il voto del Quirinale. Finisce zero a zero con un lieve vantaggio ai punti del Milan per aver tirato qualche volta in più nella porta bianconera con Leao ed Hernandez. Ma nella sostanza nulla cambia visto che ai punti nel calcio non si vince e che, in chiave di classifica, è il Milan a uscirne più penalizzato. L’Inter infatti allunga a +4 e tra 15 giorni, dopo la sosta della nazionale, arriva il derby. Un derby in cui il Milan, per riportarsi sotto, avrà l’obbligo di vincere, cosa non facile di questi tempi con la squadra di Inzaghi.

L’occasione persa da rossoneri e bianconeri

Se il Milan, raggiunto dal Napoli a quota 49, perde un’occasione, che cosa si può dire della Juventus che fallisce perfino l’aggancio al quarto posto? Il Conte Max dice che tutto sommato è soddisfatto, e parla di partita «maschia e combattuta». Aggiungendo che lo spettacolo è mancato anche per colpa del prato di San Siro. Contento Allegri, contenti tutti. Fossimo nei suoi panni, però, ci domanderemmo come mai in più di novanta minuti la Juventus non è mai riuscita una volta a centrare la porta del Milan. Neanche per sbaglio. Neanche con una conclusione innocua.

Loading...

E qui piovono inevitabilmente altre domande: come mai in una sfida di questa portata Dybala è svanito nel nulla? A cosa serve un giocatore di talento? A fare appunto la differenza. A portare quel valore aggiunto che dovrebbe giustificare le cifre folli che l’argentino e altri molto meno bravi di lui richiedono. Dybala è sparito nel nulla, ma a sua parziale giustificazione va detto che palloni giocabili gliene sono arrivati pochissimi. Per colpa di un centrocampo, quello bianconero, bravo solo a difendere. Tutto il resto, come direbbe ancora Califano, è noia. Non un lancio, non un’apertura filtrante. Non c’è costruzione, non c’è un gioco che porti gli attaccanti in condizioni di fare il loro mestiere, cioè far gol.

La fake news dell’erba di San Siro

L’altra fake news è quella sul prato di San Siro. Vero che non gode di buona salute, vero che è stressato dalle troppe partite di questo ultimo periodo. Ma dire che non si esce dalla propria metà campo per colpa del terreno, è una ulteriore presa per i fondelli. Alla fine, da questa sfida ingloriosa, non ne esce bene nessuno. Il Milan perde terreno dall’Inter e perde anche Ibrahimovic per un guaio al tendine d’Achille destro. La Juve resta dov’è, non approfittando della frenata dell’Atalanta con la Lazio, un altro zero a zero francamente inguardabile anche per le tante assenze. Unica consolazione per Allegri è di proseguire nella striscia positiva. Nove risultati utili di fila testimoniamo certamente un progresso. Ma stiamo parlando della Juventus, non della Salernitana, povero capro espiatorio di un campionato sempre più condizionato dagli infortuni e dalla pandemia .

Chi gode, dopo lo strazio di San Siro, è lìInter che prosegue il suo volo verso lo scudetto. Lo fa però con qualche turbolenza di troppo, come dimostra la sofferta vittoria col Venezia. Una vittoria strappata all’ultimo minuto (colpo di testa di Dzeko) e ancora una volta in rimonta. Che dire? Quando si vince in casa all’ultimo respiro, dopo aver rischiato di perdere, vuol dire solo una cosa: che tutti i santi del calcio stanno dalla tua parte. E che quei tre punti, raggiunti con una vittoria «sporca», saranno ancora più cruciali nella corsa verso lo scudetto.

Inter, panchina lunga e nervi saldi

L’Inter di Inzaghi, ormai, ha due valori aggiunti: il primo è quella della panchina lunga. Una panchina ricca di risorse che permette degli inserimenti che sparigliano le partite più complicate. Pensiamo a Vidal e Sanchez che, entrando, danno una brusca svolta al match col Venezia. O anche a Dumfres che con le sue accelerazioni fa saltare gli equilibri. Da un suo cross, pennellato per la testa di Dzeko, arriva la soluzione per chiudere un sabato più affannoso del previsto. La seconda risorsa dell’Inter è quella dei nervi. Ora l’Inter non è più pazza. E neppure romanticamente bella e inaffidabile. Adesso si muove con la spavalda consapevolezza dei predestinati. Sapendo che prima o poi la sua superiorità verrà premiata. L’unica minaccia, all’egemonia nerazzurra, è la valanga che le sta arrivando adesso: dopo la sosta per la nazionale, le toccherà un mese di fuoco. Dal derby col Milan alla partita con Napoli. In mezzo la sfida con la Roma di Mourinho in Coppa Italia e quella col Liverpool in Champions. Qui le turbolenze non mancheranno. Se verranno superate senza ballare troppo, l’Inter volerà con tranquillità verso lo scudetto.

Tutto facile per il Napoli

Tutto facile invece per il Napoli che liquida i resti della Salernitana con un 4-1 che dice tutto e permette ai partenopei di infilare la terza vittoria consecutiva raggiungendo il Milan in seconda posizione. Una goleada, su una squadra decimata dal Covid, che dà a Lorenzo Insigne l’opportunità di raggiungere Maradona a 115 gol. Bene anche la Roma che supera quasi in scioltezza (4-2) un Empoli arrendevole nel primo tempo ma più caparbio nella ripresa. Sotto di quattro gol (due firmati da Abraham), i toscani sono riusciti a mettere in affanno la squadra di Mourinho come al solito poco abile a gestire il vantaggio. Per la Roma, ora sesta in classifica, un altro passo avanti che bissa il successo sul Cagliari. Comincia male invece la nuova avventura di Marco Giampaolo alla guida della Sampdoria, battuta per uno a zero dallo Spezia. Una brutta partita, decisa da Verde, non certo beneaugurante per i doriani sempre più in picchiata nei bassifondi della classifica.

Sci, nuova caduta per Sofia Goggia

Passando allo sci, non c’è pace per Sofia, malamente caduta nel Super G di Cortina poi vinto da una impeccabile Elena Curtoni. L’infortunio, come già si intuiva dalle impressionanti immagini televisive, è piuttosto serio: una distorsione al ginocchio sinistro con lesione parziale del legamento crociato. «Il problema è riuscire a recuperare per i Giochi di Pechino in programma dal 15 febbraio dove la sciatrice azzurra sarà anche portabandiera. È uno stop che non ci voleva, ma ci proverò cominciando subito la fisioterapia», ha detto la Goggi dopo il responso dei medici. Caparbia e sfortunata. Proprio l’anno scorso per una caduta a Garmisch fu costretta a rinunciare Mondiali di Cortina. Incrociamo le dita. Se la fortuna è cieca, con Sofia la jella ci vede benissimo.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti